Libera Associazione Cittadini Acresi

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Riflettori mai spenti sulla sanità Acrese

Le sorti dell’ospedale di Acri vivono uno stato di incertezza, per effetto del decennale piano di rientro della sanità calabrese che ha visto l’alternarsi di commissari e manager aziendali, che hanno ottenuto il solo scopo di portare ad un forte ridimensionamento ed un peggioramento dei L.E.A., con un aumento del deficit della spesa sanitaria. Cronica è ormai la cosiddetta emigrazione sanitaria, che produce una spesa annuale di oltre 300 milioni di euro. Come associazione per la difesa dei diritti dei cittadini e degli ospedali montani calabresi, unica sul nostro territorio, siamo da anni impegnati nel tenere sempre accesi i riflettori sul nosocomio acrese: manifestazioni, consigli comunali aperti, incontri con cariche politiche e sanitarie, territoriali e regionali. In diversi incontri avuti con il Responsabile sanitario del P.O di Acri, al quale abbiamo consegnato una considerevole documentazione su come far ripartire le attività ospedaliere. Abbiamo accolto con favore l’avvio dell’ambulatorio di Oncologia, unico servizio a funzionare in maniera efficiente. Purtroppo, però, dobbiamo constatare che altri reparti e servizi dell’ospedale cittadino sono fermi al palo, come ad esempio la RMN, che, dopo un avvio un po’ travagliato, oggi è ferma per motivi che non conosciamo, oppure la Chirurgia e le attività ad essa connesse. Inoltre, le molte altre richieste ad oggi avanzate dalla LACA non hanno avuto seguito. Abbiamo più volte chiesto l’adeguamento della dotazione organica, ovvero quello che è previsto negli atti aziendali e nei decreti commissariali. Questi atti prevedono per l’ospedale di Acri 5 anestesisti, 5 chirurghi, 5 medici di pronto soccorso più il responsabile, il primario di Medicina, l’istituzione del nuovo reparto di Lungodegenza, la realizzazione di 3 postazioni OBI in Pronto Soccorso, l’aumento di 4 posti di dialisi. Le altre nostre richieste sono quelle di natura organizzativa come: una reperibilità notturna dei ginecologi, l’adeguamento della dotazione organica generale in vista di pensionamenti, l’apertura delle liste di attesa di tutte le prestazioni prenotate dal CUP. Il punto più importante, che abbiamo anche portato all’attenzione del commissario Cotticelli, è quello di rimodulare le attività chirurgiche con una nuova concezione di lavoro, facendo ripartire gli interventi di sala operatoria a bassa e media intensità di cure (ernie – colecisti – laparocele ecc.), per l’intera settimana, da lunedì a sabato con una rotazione di specialisti in regime ricovero ordinario e di day surgery nel reparto di chirurgia. Si potrebbero realizzare interventi specialistici del tipo: chirurgia della mano, endoscopia urologica, endoscopia digestiva, ginecologia mini invasiva, dermatologia oncologica con l’ausilio dell’ambulatorio oncologico. Fare ripartire le attività chirurgiche equivale a far ripartire l’ospedale nel suo insieme. Oggi però ci ritroviamo un reparto di chirurgia ed una sala operatoria fermi, una RMN che non esegue prestazioni e prenotazioni, le attività di laboratorio analisi ridotte con l’obbligo della prenotazione tramite CUP, mentre fino a giugno le prenotazioni erano libere, tutto il contrario di quello che avevamo chiesto per le liste di attese per le diverse prestazioni. Facciamo ancora una volta appello al buon senso del direttore sanitario e dell’amministrazione comunale, perché portino le richieste dei cittadini nelle sedi opportune, che chiedono solo di potersi curare dignitosamente nel proprio ospedale, unico baluardo pubblico e istituzionale rimasto. Accogliamo con favore l’emanazione del decreto commissariale n.135, con il quale si autorizza l’assunzione di 429 unità tra personale medico, infermieristico ed ausiliario per sopperire alla cronica mancanza di operatori sanitari a livello regionale. Questo decreto non riserva nessuna assunzione per Acri, e non basta, poiché le unità da assumere sono dell’ordine delle diverse migliaia. Lotteremo affinché nella nuova riorganizzazione della rete ospedaliera calabrese, partendo dall’attuale stato di ospedale di area disagiata, Acri dovrà essere inserito in una nuova rete ospedaliera cioè per acuti. Ci opporremo ad eventuali scelte calate dall’alto come un Ospedale ridimensionato (PPI o CAPT), inutile ed inefficiente dal punto di vista sanitario. L’ospedale acrese è nato per ospitare reparti di degenza e di cura, non per gli ambulatori, che hanno pure la loro importanza ma che devono essere collocati in altre realtà.

Il monito del passato come esempio per il futuro.

Abbiamo esposto all’Amministrazione Comunale le ragioni tecniche per le quali non vogliamo un ecodistretto ad Acri, ed alla luce dei fatti, pare siano state prese in considerazione, visto che poco più di due settimane orsono il Sindaco ha cambiato rotta sulla candidatura di Acri ad ospitare l’ecodistretto. Ma, poiché l’iter per la realizzazione delle discariche e dell’ecodistretto della provincia di Cosenza è ancora lontano dall’essere concluso, come cittadini siamo vivamente preoccupati, che nel silenzio di tale azione, questo non venga poi riproposto sotto altre forme o calato magicamente dall’alto. Questa affermazione vuole essere una provocazione, in quanto da troppo tempo siamo abituati a vedere mostri di questo genere essere riproposti con forme e sfaccettature diverse, ma con identica sostanza. Vogliamo spiegarci meglio ripercorrendo una breve cronistoria amministrativa acrese, dal 2000 in poi. La prima giunta Tenuta propone il primo eco “mostro” da far digerire alla popolazione ed a tutto il Territorio Acrese, trattasi della cosiddetta “Isola Ecologica”, un’area che nelle intenzioni doveva servire a raccogliere “ecologicamente”, rifiuti dalla raccolta differenziata, ingombranti e di altra natura, in nome di una cospicua ricaduta in posti di lavoro, senza riuscire a realizzarla. E’ la volta della giunta Coschignano, che, sempre per ragioni ecologiche”, realizza l’Isola Ecologica a 6 Km dal centro cittadino in località Vammana, visto che nell’area industriale Gastia, dove doveva sorgere, esistono dei vincoli idrogeologici e con alto rischio di percolazioni, salvo dimenticarsi di asfaltare la strada di accesso e rendendola praticamente inservibile alla popolazione. E’ la volta dell’amministrazione Trematerra, la quale profila all’orizzonte l’ecologissima centrale a biomassa, un mostro che brucia di tutto, soprattutto i boschi della Sila, il tutto offerto magnanimamente ed ecologicamente (ovviamente) per risollevare la martoriata economia acrese. Arriviamo ai giorni nostri e viene ci chiediamo: chi era favorevole allora lo è anche oggi, perché?Forse siamo noi cittadini ed essere poco illuminati e lungimiranti? Perché ogni amministrazione intravede nel “danneggiare” il territorio un’opportunità di lavoro, a chi può giovare questo? Noi cittadini siamo preoccupati dall’attività che taluni spacciano per progresso. Troppo spesso occasioni di sviluppo si sono rivelate effimere lasciando di contro un territorio irrimediabilmente contaminato: le zone industriali abbandonate della Calabria ne sono testimonianza. Lo sono anche le inchieste legate al traffico di rifiuti ed alla gestione di certi impianti industriali, tutto questo al netto delle problematiche legate alla sicurezza degli impianti stessi. Noi non abbiamo posizioni preconcette a prescindere, ma ci basiamo solo ricerche e dati scientifici, che mettiamo a disposizione di chiunque voglia approfondire il tema del riciclo dei RSU.

Ecodistretto

Come associazione per la difesa dei diritti dei cittadini, stiamo seguendo la vicenda “ecodistretto” documentandoci sotto ogni aspetto, valutandone vantaggi e svantaggi. Per questo, quando, nei giorni antecedenti ferragosto, siamo stati invitati come Direttivo ad incontro, voluto dal Sindaco Capalbo, al quale erano presenti anche il presidente del consiglio, Mario Fusaro ed il vice sindaco Rossella Iaquinta, siamo stati ben felici di partecipare. La discussione lunga e articolata è stata improntata all’insegna dello scambio di dati e punti di vista tra amministrazione e cittadini. Gli amministratori hanno precisato che la candidatura di Acri è solo “informale” e che occorrerebbe una delibera di consiglio ed un referendum cittadino per ratificare ufficialmente il sito acrese. E’ stato illustrato l’iter seguito che ha portato la candidatura di Acri ad ospitare il secondo “ecodistretto” della provincia di Cosenza, per la quale  sono stati forniti  copie della documentazione tecnica ed amministrativa nonché le comunicazioni intercorse con gli enti preposti. I membri della LACA, dal canto loro, hanno illustrato, attraverso i propri tecnici, le criticità connesse ad un siffatto impianto di riciclaggio dei rifiuti, nonché la sua collocazione sul territorio acrese in una zona di per se ad elevato rischio idrogeologico e vicino al centro abitato. Al Sindaco, abbiamo espresso le nostre perplessità alla realizzazione di un impianto di trattamento dei rifiuti sul territorio acrese, osservazioni da lui recepite, tanto da manifestare forti perplessità sul procedere ad una candidatura ufficiale di Acri. Dall’analisi della documentazione tecnica ed amministrativa fornitaci, traspare chiaramente la notizia che un ipotetica candidatura di Acri ad ecodistretto, era già conosciuta da gennaio 2018, anche tramite una relazione a cura dell’ass. Iaquinta letta in consiglio comunale a luglio 2018. Non comprendiamo, pertanto, la sorpresa di molti consiglieri comunali, i quali dovevano portare a conoscenza della popolazione la problematica. Evidentemente risultavano abbastanza distratti di fronte a fatti seri ed importanti che riguardano il nostro martoriato paese, salvo poi indignarsi, facendone una bandiera politica di fatti conosciuti, ma tirati fuori ad arte forse per questioni di visibilità personale. Precisiamo che la LACA era ed è sempre stata sfavorevole a qualsiasi trattamento dei rifiuti sul territorio di Acri, posizione espressamente dichiarata all’incontro con il Sindaco, il quale ha lasciato intendere l’intenzione a non voler più procedere, per motivi tecnici e logistici, ad una candidatura ufficiale di Acri; che ricordiamo è stata solo informale. Auspichiamo perciò, che l’Amministrazione mantenga fede a quanto si è detto nell’incontro, altrimenti nostro malgrado la LACA, come da statuto scenderà in piazza per la difesa del nostro territorio. Siamo consapevoli della problematica relativa alla questione rifiuti, e crediamo che ogni comune o comprensorio debba avere una propria autonomia decisionale in tal senso, nonché dover gestire tutto il ciclo dei rifiuti per la realizzazione dell’economia circolare. Siamo sempre a disposizione per eventuali suggerimenti e per trovare soluzioni di sviluppo.

Presidio ospedaliero di Acri

Come cittadini acresi e come membri dell’associazione LACA, da anni impegnata nel cercare di rilanciare il nosocomio acrese, abbiamo espresso la nostra soddisfazione per il rendiconto dell’ambulatorio di oncologia, in un anno di attività, evidenziando la qualità ed il numero elevato di prestazioni offerte, con un tempo di attesa pari allo zero. Accanto a questa attività si aggiunge il servizio di RMN, apparecchiatura di grande utilità diagnostica, che, grazie all’impegno del primario radiologo dello spoke Corigliano-Rossano, dott. Giusti, ed ai suoi collaboratori, sta funzionando bene questa con liste di attesa che non superano i 15 giorni. Prestazioni, però, erogate con un sistema di prenotazione macchinoso, visto che occorre rivolgersi direttamente alla Radiologia e non direttamente al CUP. Avevamo chiesto al nuovo responsabile sanitario, dott. Giacomo Cozzolino, di risolvere questa anomalia, ma ancora non è stato fatto. A questo aggiungiamo la nostra insoddisfazione derivata dal fatto che dopo circa un anno e mezzo, dopo diversi incontri avuti con il dott. Cozzolino, a tutt’oggi ben poco o quasi niente è stato realizzato del DCA64/2016. Il decreto del commissario Scura prevedeva una serie di trasformazioni che andavano verso una ottica di miglioramento del funzionamento per gli ospedali di area disagiata. Prevedeva il completamento della dotazione organica con 5 anestesisti, 5 chirurghi, 6 medici di medicina con 1 primario di struttura complessa, un pronto soccorso autonomo con 5 medici, il Day Surgery per le attività di chirurgia, un reparto di Lungodegenza con 20 posti letti, ed in aggiunta, la realizzazione di 3 postazioni OBI (Osservazione Breve Intensiva) di Pronto Soccorso. Abbiamo più volte chiesto di potenziare le prestazioni ambulatoriali (ECG, ecografie, visite urologiche, ecodoppler, holter, ecc.), per poter abbattere le liste d’attesa. Abbiamo anche chiesto di far ripartire le attività chirurgiche con un multidisciplinare, con la sala operatoria impegnata tutta la settimana (urologica – ortopedica – vascolare – ginecologica dermatologia oncologica – endoscopica). Abbiamo chiesto, visto il buon andamento dell’operato dell’ambulatorio di oncologia, di poter avviare la terapia oncologica confezionata con dei locali idonei alla somministrazione. Richieste rimaste tutte senza seguito, per questo noi della LACA non vediamo un futuro roseo per la nostra struttura ospedaliera. Aspettiamo fiduciosi l’insediamento del nuovo direttore generale dell’ASP di Cosenza per instaurare un rapporto di collaborazione, visto che con il precedente direttore generale dott. Mauro non è stato possibile. Auspichiamo che il commissario alla sanità Cotticelli, dopo il nostro incontro presso la cittadella regionale, attenzioni gli ospedali di zona montana, per il loro posizionamento oro geografico, di disagio viario e di servizi, affinché siano garantiti i livelli di assistenza.

Comunicato stampa Ambulatorio oncologia

Lo scorso maggio, durante una conferenza stampa voluta dal dott. Sisto Milito, responsabile dell’ambulatorio di oncologia dell’ospedale di Acri, alla quale siamo stati invitati come associazione, sono stati diffusi i dati relativi all’attività che l’ambulatorio di Oncologia ha svolto nel primo anno di esercizio. Sono state circa 1500 le prestazioni registrate dal servizio CUP, che arrivano ad oltre 2000 tenendo in considerazione le collaborazioni con associazioni presenti sul territorio acrese in attività di screening, soprattutto in campo senologico. Le zone di provenienza degli assistiti hanno riguardato in prevelenza il nostro territorio e quello paesi limitrofi, anche se non sono mancati quelli provenienti da regioni vicine come Puglia e Basilicata. Un risultato ragguardevole, considerato anche il fatto che l’ambulatorio è rimasto aperto 3 giorni a settimana. Le prestazioni erogate sono state diverse: ecografie all’apparato urogenitale, la cute e sottocute, la tiroide, la senologia,  l’ago aspirato, oltre alle visite oncologiche generiche. A queste si sono unite le collaborazioni con altri specialisti e servizi all’interno dell’ospedale di Acri, come la Radiologia e la Chirurghia, nonché il laboratorio analisi. L’interazione e l’ottimizzione di questi servizi ha permesso ai pazienti di avere risposte in tempi brevi, evitando loro inutili tempi di attesa e viaggi in altre strutture sanitarie, anche fuori regione. Il dott. Milito si è soffermato sulla necessità della prevenzione in campo oncologico, soprattutto per la senologia, sottolineando l’importanza dell’istituzione del registro tumori da parte dell’ASP per determinate patologie tumorali, come quello alla mammella. Come associazione esprimiamo tutta la nostra riconoscenza e soddisfazione di questa nuova attività svolta in questo primo anno di ambolatorio di oncologia guidato dal dottor Sisto Milito, persona preparata e sempre disponibile ad aiutare chi soffre. Il successo dell’ambulatorio di oncologia, oltre ad evindeziare la bravura di tutti gli operatori sanitari che vi operano, dimostra che anche in Calabria può avere servizi sanitari efficienti e che essi vanno tenuti il più vicino possibile alla popolazione. E’ necessario quindi potenziare questo servizio, con l’acquisto di un mammografo di ultima generazione per la diagnosi e prevenzione delle patologie e con la promozione dell’esecuzione della terapia oncologica presso l’ambulatorio di Acri. Invitiamo dunque i vertici aziendali e locali, le forze politiche ma anche tutti gli operatori sanitari e i cittadini a sostenere questa iniziativa, affinché si possa realizzare un servizio specialistico nel nostro territorio. Esso dovrà necessariamente essere inserito in un più ampio progetto, inserito magari in una struttura complessa come il reparto di Medicina, guidato con un primario in grado di cogliere l’opportunità che oggi si prospetta e che potrà essere un elemento di rilancio per la sanità acrese ma soprattutto aziendale. Tutto nella prospettiva di alleviare qualche sofferenza a chi è colpito da certe patologie.

Ospedale di Acri

E’ ormai un lustro di impegno constante da parte di un comitato di cittadini prima, e una associazione poi, in difesa della sanità ad Acri. Anni di battaglie, in cui più volte sono avanzate proposte per il rilancio dei servizi sanitari sul territorio, per far sì ci si possa curare in modo dignitoso e avere prestazioni di qualità. Per il raggiungimento di questo obiettivo, abbiamo chiesto e ottenuto un incontro con una delegazione di parlamentari 5 stelle, gli on.li Sapia e Frociniti e la sen. Abate, lo scorso 3 novembre.

Dall’incontro e dall’ispezione presso l’ospedale cittadino che ne è seguita, è risultato evidente la situazione disastrosa in cui versa la sanità in Calabria, ed in particolare ad Acri, causata da anni di mala gestione, dallo sperpero di risorse, che ha visto privilegiare la sanità privata a discapito di quella pubblica.

Per noi i responsabili di questo sfacelo vanno ricercati tra chi poteva fare e non ha fatto, e chi oggi ha ruoli direttivi e di controllo. Il presidente Oliverio, che aveva giurato di incatenarsi davanti al ministero a Roma; il commissario Scura, che tutto a fatto salvo adottare misure favorevoli per le zone disagiate di montagna; il direttore generale Mauro che nel consiglio comunale aperto di più di un anno fa, ha proferito le proverbiali “promesse da marinaio”; il sindaco Capalbo, che ha detto che “la salute viene prima della politica” e che avrebbe fatto tutto il possibile per questo territorio, perfino mettersi a capo di un corteo di cittadini e marciare verso la regione!

Purtroppo a tutt’oggi viviamo in una fase di stallo in cui è stato realizzato poco o nulla di quanto promesso: eccezion fatta per l’ambulatorio di Oncologia che funziona in maniera eccellente.

Eppure le proposte ci sono, le stesse che abbiamo presentato ai parlamentari 5 stelle. Quelle a breve termine sono l’immediato rilancio della chirurgia multidisciplinare, con l’assunzione di medici chirurghi e anestesisti, l’apertura del reparto di Lungodegenza, riattivazione dei servizi di radiologia TAC e RM.

Altre proposte a medio e lungo termine sono in cantiere, ma la politica locale, invece di ascoltare la voce dei cittadini fa demagogia e cerca di nascondere “la polvere sotto il tappeto”. Una politica sorda e miope, che non ascolta il lamento della popolazione che chiede servizi sanitari efficienti e che non vede il disagio dei cittadini. A questi ultimi, non resta altro che vedere come organizzarsi e decidere il da farsi per far valere i propri diritti.

Libera Associazione Cittadini Acresi

Work in progrss

La Libera Associazione cittadini Acresi nasce nel 2015 da un gruppo di persone che non vedendo rispettati i propri diritti decidono di scendere in campo per la difesa degli stessi, prima con la costituzione di un comitato spontaneo, poi in seguito trasformatosi in associazione.

Il confronto tra associazioni: la sintonia tra L.A.C.A. e “Sanità è Vita” ONLUS.

Il giorno 13 settembre scorso, si è tenuto un incontro tra la Libera Associazione Cittadini Acresi e l’associazione ONLUS “Sanità è Vita”, due associazioni no profit impegnate da anni a difesa degli ospedali dei loro comprensori, la Presila ed il Tirreno cosentini. All’incontro, al quale erano presenti i presidenti, Toscano e Cozza, oltre ad alcuni membri dei rispettivi direttivi, si è discusso dell’attuale situazione in cui versano gli ospedali di Acri e Praia a Mare, nonché delle iniziative da intraprendere per il loro rilancio.

L’ospedale di Praia a Mare, ridotto a Centro di Assistenza Primaria Territoriale (CAPT) per effetto del piano di rientro, con l’ultima sentenza del Consiglio di Stato n. 1153/2017, che ha nominato un commissario ad acta per dare esecuzione al giudicato della sentenza n. 2576/2014, deve essere ripristinato con i servizi ed i reparti che aveva in precedenza alla chiusura. “Risulta prioritario – hanno affermato gli esponenti dell’associazione “Sanità è Vita” – il ripristino della sala operatoria ed pieno il recupero della funzionalità del presidio di PS”. Si è evidenziata anche l’anomalia della RM, istallata oltre un anno fa, ma non operativa per mancanza di personale.

“L’ospedale di Acri, – affermano i componenti della LACA – punto di riferimento nella provincia cosentina prima del piano di rientro, è passato da 120 posti letto a non più di 50, e da ospedale per acuti a quello di area disagiata, con la perdita di reparti e di competenze acquisite in oltre 30 anni di attività”.

Entrambe le associazioni concordano sul fatto che il piano di rientro, ha fatto sì che venissero applicate per lo più le parti negative dei decreti commissariali e di rado quelle in cui era previsto un miglioramento dell’offerta sanitaria.

“Nella riorganizzazione della rete ospedaliera, non sono state tenute in considerazione le peculiarità dei territori, col risultato che i calabresi non si possono più curare dignitosamente, e in molti sono costretti ad andare fuori regione”. “Risulta necessario – continuano i componenti delle associazioni – eliminare la tipologia di ospedale di area disagiata, inserendo a pieno titolo entrambi i nosocomi nella rete ospedaliera regionale tramite la rimodulazione dell’offerta sanitaria”. “E’ ormai evidente che l’attuale modello HUB–SPOKE adottato è risultato fallimentare, non in grado di garantire assistenza adeguata ai cittadini calabresi.

Gli Ospedali di area disagiata come Acri e Praia a Mare inseriti nella rete degli ospedali per acuti potrebbero invece eseguire prestazioni di media – bassa intensità di cure, in modo da non gravare sugli Hub e Spoke di riferimento ormai al collasso.

I rappresentanti delle associazioni, infine, di comune accordo fanno appello alla politica locale (sindaci e presidente regionale) e nazionale (deputati, senatori e ministro della Salute), affinché ridiano ai calabresi la dignità di curarsi nel proprio territorio, con l’adozione di un nuovo modello di rete ospedaliera efficiente e funzionale.

A conclusione dell’incontro, sono state definite le prossime iniziative da intraprendere in maniera unitaria, per far sentire la voce dei cittadini ed il disagio che essi stanno vivendo.

Cambiano gli orchestrali, ma la musica rimane la stessa!

Apprendiamo con estrema preoccupazione che, dal primo di ottobre prossimo, i servizi del poliambulatorio di via Julia saranno spostati progressivamente presso il P.O. “Beato Angelo”.

Come associazione a difesa dell’ospedale cittadino, siamo stati sempre assolutamente contrari a questa soluzione perché non funzionale e soprattutto deleteria per la struttura ospedaliera: l’ospedale deve essere ospedale! A tal proposito, avevamo avuto rassicurazioni da parte del DS Cozzolino, sull’intenzione di stipulare un accordo con il commissario straordinario di Calabria Verde, sullo spostamento temporaneo degli ambulatori presso i locali di piazza San Domenico ad Acri, ma evidentemente manovre politiche, tra l’amministrazione comunale, provinciale (ASP) e regionale, di cui non cogliamo il senso, stanno facendo sì che vengano adottate soluzioni con effetti deleteri per il futuro del nosocomio acrese. La presenza degli ambulatori specialistici, non garantirà in alcun modo il miglioramento delle prestazioni ospedaliere, in quanto sono di natura diversa. Infatti, gli specialisti hanno contratti di consulenza per un giorno a settimana, per metà giornata, solo per visite programmate, quindi è impensabile possano dare una qualsiasi miglioria concreta alle prestazioni ospedaliere con queste modalità.

Altro punto dolente è la gestione degli spazi all’interno dei locali dell’ospedale: si avrà inevitabilmente una commistione tra pazienti ricoverati, i loro familiari, consulenti e pazienti esterni che accedono agli ambulatori.

Per noi, la destinazione “naturale” del terzo piano dell’ospedale è quella di ospitare il servizio di riabilitazione che dovrà affiancare il reparto di Lungodegenza con 15 posti letto, la cui realizzazione, come già stabilito nel decreto commissariale e nell’atto aziendale, non può più attendere.

La parola d’ordine sembra sempre la stessa: “a costo zero”. Infatti, per poter spostare gli uffici comunali da palazzo Gencarelli, inagibile, prevedendo una sede temporanea che magari diventi definitiva, senza spendere soldi. Quale destinazione migliore del poliambulatorio di via Julia, dopo averlo adeguato sismicamente? Ma per far ciò occorre spostare gli ambulatori altrove, e tenerli lì a tempo indefinito.

E’ ormai evidente che l’intenzione degli amministratori locali è stata sempre quella di far rimanere il poliambulatorio all’interno dell’ospedale, come peraltro ribadito in campagna elettorale, con la creazione dell’improbabile “cittadella della salute” frutto di un’idea distorta, partorita da chi non ha a cuore le sorti del nostro ospedale, ma solo ambizioni personali. A nulla sono valse le nostre richieste a questa amministrazione, da un anno a questa parte, a partire dal consiglio comunale aperto del 2017, per far sì che il nostro ospedale non diventi una RSA come invece rischia seriamente di divenire, con questa politica. A che servono sindaco, consiglieri e assessori, se occorre solo gestire l’ordinaria amministrazione senza una reale impronta che serva a rilanciare con coraggio il nostro ospedale, nonché il nostro territorio?

Facciamo appello alle forze politiche di minoranza, a tutte le associazioni, ed ai cittadini, affinché non assistano inermi al depauperamento definitivo del nostro nosocomio.

Chiediamo, infine, al DS dott. Giacomo Cozzolino, di rispettare gli impegni presi ed opporsi con ogni mezzo a chi vuole affossare ulteriormente l’ospedale.

Noi saremo sempre dalla parte di chi vuole difendere realmente i servizi sanitari sul nostro territorio.

Ieri uniti ai cittadini nella protesta… oggi tutti nascosti dietro l’O.S.L.!

Sono ormai oltre 4 anni che la Libera Associazione Cittadini Acresi, nata in difesa dei diritti dei cittadini, chiede, in linea con la vigente normativa, di vedere tutelati gli interessi degli acresi in merito alla dovuta riduzione di TARES 2013 e TARI 2014. Ad oggi, nostro malgrado, nonostante la manifestazione che ci vide tutti uniti in piazza per le suddette gabelle, nulla è stato fatto per portare ad equità quanto legittimamente chiesto alla giunta Tenuta prima, al Commissario Prefettizio poi, ed oggi all’Organismo Straordinario di Liquidazione e all’attuale Amministrazione, che non preme sull’Organismo anzi detto per vedere giustizia di noi cittadini vessati.

Durante la protesta in piazza, insieme ai cittadini, ricordiamo che c’erano anche l’attuale sindaco, esponenti dell’attuale giunta e del consiglio comunale che protestavano nei confronti dell’allora giunta Tenuta, con tanto di manifesto e volantini di denuncia del PD. L’associazione LACA ha esperito una richiesta di incontro, per discutere con i Commissari circa le bollette già emesse ed inscritte a ruolo ma viziate dal disservizio, incontro che doveva tenersi il 15 giugno scorso rinviato poi a data da destinarsi: insomma concesso e poi negato.

La LACA vuole mantenere, come sino ad ora è stato, un rapporto di reciproco rispetto sia con l’Amministrazione sia con L’O.S.L., ma dopo 2 mesi da una legittima richiesta è venuta a crearsi una situazione quasi paradossale: l’OSL che non trova un quarto d’ora del proprio tempo per  ascoltarci, l’attuale Giunta che non si fa portavoce ed attui pressioni proprio sull’O.S.L. per vedere risolta tale annosa vicenda, ed inoltre che l’attuale minoranza/opposizione, non si senta partecipe di queste problematiche dei cittadini. La LACA se non vedrà, nei giorni a venire, un accenno di dialogo sull’argomento tasse con gli organi competenti, al fine di portare a risoluzione ed equità le fatture emesse con il vizio legislativo su detto, nostro malgrado sarà costretta a far valere i diritti dei cittadini acresi attuando opportune azioni dimostrative, di stampa e legali e quant’altro sia necessario, anche attraverso interrogazioni parlamentari.

La Coerenza è comportarsi come si è, non come si è deciso di essere” (S. Pertini)

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