Sito della Libera Associzione Cittadini Acresi

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Sanità? Tutto bene grazie!

Mentre il dibattito sulla Sanità a livello regionale è in pieno fermento, ad Acri Amministrazione e Direzione Sanitaria, fanno finta che vada tutto bene. Di Salute da noi non se ne deve parlare! Se non fosse per noi della Libera Associazione Cittadini Acresi, che ci battiamo da anni in favore del nostro nosocomio, sembrerebbe che le cose vadano bene, anzi benissimo! L’ospedale di Acri, ahi noi, è scomparso dall’agenda politica locale (non è che prima fosse in cima hai loro pensieri!), proprio nel momento in cui PNRR e investimenti regionali si stanno rivolgendo alle strutture chiuse o ridimensionate, ma anche ai piccoli ospedali ed a quelli di area disagiata. Ci siamo sempre opposti affinché il poliambulatorio di via Julia non venisse allocato presso i locali dell’ospedale, in quanto le due strutture offrono servizi sanitari di diversa natura. Ed in più, occupando gli spazi liberi dell’ospedale, saturandoli, ne è stato impedito di fatto il rilancio. Eravamo scettici sui tempi di conclusione dei lavori per l’adeguamento sismico della struttura del poliambulatorio, e purtroppo ancora una volta avevamo ragione noi in quanto gli stessi sono fermi dalla scorsa primavera, pare per errori progettuali. Dovevano passare 6-8 mesi ed invece sono passati oltre 2 anni, ma l’Amministrazione non ne vuole sapere di dare spiegazioni alla cittadinanza. Il Sindaco con delega alla Sanità tace volutamente sul fatto che di avere inguaiato definitivamente un ospedale che serve per curare i pazienti RICOVERATI ed OPERATI, i quali necessitano di assistenza h24. Il Sindaco nella conferenza dei servizi svoltasi lo scorso novembre, ha taciuto sulle decisioni prese in quella sede, ma molto probabilmente non c’era nulla dire in quanto lo stesso non ha ottenuto un bel niente per Acri. A questo punto ci chiediamo: qual’è la visione di questa amministrazione per il nostro ospedale? Che futuro attende il nostro nosocomio? Intanto riscontriamo una situazione più che critica per la struttura, al netto dell’emergenza Covid. Del reparto Chirurgia non vi è traccia, non si sa dove sia allocato e di come funziona. Le problematiche della donna ignorate. Dell’ambulatorio di ONCOLOGIA nessuna traccia, con tutti quei poveri pazienti che venivano serviti (anche dai comuni limitrofi) proprio nel nostro ospedale in modo eccellente, si devono arrangiare come meglio possono. La tanto decantata RMN, inaugurata in pompa magna, con stuoli di politici, è ferma da oltre un anno, mentre prima funzionava a singhiozzo. Del famoso primario di Medicina si sono perse le tracce. I 4 posti di dialisi non pervenuti. Le tre postazioni OBI (osservazione breve intensiva) di PS nemmeno l’ombra. Manca il personale sanitario – tecnico – amministrativo, più volte sollecitato dalla nostra associazione. Ma di questo non se ne deve parlare perché le cose vanno benissimo nel nostro (fù) ospedale. Noi, dal canto nostro continueremo l’azione di sensibilizzazione e di conoscenza sulle problematiche in materia di sanità pubblica, in un territorio montano e disagiato, in tutte le sedi istituzionali, affinché il nostro ospedale torni ad essere una struttura che risponda pienamente alla domanda di sanità dei cittadini, e non un semplice poliambulatorio come lo stà riducendo il nostro super assessore – sindaco di Acri.

Chiacchiere e distintivo!

Apprendiamo dalla pagina Facebook del sindaco Capalbo, il quale annuncia in pompa magna, la realizzazione dell’impianto di depurazione di Macchia di Baffi. Il Sindaco volutamente dimentica che l’impianto esisteva già dal 2007, ma che non era mai entrato in funzione, sembra per un mancato allaccio alla rete elettrica. La struttura, come abbiamo documentato nei mesi scorsi, era stata pesantemente vandalizzata nella più completa indifferenza del Comune, Amministrazione e Responsabili dei settori. Per questo abbiamo dovuto denunciare tutto alle autorità di controllo al fine di ripristinare la legalità. Il Primo Cittadino, volutamente non cita il nome della nostra associazione, ma sa bene chi ha “smosso le acque”. Essendo un legale, sa bene che la responsabilità dello sversamento dei reflui fognari nei corpi fluviali, è in capo a lui, che per oltre 4 anni ha dormito, e siamo dovuti arrivare noi a svegliarlo dal suo agiato giaciglio. Tutto questo sotto la minaccia di una denuncia penale. Oltre al depuratore di Macchia di Baffi, abbiamo riscontrato altri sversamenti fognari in altre zone del territorio acrese, come nel torrente Ceracò in contrada La Mucone oppure a Serralonga. Perfino il depuratore di Acri centro parrebbe non funzionare come dovrebbe, ed inoltre sembrerebbero esserci degli scarichi abusivi direttamente nel torrente Calamo a monte dell’impianto. Le caratteristiche qualitative delle acque reflue che si devono raggiungere allo scarico dell’effluente depurato sono indicate per legge (D. Lgs. 152/06). in base ad una recente sentenza della Cassazione, la n. 11270 del 2020, che riprende la sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008, il costo della depurazione non è dovuto se il depuratore non è funzionante oppure obsoleto o temporaneamente inattivo. Per questo motivo, con l’aiuto di alcuni legali, stiamo valutando di presentare all’Amministrazione un’azione collettiva al fine di richiedere lo stralcio ed il rimborso per le somme non dovute, cosa che già doveva essere prevista in sede di emissione delle bollette stesse. Invitiamo pertanto i nostri concittadini, a verificare se viene addebitato questo costo ed a segnalarcelo nel caso si ritenga di non doverlo pagare. Il nostro impegno è sempre rivolto solo al rispetto dei diritti dei cittadini, da troppi anni vilipesi da una mediocre classe politica, tutta chiacchiere e distintivo!

Campagna di tesseramento annualità 2022

La Libera Associazione Cittadini Acresi, ha deciso di aprire il tesseramento per l’anno 2022. Per questo motivo sono aperte le iscrizioni a coloro che hanno interesse a partecipare al miglioramento della società acrese a 360°, mettendoci del proprio. Chiediamo, pertanto, ai volenterosi, che hanno a cuore le sorti del territorio, di comunicare la propria intenzione di iscriversi. Ulteriori informazioni circa l’attività dell’associazione, potranno essere reperite sullo statuto e sulla nostra pagina Facebook e sul nostro sito internet.

Alla prima assemblea verrà illustrato il lavoro svolto fin ora e le attività che si vorranno intraprendere nel prossimo futuro.

Potete anche rivolgervi al seguente recapito telefonico: 3392610200.

Ognuno di noi è artefice del proprio futuro e non può sempre delegare ad altri, soprattutto in questo momento critico che sta attraversando il nostro paese.

Chi non ha il coraggio di impegnarsi, non ha il diritto di lamentarsi!”.

Un altro giro di giostra

Ecco che ci risiamo, si torna a votare… altro giro altra corsa! Domenica prossima saremo chiamati a ad eleggere, di nuovo, in meno di 2 anni, i nostri rappresentanti nel consiglio regionale calabrese. E’ un voto importante, perché le decisioni prese a livello regionale ricadono pesantemente nella vita quotidiana dei cittadini, dopo che, oltre vent’anni orsono, la riforma costituzionale ha attribuito alle regioni poteri di legislazione concorrente in molte materie, come ad esempio la tutela della salute (Sanità), la protezione civile, istruzione, ecc.. La riforma, che doveva contenere i costi della politica, ha provocato l’aumento dei centri di spesa, soprattutto al Sud, con un incremento del costo di gestione ordinaria decuplicato nel giro di 11 anni. La Calabria, regione più povera d’Italia, è diventata un enorme carrozzone dove piazzare parenti e amici, o “trombati della politica” nelle varie agenzie o partecipate, come la famigerata Sorical. Per i calabresi le cose in 20 anni sono notevolmente peggiorare, a partire dal SSR che non riesce più a garantire i LEA in nessuna delle 3 aree prese in esame (ospedaliera, distrettuale, prevenzione). Ecco che allora che, tra personaggi vecchi e nuovi “salvatori della patria”, troviamo soggetti dal passato politico tutt’altro positivo. L’ex presidente Oliverio, che ha campato di politica per quasi quarant’anni, oppure l’ex sindaco Tenuta, candidato con il centrodestra, che, tra i molti disastri amministrativi, ha lasciato un comune in dissesto finanziario, bollette pazze, debiti e malagestione della cosa pubblica, arrivando a creare uno stato di conflitto aperto con la popolazione. Come non citare personaggi del calibro di Aieta e Bevacqua, che ad Acri si sono visti solo in occasioni di manifestazioni essenzialmente politiche, appoggiati da sponsor locali, tutti che cercano un altro quinquennio spesati da noi. La lista purtroppo e lunga, tutti in cerca di voti. Ci rendiamo conto che la delusione e l’amarezza per il deserto morale e sociale creato dalle passate giunte regionali, sentimenti che condividiamo pienamente. Nonostante ciò invitiamo i nostri concittadini ad andare a votare, perché non è vero che non serve a niente, servirà per chiedere conto a chi verrà eletto del proprio operato, che in difetto dovrà essere preso “a calci nel sedere”! Allora non scegliete l’amico, il parente, il conoscente, quello che ci ha trovato un lavoretto, sono tutti ricatti sulla pelle della povera gente, votate la persona che ritenete all’altezza di rappresentarci, e perché lo ritenete all’altezza del compito che dovrà svolgere.

“Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”

                                                                                                                                  (Sant’Agostino)

Un imperversante degrado sociale?

Pensavamo che certi fatti fossero ormai relegati ad un lontano passato in quest’epoca che dovrebbe essere culturalmentemoderna e progredita, ma purtropponoi della L.A.C.A. dobbiamo raccontare di spiacevoli episodi accaduti nel nostro territorio, quasi di (stra)ordinaria follia! Siamo rimasti allibiti, sconcertati,nonché schifati, per quanto accaduto nella notte tra lo scorso 12 e 13 agosto ad una normale e rispettabile famiglia residente in Contrada Croce di Baffi a Là Mucone, vittima di un gravissimo atto vandalico: ben 5 pneumatici di due vetture sono stati squarciati con inaudita violenza! L’aspetto più inquietante è che le due auto erano parcheggiate, una in un viottolo pubblico cieco, che conduce all’ex scuola elementare, dove spesso vengono parcheggiate altre autovetture,mentre l’altra nella proprietà privata adiacente l’abitazione della famiglia. Oltre al danno economicamente considerevole, i proprietari sono rimasti inevitabilmente traumatizzati dall’accaduto. Una piccola borgata che fino a pochi giorni fa, poteva definirsi “tranquilla”, ora non lo è più…La maggior parte degli abitanti, anche di altre Contrade, hanno già dimostrato solidarietà e vicinanza alla famiglia vittima di questo gesto orripilante.Le domande, a questo punto, sorgono spontanee: si tratta di un vero e proprio atto intimidatorio? Per quale motivo poi? Si tratta di evento causato dall’imbecillità e dalla viltà degli autori del gesto? Possiamo solo dire agli ignoti malfattori di VERGOGNARSI e di rendersi conto di quanto provocato. Un accadimento di questa portata non rappresenta assolutamente un bel “biglietto da visita” per il nostro Paese, che di questi tempi è afflitto da mali atavici ai quali non è stata data una degna soluzione. Un fatto che provoca ulteriore sfiducia, sdegno e sconforto sull’intero territorio comunale, che purtroppo non rimane un fatto isolato: infatti non è che uno dei tanti eventi criminosi che stanno martoriando in lungo ed in largo la nostra amata terra, come i noti furti in abitazione. Ci sentiamo pertanto di esortare e sensibilizzare, sia l’intera Amministrazione comunale, sia le Forze dell’ordine affinché prendano atto di quanto accaduto e di intervenire, secondo le proprie competenze e possibilità, attuando una più frequente e adeguata vigilanza attiva su tutto il territorio. Chiediamo anche ai nostri concittadini, per quanto possibile, di collaborare in tal senso, infatti solo così potremo contrastare tali spiacevolissimi eventi.

Una politica fallimentare.

Vorremmo tanto occuparci di problemi concreti, ma purtroppo ci vediamo costretti a puntualizzare alcuni aspetti riguardo al farneticante articolo di Articolo1 MDP, che chiama in causa la nostra associazione. Innanzitutto, riguardo al cosiddetto ecodistretto, ci perdonerà il “sindaco” Bonacci se, due anni orsono, invece di parlare con lui siamo andati a discutere col sindaco Capalbo, sollevando le ovvie criticità di un siffatto impianto e sulla sua realizzazione ad Acri. Per noi, ma anche per buona parte della popolazione, sarebbe stato folle portare centinaia di TIR su per la SS660, pieni dei rifiuti della provincia di Cosenza, costruendo un mega impianto con annessa discarica, a meno di 2Km dall’abitato e per di più a ridosso di una frana. Per una misera quindicina di posti di lavoro, visto che l’impianto sarebbe altamente automatizzato. Perfino la Regione, che ha pesanti responsabilità nella gestione dei rifiuti, commissariata da un quarto di secolo, lo ha bocciato senza appello: complimenti!Il “sindaco” Bonacci ci vorrà ragguagliare sulla presenza di un soggetto, pensionato comunale che, richiamato dalla quiescenza, opera come “organismo interno di valutazione”, il quale parrebbe che, a detta di molte persone che hanno a che fare con gli uffici comunali, faccia tutt’altro rispetto a quello che è chiamato a svolgere. Il “sindaco” Bonacci, si lamenta che non ci sono sufficienti finanziamenti per opere pubbliche, ma questi si ottengono recandosi nelle sedi opportune (Unione Europea, Ministeri, Regione, Provincia, …) e partecipando a bandi pubblici, non rimanendo tutto il giorno dentro il comune a rigirarsi i pollici.Per quanto riguarda le proposte, il “sindaco”Bonacci dimentica che, le abbiamo suggerite a questa amministrazione nella figura del sindaco Capalbo, in diversi momenti e su vari temi. Possiamo portare ad esempio quella sulla gestione del cimitero, una proposta fattibile sull’ospedale “Beato Angelo”, la proposta di effettuare le letture di acconto e conguaglio dei contatori dell’acqua con dispositivi informatici, il censimento delle utenze domestiche e non domestiche, la diminuzione delle tariffe TARI e Servizio idrico, e tante altre. Quando non si hanno idee e si amministra alla giornata, i risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti. La precedente amministrazione ci chiamava velatamente evasori, MDP-Articolo1 va oltre, definendo volutamente la nostra associazione “libera associazione cittadini anche evasori”, per tale motivo stiamo valutando se dare mandato ad un legale di fiducia per querelare l’autore dell’articolo,nell’interesse di tutelare l’onorabilità di tutti i nostri associati. Sulla pubblicazione degli elenchi degli “evasori”, l’Amministrazione faccia quello che ritiene opportuno. Noi siamo per il SI alle buone proposte. Noi siamo per il fare, sempre e soltanto per l’interesse collettivo e mai di parte. Noi non siamo la controparte politica di questa Amministrazione, siamo solo dei cittadini con la schiena dritta, che chiedono il rispetto dei propri diritti. Siamo stufi di subire, la misura è ormai colma.

PS: la gestione fallimentare dell’emergenza incendi di questi giorni, conferma ancora una volta l’incapacità e la miopia organizzativa di questa Amministrazione. Un plauso va a tutti volontari, ai Vigili del Fuoco, agli operatori comunali, impegnati in questo gravoso compito, senza di loro le conseguenze sarebbero state ancora più nefaste.

Cittadini o pecore?

Nonostante Acri sia amministrato da “due sindaci”, cari concittadini, non possiamo fare a meno di testimoniare lo stato di degrado nel quale versa la nostra Città. Un paese sporco, pieno di erbacce, privo di decoro urbano. Un paese nel quale non è possibile avere acqua potabile tutti i giorni pur avendo un territorio pieno di sorgenti idriche (vedi “pozzo dei desideri” in località Croce di Greca). Con una politica inesistente per lo sviluppo del territorio e le attività produttive. Una Città in cui il servizio di depurazione non funziona, con conseguenze catastrofiche per l’ambiente (su questo scriveremo quanto prima). In cui un finanziamento regionale di tre milioni di euro per la viabilità comunale è stato perso per la mancanza di una firma! Nel quale si assiste impotenti allo spopolamento del territorio, all’abbandono delle case ed alla svalutazione delle proprietà. La male gestione ordinariadella cosa pubblica spacciata per straordinaria. Un palazzetto dello sport inaugurato senza essere accatastato e collaudato. In cui si assiste ad una gestione personalistica e opaca dell’ospedale “Beato Angelo” d’Acri. Dove i lavori per l’adeguamento sismico del Poliambulatorio sono fermi con le quattro frecce, pare per errori di progettazione, anche qui soldi pubblici buttati. Uffici comunali allo sbando, senza guida e obbiettivi, anch’essi gestiti in maniera non trasparente, che non effettuano i controlli sui lavori pubblici, non effettuano gare d’appalto.Gli eventi culturali completamente inesistenti. Una città dove gli amministratori invece di adoperarsi a risolvere i problemi comuni si prestano a soddisfare “il piacerino all’amico di turno” o tagliano qualche nastro. Un’amministrazione che in linea con quelle che l’hanno preceduta si distingue per mancanza di qualsiasi iniziativa: IMPALPABILE! Alla fine i soldi del bilancio comunale sono i nostri, e chi amministra non li trova sugli alberi come le pigne, tanto vale chiedere dove e come vengono spesi. E noi, in tutto questo marasma, come cittadini, cosa facciamo per contrastare questo degrado civile e morale? SUBIAMO! Rimaniamo impassibili ed in silenzio a questi continui torti. Certo, qualche voce isolata c’è, ma che rimane vincolata nell’alveo dei social. Alcuni sfoghi in bar, per strada, ed anche a casa, ma nulla più, niente a che vedere con le manifestazioni popolari in cui il malcontento era palese. Non si intravede nulla che faccia pensare che le cose non vadano bene. Allora la domanda sorge spontanea: Acresi, cosa siamo cittadini o pecore?

La sensibilità ambientale a seconda della convenienza!

Durante l’estate 2019 ha tenuto banco, ad Acri la vicenda sull’ecodistretto, per la cui realizzazione l’Amministrazione in carica aveva dato la propria disponibilità a prescindere dalla volontà dei cittadini e contro ogni criterio geologico, ambientale, logistico, economico e la vocazione agro-turistica del comprensorio. Immediatamente la quasi totalità della popolazione Acrese, contraria a questo scellerato progetto, noi della L.A.C.A., insieme al “Comitato No Ecodistretto”, abbiamo dato un importante segnale affinché gli amministratori desistessero dai loro nefasti propositi. All’epoca, dalla cittadella regionale non giunse alcuna voce a sostegno delle ragioni portate avanti dai cittadini, che osteggiavano quella “oscura ed incomprensibile” posizione assunta dall’amministrazione Capalbo, esclusivamente con le proprie forze, senza il sostegno di alcun consigliere regionale. Contrariamente a quanto successo allora, oggi, due consiglieri regionali, On.li D. Bevacqua e G. Aieta, hanno ritenuto opportuno prendere posizione a favore dei cittadini di Villapiana che si battono per il medesimo obiettivo: impedire la realizzazione dell’ecodistretto sul loro territorio,anche qui fortemente voluto dal Sindaco e dalla maggioranza. Ci chiediamo come mai questi signori non sono intervenuti quando la minaccia gravava sul comune di Acri?. Come mai non hanno ritenuto opportuno prendere posizione contro la scellerata linea assunta dall’amministrazione Capalbo all’epoca dei fatti?. Eppure, sarebbe stato molto più semplice per loro considerato che diversi componenti dell’Amministrazione attualmente in carica hanno fatto o fanno ancora parte, a vario titolo, dello staff dei due Onorevoli regionali, beneficiando dei relativi lauti compensi mensili, o, comunque, sono a questi politicamente legati. Il consigliere di maggioranza Raffaele Morrone (primo eletto nella lista del PD), con un contratto da autista al 50%, fa parte della struttura speciale del consigliere regionale D. Bevacqua; l’assessore Franca Sposato (eletta nella lista del PD) anch’essa politicamente collegata all’On. Bevacqua a livello regionale. La moglie del consigliere di maggioranza Luca Siciliano (eletto nella lista del PD), in qualità di “responsabile amministrativo al 50%”, e lo stesso sindaco di Acri Pino Capalbo (PD), quale “collaboratore esperto al 50%”, fanno parte dello staff del consigliere regionale G. Aieta, al quale fa riferimento, all’interno dell’assise consiliare,anche il “gruppo DP” formato dai due consiglieri di maggioranza Luca Siciliano e Mario Fusaro. Gli On.li Aieta e Bevacqua, che oggi si “stracciano le vesti”, che non si sono mai visti sul territorio acrese se non per procacciare voti e che oggi si spendono in favore dei cittadini di Villapiana, perché due anni fa non hanno sostenuto le ragioni dei cittadini acresi inducendo i “loro uomini” a schierarsi contro quella linea anziché esserne fautori e fervidi sostenitori?. Come associazione di liberi cittadini, che da anni si spende in modo disinteressato per la tutela dei diritti della comunità, confidiamo nella memoria lunga degli acresi, quando da qui a poco “qualcuno” inizierà a bussare alle porte delle loro abitazioni per portare i volantini elettorali con sovraimpressi i nomi di chi non ha fatto nulla per il nostro territorio e per la Calabria intera, da destra a sinistra senza distinzione. Alzate la testa acresi, presentate il conto delle loro malefatte, e poi dite di sparire dalla vista cacciandoli a pedate dal nostro territorio. Dite a questi soggetti di andare via non abbiamo bisogno di loro, sono loro che hanno bisogno dei nostri voti.

Meglio tardi che mai!

Apprendiamo dagli organi di stampa che l’amministrazione Capalbo, dopo essere uscita finalmente dal letargo, ha deciso di presentare una proposta per il rilancio dell’ospedale “Beato Angelo” di Acri. Forse il nostro Sant’Angelo ha aperto qualche mente oppure, più precisamente, il nostro lavoro di questi anni come associazione, nata a difesa dell’ospedale cittadino, ha avuto finalmente un riconoscimento. La proposta presentata dall’Amministrazione prevede la richiesta di una struttura di ospedale generale per come previsto dalle norme attualmente vigenti, ed in seconda opzione si punta sull’ospedale generale riunito con san Giovanni in Fiore. Proposta che ricalca integralmente quella che abbiamo presentato 6 anni fa all’allora amministrazione Tenuta e nel 2017 alla neo insediata amministrazione Capalbo, ma anche a tutti gli organi sanitari provinciali e regionali. L’ex assessore Le Pera, vicino alle nostre posizioni, aveva chiesto di discutere la nostra proposta, cosa poi avvenuta nella 3a commissione comunale sanità a giugno dello scorso anno, ma poi probabilmente defenestrato forse proprio per questo. Da allora non c’è un assessore alla sanità, almeno ufficialmente. La nostra ipotesi di progetto, che alleghiamo, è stata sottoposta anche in questi giorni all’attenzione di politici regionali e nazionali. Essa prevede l’istituzione di una nuova tipologia di ospedale “Spoke di montagna”, insieme a San Giovanni in Fiore, sul modello di ospedale generale con autonomia gestionale ed organizzativa, con reparti annessi nei due presìdi. In questi anni l’ospedale acrese ha subito scelte illogiche, tra le quali: la chiusura di reparti come la psichiatria, l’ostetricia e ginecologia con annesso punto nascita, chiusura di alcune branche specialistiche, spostamento del laboratorio analisi al primo piano del vecchio padiglione, lo spostamento del poliambulatorio, la chiusura del reparto di Chirurgia (al posto del quale sono previsti solo prestazioni chirurgiche ambulatoriali), e dell’ambulatorio oncologico. Adesso, in piena pandemia, è stato realizzato un reparto Covid con 20 posti letto, al quale se ne doveva affiancare un altro di 16 posti letto, richiesto a fine marzo, con la conversione del reparto di Medicina, progetto poi bloccato. Tutto lo sforzo sembra ormai rivolto al Covid, che viene affrontato sguarnendo altri reparti e servizi ospedalieri per spostare il già ridotto personale presso il reparto che una volta era la Chirurgia, come se le altre patologie nel frattempo fossero scomparse. Il personale sanitario insufficiente, rimaneggiato, in conseguenza delle unità andate in quiescenza, e non sostituite, il quale è sottoposto a turni massacranti. A testimonianza del fatto che Acri è abbandonato al proprio destino è il caso del reparto di Medicina, unica struttura complessa presente nel nostro ospedale, per la quale non è stato ancora espletato il concorso per il primario, come previsto dagli atti aziendali. Questi sono i risultati prodotti da una classe politica inadeguata, commissari inetti, dirigenti sanitari provinciali e regionali incapaci, affaristi che si sono mangiati il sistema sanitario regionale sperperando soldi pubblici accreditando strutture private, molto spesso legate in qualche modo a politici regionali. La popolazione ormai allo stremo subisce, ancora la zona rossa, con servizi ospedalieri ridotti al minimo, servizi sanitari territoriali praticamente inesistenti, esempio lampante delle USCA mai decollate. Intanto l’altra faccia della pandemia è la crisi economica in atto i cui effetti nefasti si vedranno nel prossimo futuro. Vogliamo terminare dicendo che noi non siamo oppositori o in contrapposizione con nessuno, vogliamo solo che i cittadini acresi, nonché quelli delle zone limitrofe, trovino una offerta sanitaria degna per potersi curare nel proprio territorio. Per questo facciamo un ulteriore appello a tutte quelle forze politiche e associative per fare squadra comune, al fine di avere una sanità adeguata alle esigenze, e che sia di rilancio per i nostri territori disagiati come lo è il nostro, proponendo di adottare azioni congiunte e condivise, perché la salute è un bene comune.

Supra i corna i bastuneati!

Le restrizioni dovute alla pandemia che stiamo vivendo sulla nostra pelle, hanno evidenziato tutti i limiti e lo sfacelo del sistema sanitario calabrese, per via della mancanza di risorse (umane e materiali), della disorganizzazione e approssimazione in cui versa il SSR. Anche se la maggior parte degli sforzi sono rivolti alla gestione dell’emergenza da Covid-19, questo non ha cancellato le altre patologie, che sono pure aumentate com’è aumentata la domanda di servizi sanitari. Dobbiamo purtroppo constatare che l’atto aziendale, valevole per il triennio 2021-24, pubblicato lo scorso 8 aprile, non tiene conto del bacino di utenza che gravita su Acri, con il nosocomio cittadino inserito ancora nella rete ospedaliera come ospedale di montagna. Il Documento dell’ASP di Cosenza, declassa ancor di più le attività chirurgiche, infatti scompare definitivamente il reparto di chirurgia generale, per far posto alle sole attività di “day surgery” (ambulatoriali). Non si tengono in debito conto le problematiche sanitarie della donna e dei bambini, con la cancellazione dei servizi ginecologici e pediatrici, andando in controtendenza nel dibattito su scala nazionale, per la riprogrammazione dei punti nascita per quelle zone dichiarate disagiate. Riteniamo che le zone montane debbano essere tutelate per favorire la permanenza in questi luoghi delle persone, perché altrimenti l’emorragia migratoria non potrà mai arrestarsi. Se un cittadino non può curarsi dignitosamente nel proprio territorio, cerca altre strutture per farlo, soprattutto fuori regione, alimentando così il drenaggio di risorse dal SSR, a causa dell’emigrazione sanitaria passiva, con conseguente dissesto sociale ed economico che perdura nel tempo. Abbiamo una viabilità precaria, in conseguenza della quale esiste una difficoltà oggettiva di collegamenti verso i grossi centri di Corigliano-Rossano (Spoke) e Cosenza (Hub), che è possibile raggiungere in poco più di un’ora, in condizioni ottimali. Per queste e tanti altri motivi, abbiamo provveduto ad inviare alle varie autorità sanitarie, amministrative e politiche, una proposta di rilancio dell’ospedale, che prevede la creazione di una struttura che partendo dai piccoli ospedali di area disagiata, si prefigge di ridare dignità e nuova speranza a chi oggi deve emigrare per curarsi. Infine vogliamo dire che, in Calabria non c’è bisogno di generali o poliziotti, c’è bisogno di gente competente ai posti di comando, sganciata dalla politica. C’è bisogno di medici, infermieri, OSS, personale tecnico e amministrativo, che vada a coprire quel vuoto lasciato dalle migliaia di unità andate in pensione nell’ ultimo decennio. C’è bisogno di strutture e strumentazioni adeguate. C’è bisogno di ridare dignità ai calabresi!

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