Le origini della città di Acri sono state a lungo dibattute tra gli studiosi, e in generale attribuite all’antico popolo degli Osci, soppiantati più tardi dai Bruzi e Lucani.

Il ritrovamento del sito archeologico di Colle Dogna di Acri, da parte del prof. Giuseppe Palermo, avvenne nel 1996. In seguito egli fondo’ l’ACRA (Associazione Culturale per la Ricerca Archeologica). Gli scavi in Acri (sito archeologico di Colle Dogna) furono iniziati nel 1998 dalla Soprintendenza archeologica della Calabria, Ufficio Scavi di Sibari, d’intesa con la cattedra di Protostoria Europea dell’Università “La Sapienza” di Roma. Essi hanno permesso il rinvenimento di un insediamento umano sulle pendici occidentali del Colle Dogna, nel centro urbano, accanto all’Istituto T.C.G.T. “G. Falcone”. I reperti più antichi rinvenuti, sono stati datati all’inizio dell’Eneolitico (3500-2800 a.C.), con somiglianze alla facies di Laterza, mentre i più recenti sono riconoscibili quali manifestazioni dell’Età del bronzo antico (2800-2100 a.C.), simili per alcuni aspetti alla facies di Cessaniti-Capo Piccolo, e quasi identici alle facies di Palma Campania.

A tal proposito si propone un estratto dalla XXXVII Riunione scientifica della Preistoria e Protostoria in Calabria:

«L’evoluzione del deposito può essere così riassunta: al di sopra di una potente serie di livelli colluviali, con scarsissimi indizi di antropizzazione, compaiono chiare tracce di frequentazione e di insediamento (complesso inferiore); dopo l’abbandono dell’abitato si assiste ad un nuovo scorrimento dal monte, che, con il degrado dei piani di occupazione formano l’Unità Stratigrafica 8. Nell’Unità Stratigrafica 10 è riconoscibile una pausa dei piani di frequentazione e di occupazione non meglio definibile, quindi il sito in oggetto si rileva ad una nuova forma di frequentazione risultante in depositi secondari, di origine prossimale (complesso superiore). Alcuni indizi fanno pensare a reperti di origine funeraria, ma non può essere esclusa la pertinenza abitativa continuativa»

Gli archeologi così la evidenziano nella loro descrizione:

Il sito ha messo in luce il primo abitato all’aperto del Bronzo antico nella provincia di Cosenza;
Non è accertata, ma è abbastanza verosimile, una continuità di insediamento fra l’Unità Stratigrafica 9 e la 6; in questo caso ci troveremmo di fronte ad un centro, almeno parzialmente coevo[1], a quello della Sibaritide, ma in anticipo rispetto ad esso all’inizio della sua occupazione;
Il quadro culturale complessivo dei siti sembra alquanto diverso da quello noto per la Sibaritide, ma con legami stretti con la Campania, Basilicata e Puglia da una parte, e le Isole Eolie dall’altra.
Nel 2002, nella località di Policaretto, nel comune di Acri, a circa 10 km dell’attuale centro storico[2], a seguito di una segnalazione dell’Archeoclub d’Italia, venne identificato un secondo sito.[3] I due insediamenti sono posti un di fronte all’altro, e, sul vasto pianoro che si estende per varie decine di ettari sulla dorsale a Sud-Ovest del fiume Mucone, sono stati rinvenuti materiali identici a quelli di Colle Dogna, ma in quantità enormemente superiore, e forse, secondo gli esperti, addirittura più antichi. L’estensione dell’insediamento doveva essere notevole, comprendendo diverse cime collinari in prossimità dei fiumi, Mucone e Cieracò di Acri.

A seguito della segnalazione, ebbe inizio, nel luglio 2002, una terza campagna di scavi nelle località Policaretto e Gastia, frazioni di Acri, grazie al finanziamento della Fondazione culturale Vincenzo Padula.

Tra i rinvenimenti sul sito, nei saggi di scavo del luglio 2002, nelle frazioni di Piano del Barone, Policaretto, Gastia e Valle del Mucone, si segnala il ritrovamento di forni per la lavorazione della ceramica, di vasellame di tipo bruzio e i resti di una villa romana, datati al II-I secolo a.C. Altri ritrovamenti nel territorio riguardano punte di freccia in ossidiana e selce, frammenti di ceramica locale, osca o bruzia, resti di ceramica greca arcaica del tipo Kylix a vernice nera in stile protogeometrico, oggetti in bronzo di piccole dimensioni, e infine varie monete greche[4], ora in custodia al Museo archeologico nazionale della Sibaritide.

A tal proposito l’archeologo il prof. A. Vanzetti scrive sul sito di Colle Dogna

«… Il secondo sito è un deposito, pluristratificato, con significativa stratigrafia comprendente livelli inferiori del tardo Neolitico, intermedi Eneolitici (comprendenti resti di strutture abitative) e superiori del Bronzo Antico avanzato in graditura secondaria»

(Scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, Cattedra di Protostoria Europea, anno di riferimento 2002)