Libera Associazione Cittadini Acresi

Sito della Libera Associzione Cittadini Acresi

Il direttivo con il Generale Cotticelli

La LACA incontra il Generale Cotticelli – commissario alla sanità


Nella giornata di giovedì 28 marzo scorso, si è svolto un incontro presso la cittadella regionale di Germaneto, tra i membri della Libera Associazione Cittadini Acresi ed il commissario alla sanità, generale Saverio Cotticelli. Il Generale ha apprezzato il fatto che una associazione di cittadini si occupi di tematiche di rilevanza nazionale, elogiando la nostra coraggiosa iniziativa, in campo sanitario. Sanità oggi sotto la lente di ingrandimento del governo centrale per le sue inefficienze e l’enorme debito accumulato negli anni. 
Nel lungo e cordiale incontro, Il gen. Cotticelli con estrema gentilezza e dovizia di particolari, ha descritto in maniera diretta e puntuale l’attuale situazione della sanità in Calabria, balzata purtroppo anche all’onore delle cronache nazionali per via dei noti casi di ospedali fatiscenti e di malagestione amministrativa. Il generale Cotticelli ha anche evidenziato i problemi incontrati nella realizzazione del piano di rientro e per il reperimento di risorse per sostenere il sistema sanitario calabrese oramai allo sbando. 
Oltre alla disastrosa situazione cui versa la Calabria, si è parlato dell’ospedale “Beato Angelo” di Acri e della sua collocazione nella attuale rete ospedaliera e in quella futura, che dovrebbe essere realizzata nel corso di quest’anno. 
I membri della LACA, dal canto loro, hanno illustrato al commissario il contesto in cui è inserito l’ospedale di zona montana di Acri, le potenzialità che il nostro ospedale esprimeva e la situazione di depotenziamento venuta a crearsi dopo il famigerato piano di rientro imposto nel 2008. 
Sono stati sottoposti all’attenzione del commissario delle proposte per il rilancio dell’ospedale di Acri, che tengano conto dell’attuale situazione disastrata della sanità calabrese, ma soprattutto la possibilità che i cittadini possono avere le cure adeguate nei confini della nostra regione, al fine di arrestare quel flusso migratorio tanto dannoso per il nostro sistema sanitario regionale.
A conclusione dell’incontro, il gen. Cotticelli ha preso l’impegno di venire a visitare il nosocomio acrese, al fine di verificare lo stato di salute della struttura.

Puntualizzazioni sul servizio idrico.

Il nostro precedente articolo non voleva essere assolutamente denigratorio o offensivo nei confronti di chicchessia, ma semplicemente dava voce a quanti in questi giorni devono fare i conti con i disagi provocati dall’invio di bollette del servizio idrico errate. La situazione disastrata dell’Ente, la carenza di organico ed il dissesto, non possono essere un alibi, ed il disservizio non è sicuramente colpa dei cittadini che pagano regolarmente le tasse. Non siamo certamente noi a stabilire quanti impiegati debbano essere dislocati presso l’ufficio tributi, in quanto gli stessi vengono identificati tramite il PEG, competenza dell’amministrazione.

Premesso ciò, vogliamo illustrare alcune prescrizioni generali che la legge prevede riguardo il servizio idrico.

Le compensazioni tra un esercizio finanziario e un altro, non solo sono possibili ma anche auspicabili, sarebbe assurdo infatti vantare un credito di centinaia o migliaia di euro e dover continuare a pagare importi inferiori, figuriamoci fare causa al Comune per ottenere quanto dovuto!  La compensazione attualmente è possibile secondo l’art. 8 dello Statuto dei diritti del Contribuente che recita così: “L’obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione”. Inoltre, l’art. 1243 del Codice Civile, introduce due distinte tipologie di compensazione: la forma legale che si verifica quando coesistono due crediti tra loro omogenei, liquidi ed esigibili e la forma giudiziale che opera nell’eventualità in cui il credito opposto non è liquido ma di facile e pronta liquidazione. Il caso dei tributi può essere fatto rientrare nella prima fattispecie. La Corte dei Conti della Lombardia inoltre, con deliberazione n.103/2014, ha ricordato che, in base alla disciplina contenuta nel Codice Civile, la compensazione rientra tra le modalità di estinzione dell’obbligazione diverse dall’adempimento. In parole povere il Comune può provvedere motu proprio alla compensazione crediti/debiti, ed anche tra tributi differenti tramite opportuno regolamento o disposizione interna. Chi prospetta la sola via giudiziaria, evidentemente molto onerosa per il cittadino, forse non conosce o fa finta di non conoscere l’istituto contemplato dalla normativa vigente.

In merito all’applicazione della quota fissa (manutenzione rete), essa non è dovuta, se non viene calcolata in base alla delibera all’Autorità per l’Energia Elettrica, Gas e Sistema Idrico N°664/2015 e successive modifiche e integrazioni, che definisce le regole per “il computo dei costi ammessi al riconoscimento tariffario, nonché per l’individuazione dei parametri macroeconomici di riferimento e dei parametri legati alla ripartizione dei rischi nell’ambito della regolazione del settore idrico”. In altre parole stabilisce i costi di manutenzione e tariffe, che, se non calcolati secondo questa direttiva, risultano illegittime.

Per quanto concerne l’IVA agevolata (10%), essa si applica solo alle tariffe, e solo sui consumi REALI, ma non sull’eventuale canone di manutenzione (i famosi 26€).

Forti perplessità di legittimità rimangono sulla questione della doppia bollettazione (acconto e saldo), poiché prevedono l’applicazione i consumi presunti, per le quali andrebbero invece effettuate 2 letture (o autoletture) annuali. E’ il Comune a dover dimostrare il consumo reale, tramite lettura del contatore, assunto alla base di molteplici sentenze a favore di contribuenti che dovevano pagare bollette di acconto con consumi presunti.

In relazione ai costi per la depurazione, essa non sarebbe dovuta, in quanto Acri rientra tra i comuni per i quali l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea per ben 2 volte nel 2012 e nel 2018 per non aver realizzato la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue. Più dettagliatamente, per il mancato rispetto dei requisiti fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271 e dell’articolo 5 della stessa approvata del Consiglio il 21 maggio 1991 e concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio il 22 ottobre 2008, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva. In parole semplici se non mi dai la depurazione, non devo pagarla!

Per quanto concerne le bollette di pochi euro (modesto ammontare), i commi 1 e 4 dell’articolo 25 della legge 289/2002 (Finanziaria 2003), prevedono un importo di 12 € al di sotto del quale i versamenti non sono dovuti e non sono effettuati i rimborsi, salvo i casi in cui il Comune deroghi a tale importo con una norma di natura regolamentare (comma 168 art. 1 Finanziaria 2007). In parole semplici, ci deve essere un regolamento comunale che stabilisce la deroga all’importo minimo di 12€. Sul regolamento del servizio idrico non vi è traccia di tutto ciò, mentre si trova in quello della IUC (Imposta Unica Comunale). Anche sul “Regolamento di contabilità armonizzata”, approvato con deliberazione n.2 del 20.4.2017 del Commissario Straordinario (con i poteri del Consiglio Comunale) e non vi è traccia alcuna di deroga alla legislazione nazionale. Le bollette di pochi euro non solo sono “odiose” perché costringono il cittadino a pagare più di tassa di incasso che di tariffa, ma anche perché il Comune ci perde perché spende più soldi per la notifica rispetto a quelli incassati.

Tutto questo ovviamente al netto degli errori di bollettazione e degli aumenti di tariffa del 50% rispetto al 2016. Tutto quanto sopra esposto è frutto di ricerca e studio da parte dei componenti della LACA, i quali sono disponibili a dare chiarimenti a chiunque voglia interfacciarsi con noi.

Lavare la testa all’asino, si perde acqua, sapone e tempo!

Da oltre 2 settimane sono in consegna le bollette del servizio idrico, saldo anno 2017 e acconto 2018, tanto per non farci mancare nulla. Purtroppo anche quest’anno rivediamo le stesse scene all’ufficio tributi del comune di Acri preso d’assalto da cittadini “vittime” di bollette errate, costretti loro malgrado a perdere una mezza giornata per risolvere il problema, quando ci si riesce.

Incontriamo il sig. P.G., residente a La Mucone, al quale, a fronte di un consumo effettivo di 84 mc è stata applicata la tariffa massima di 1,25 € (3° fascia) al posto dei 0,55€ (1° fascia), inoltre gli sono stati addebitati fognatura e depurazione, anche se ha il pozzo nero e provvede a sue spese a svuotarlo. Alla sig.ra M.M., che vanta un credito di verso il comune di oltre 350€ nel 2017, è arrivata una bolletta di acconto per il 2018 di 130 €, senza che si sia provveduto ad una compensazione d’ufficio. La sig.ra RV ha ricevuto una bolletta di un euro, a fronte di €1,50 per il pagamento del bollettino postale. Come loro, altri centinaia di cittadini si recano presso l’ufficio tributi per chiedere spiegazioni, ma le risposte più comuni che ricevono dal personale ufficio tributi sono: “dovete pagare perché non possono essere rettificate” oppure “non pagarla che poi arriverà Equitalia”!

Leggendo le bollette, risultano evidenti molteplici discrepanze: applicazione di tariffe errate, consumi presunti invece di consumi effettivi, canone idrico applicato più volte, fognatura e depurazione anche se non dovuti, bollette con importi di pochi euro, ecc..

Stavolta Andromeda non c’entra e non può accollarsi la responsabilità degli errori, stavolta non ci sono alibi, le responsabilità di queste bollette sballate vanno necessariamente ricercate, come è già accaduto, all’interno della struttura comunale.

Pensavamo che la lezione fosse servita, ma per le amministrazioni, passate e presenti, a quanto pare non l’hanno imparata.

Per quanto riguarda le tariffe del servizio idrico, l’attuale amministrazione a settembre 2017 ha provveduto ad aumentarle di oltre il 50%, modificando la precedente delibera della giunta Tenuta (gennaio 2017), con i seguenti costi a metro cubo: Fascia 1 da € 0,35 a 0,55; Fascia 2 da € 0,42 a 0,65; Fascia 3 da € 0,80 a 1,25. Le tariffe per il 2018 sono state confermate tal quali, com’è rimasta uguale, da 3 anni a questa parte, la quota per il canone di manutenzione pari a 26,00€, che come abbiamo già detto è illegittimo e non va pagato, se non supportato da un piano di investimento sulla rete idrica.

Consigliamo vivamente ai nostri concittadini di controllare il dettaglio delle bollette dell’acqua, ma anche tutte quelle che arriveranno, e pretendere la rettifica immediata della bolletta secondo il consumo effettivo.

Avevamo dato la nostra disponibilità a verificare se ci fossero problemi di sorta con le tariffe ed il piano finanziario, ma purtroppo abbiamo “predicato nel deserto”. L’assessore al ramo, pagato con soldi pubblici, oltre a preoccuparsi di far risparmiare qualche euro alle disastrate finanze pubbliche inviando le bollette in un’unica busta, si occupi del piano finanziario dell’ente e degli errori contenuti nella bollettazione. Invece di amministrare come il buon padre di famiglia, come promesso in campagna elettorale, si assiste ad atti di imperio, rapporti litigiosi e spartizione di poltrone, tutto questo mentre il paese sembra andare alla deriva.


La malagestione!

Oltre 3 anni fa denunciavamo la scellerata gestione della cosa pubblica da parte della Giunta Tenuta e della sua Amministrazione, oggi torniamo sulla vicenda tributi e sul bando per la raccolta differenziata che ha evidenziato tutta la malafede della passata amministrazione e per confermare che avevamo ragione.

I numeri snocciolati nella relazione dall’assessore Iaquinta, emersi nell’ultimo consiglio comunale ci consegnano questa situazione: ci sono oltre 9300 UTENZE DOMESTICHE (rispetto alle 9100 precedenti)e quasi 1100 UTENZE NON DOMESTICHE (rispetto alle poco più di 300 precedenti). Questo a fronte di una diminuzione continua, negli ultimi 5 anni, sia in termini di abitanti che di attività commerciali.

Le tariffe TARES e TARI calcolate su valori non rispondenti alla realtà, hanno portato, nel corso di questi anni, all’invio di bollette sballate a danno dei cittadini, cosa che diciamo già dal 2014.

All’orizzonte si profila un’altra mazzata, visto che il servizio di raccolta differenziata si appresta ad essere di nuovo esternalizzato, e che nel corso di questi 4 anni è aumentato inspiegabilmente. Sullo stesso pesa la spada di Damocle dei famigerati ATO, che dovranno stabilire le tariffe di conferimento nelle discariche (indifferenziato) e per la frazione umida. Visto che la regione Calabria si è tirata fuori dalla partita lasciando campo libero ai comuni consorziati, che sono il più delle volte allo sbando, ci aspettiamo una vera e propria bastonata in tema di tariffe!

Anche sulla vendita degli mezzi per la raccolta dei rifiuti solidi urbani (tre autocompattatori e un mezzo idraulico per la pulizia delle strade, acquistati nel 2011, attraverso un mutuo con la cassa depositi e prestiti) avevamo ragione. La vicenda è venuta fuori in concomitanza con la recente e improvvida sospensione da parte del sindaco Capalbo, dell’affido alla ditta E-Log, che poteva far ripiombare Acri in una emergenza spazzatura come negli anni 2013 e 2014. Nel 2015 contestammo la vendita di questi automezzi perché affermavamo che “in caso una prossima Amministrazione volesse proseguire la strada della differenziata senza l’ausilio di ditte private, avendo già diversi mezzi a disposizione” oppure “potrebbero ritornare utili come noli a freddo o in caso di emergenza quali scioperi o eventi straordinari”.  Inoltre, essendo dei beni mobili registrati, essi dovevano passare dall’avallo del consiglio comunale, cosa che non è avvenuta.

Il consigliere Cavallotti che oggi come allora siede nei banchi della maggioranza, insieme al dott. Viteritti, si opposero alla vendita degli autocompattatori. Cavallotti ha pubblicamente affermato di avere i verbali di quella vendita, e gli chiediamo di renderli noti per accertare se esistono profili di illegittimità. Valuteremo se presentare un esposto alla Procura della Repubblica e al Prefetto, per accertare le modalità e se ci siano stati degli abusi nella vendita.

La salute non attende.

Ci sono voluti anni di intenso lavoro, di incontri con le istituzioni, proposte avanzate a politici, comunicati stampa, per avere finalmente riconosciuto il disagio e le problematiche per la mancanza di assistenza in campo sanitario che si trovano ad affrontare le comunità di montagna e di area disagiata.

Facendo una veloce disamina dei fatti, possiamo dire che dalla precedente amministrazione comunale non siamo stati mai ascoltati, ma anzi combattuti. Ottusamente essa non ha voluto dialogare con i cittadini, perdendo solo tempo e servizi sul territorio. Nonostante ciò caparbiamente abbiamo insistito, sapendo di essere nel giusto. I Risolutori invece dicevano sempre: “va tutto bene”! Abbiamo elaborato delle proposte e richieste di incontro, inviate al commissario Scura ed al presidente regionale Oliverio, senza ricevere risposta alcuna.

Anche durante la campagna elettorale per le comunali del 2017, tutti a ribadire il rilancio dell’ospedale, ma il giorno dopo le elezioni addio buoni propositi. Abbiamo cercato di interloquire fin da subito con la nuova amministrazione portando sul tavolo del sindaco Capalbo le nostre perplessità e i nostri timori sull’ospedale. Si sono tenuti incontri a palazzo Gencarelli e in altre sedi, ma le uniche preoccupazioni del primo cittadino sembravano essere le piattaforme per l’elisoccorso e lo spostamento della SAUB nei locali dell’Ospedale. Sarebbe stata realizzata la “Cittadella della Salute”, punto della campagna elettorale, assolutamente non condiviso da noi della LACA. L’idea di spostare la SAUB nei locali dell’ospedale è una pessima soluzione, perché la struttura ospedaliera è nata per accogliere reparti di ricoveri per acuti, no poliambulatori. Si avrebbe una promiscuità di accessi di cittadini e servizi non coerenti in una sola struttura, e si precluderebbe per sempre un’eventuale rilancio dell’ospedale stesso con l’apertura di nuovi eventuali per i cittadini.

Ci siamo interfacciati con i consiglieri di opposizione (opposizione per modo di dire!) arrivando ad avere un consiglio comunale aperto sul tema Ospedale alla presenza del DG Mauro e dell’allora delegato alla sanità Pacenza, preoccupandoci di far pervenire al presidente del consiglio Fusaro una nostra missiva che illustrava la proposta di rilancio dell’ospedale. Documento che, manco a dirlo, non è mai arrivato in discussione. Non fidandoci, a ragione, del presidente del consiglio, abbiamo fornito la stessa proposta alla minoranza, che ha prodotto l’unico documento poi votato e approvato dall’assise, che ha accantonato l’idea della cittadella sanitaria.

Dopo il consiglio comunale aperto, l’opposizione si è come volatilizzata, ritornando “in vita” solo nel periodo delle ultime elezioni politiche, ma dopo oltre un anno, non si vedono né si sentono. Abbiamo più volte interloquito con il nuovo direttore sanitario, dott. Cozzolino, appellandoci a lui in virtù della sua storia personale e politica. E’ stato aperto e favorevole a tutte le nostre proposte, E’ stato aperto e favorevole a tutte le nostre proposte, concorde con noi che la soluzione di spostare i locali della SAUB presso l’ospedale non era delle migliori, concorde anche a far ripartire le attività chirurgiche multidisciplinari come l’ortopedia artroscopica e chirurgia dalla mano, l’endoscopia urologica, la piccola chirurgia oncologica con il supporto dell’ambulatorio oncologico, la chirurgia ginecologica, l’abbattimento delle liste di attesa per gli ambulatori, e la risonanza magnetica attiva tutti i giorni ecc.. 

Finalmente qualcuno ci ascolta: incontriamo i parlamentari 5 stelle, la sen. Abate, l’on. Sapia e l’on.  Forciniti. Visitiamo l’ospedale ed esponiamo loro dettagliatamente la nostra proposta politica di rilancio degli ospedali di area disagiata e di montagna. I 5 stelle si sono impegnati a portare le nostre istanze sui tavoli della commissioni sanità, ad interloquire con il ministro Grillo per una rimodulazione dei servizi e per un eventuale intervento sul Piano Sanitario Nazionale.

Ci teniamo a dire ai cittadini che le nostre rimostranze sono senza colore politico e la nostra associazione senza nessun padrino di appartenenza politica. Nonostante ciò, siamo riusciti a portarli sui tavoli istituzionali nazionali, ma non ad avere interlocutori locali. “Politicanti” del “ci penso io” o meglio “oggi ci sono io e comando io che tengo a cuore le sorti del nostro ospedale sempre per le logiche qualunquistiche”.

Grazie politici locali e regionali di ieri e di oggi, grazie di aver causato tanta sofferenza ai cittadini acresi e calabresi che per curarsi dignitosamente devono emigrare altrove. La LACA vi ringrazia per il vostro egoismo, per una città sempre più deserta e per non avere la lungimiranza per un futuro migliore. GRAZIE!

La visita dei parlamentari M5S

Dopo la visita dei parlamentari cinquestelle, la LACA, continua il suo impegno, per portare all’attenzione dei cittadini la problematica sanitaria sul territorio. La Calabria ha notoriamente un sistema sanitario regionale commissariato e con un deficit di centinaia di milioni di euro, con debiti imputabili alla malagestione e ad una politica clientelare che ha fatto lievitare i costi dei servizi abbassando e nel contempo le prestazioni sanitarie che attualmente non soddisfano i LEA. L’attuale modello prevede ospedali Hub, Spoke, Generali, e di Area Disagiata, non è in grado di dare prestazioni sufficienti ai cittadini. E’ necessario considerare un nuovo modello di rete ospedaliera che parte dai piccoli Ospedali di area disagiata, che dia dignità e nuova speranza a chi oggi deve migrare per curarsi. Per noi, va cambiata innanzitutto la denominazione di “Ospedale di area Disagiata”, ormai superata, e l’ospedale di Acri inserito nella rete degli ospedali per ACUTI, e poter effettuare ricoveri ordinari con l’apertura di reparti di degenza. L’idea è quella di realizzare uno SPOKE DI MONTAGNA, a Media-Bassa intensità di cure, con il coinvolgimento di altre realtà, ad esempio quella di San Giovanni in Fiore. Questa nuova tipologia ospedaliera deve essere dotato di autonomia gestionale e economica, al fine di garantire continuità e qualità delle prestazioni da erogare. Va necessariamente inserito va inserito in un nuovo contesto di organizzazione sanitaria regionale, ed Acri può diventare un nuovo polo chirurgico. Vanno dislocate tutte quelle attività multidisciplinari che attualmente intasano gli Hub e gli Spoke della provincia di Cosenza. Così facendo si libererebbero gli spazi e le possibilità per poter curare malattie cardio-chirurgiche, neuro-chirurgiche, cardiovascolari, polmonari e tante altre che nella nostra provincia mancano.

Negli ospedali periferici come lo Spoke a media complessità come potrebbe essere quello acrese, si può pensare alla multisciplinarietà di chirurgia introducendo nuove specialità come la Ginecologia (oncologica e infertilita della donna), l’Ostetricia con punti nascita inferiori a 500 parti annui, oculistica in DH, Endoscopia dell’addome e interventi programmati, Otorino, Ortopedia e artroscopia, Dermatologia, Urologia. Naturalmente, considerata la complessità dell’organizzazione di reparto, essa dovrà essere potenziata in termini di posti letto (60-80), di risorse umane e strumentali, con una propria autonomia organizzativa con un direttore di struttura multidisciplinare e responsabili di struttura. Può essere improntato un polo medico con la creazione di nuove branche come Neurologia e riabilitazione motoria, Endocrinologia, Geriatria e riabilitazione, Medicina dell’obesità, ecc.. I parlamentari pentastellati hanno preso preciso impegno verso il nostro territorio garantendoci che si faranno da tramite con il ministero della salute portando le nostre istanze. La Regione Calabria dovrà impegnarsi a sviluppare questa nuova tipologia di rete ospedaliera con un nuovo PSR, e al mantenimento dei punti nascita degli ospedali più piccoli in territori di montagna, con riferimento alle norme per la tutela e salvaguardia della salute pubblica dei cittadini. Il nuovo atto aziendale dell’ASP di Cosenza, dovrà tenere conto di questa nuova tipologia di Spoke di Montagna di Media Complessità, per la salvaguardia di questi territori e per fornire prestazioni sanitarie di pari livello ai cittadini residenti. Tutto ciò deve partire dalla politica, riaprendo un dibattito a livello nazionale e regionale per ripensare un nuovo sistema di assistenza soprattutto quella ospedaliera. Facciamo appello alla politica perché si adoperi finalmente per risolvere le problematiche del nostro sistema sanitario ormai allo sbando.

Ospedale di Acri

E’ ormai un lustro di impegno constante da parte di un comitato di cittadini prima, e una associazione poi, in difesa della sanità ad Acri. Anni di battaglie, in cui più volte sono avanzate proposte per il rilancio dei servizi sanitari sul territorio, per far sì ci si possa curare in modo dignitoso e avere prestazioni di qualità. Per il raggiungimento di questo obiettivo, abbiamo chiesto e ottenuto un incontro con una delegazione di parlamentari 5 stelle, gli on.li Sapia e Frociniti e la sen. Abate, lo scorso 3 novembre.

Dall’incontro e dall’ispezione presso l’ospedale cittadino che ne è seguita, è risultato evidente la situazione disastrosa in cui versa la sanità in Calabria, ed in particolare ad Acri, causata da anni di mala gestione, dallo sperpero di risorse, che ha visto privilegiare la sanità privata a discapito di quella pubblica.

Per noi i responsabili di questo sfacelo vanno ricercati tra chi poteva fare e non ha fatto, e chi oggi ha ruoli direttivi e di controllo. Il presidente Oliverio, che aveva giurato di incatenarsi davanti al ministero a Roma; il commissario Scura, che tutto a fatto salvo adottare misure favorevoli per le zone disagiate di montagna; il direttore generale Mauro che nel consiglio comunale aperto di più di un anno fa, ha proferito le proverbiali “promesse da marinaio”; il sindaco Capalbo, che ha detto che “la salute viene prima della politica” e che avrebbe fatto tutto il possibile per questo territorio, perfino mettersi a capo di un corteo di cittadini e marciare verso la regione!

Purtroppo a tutt’oggi viviamo in una fase di stallo in cui è stato realizzato poco o nulla di quanto promesso: eccezion fatta per l’ambulatorio di Oncologia che funziona in maniera eccellente.

Eppure le proposte ci sono, le stesse che abbiamo presentato ai parlamentari 5 stelle. Quelle a breve termine sono l’immediato rilancio della chirurgia multidisciplinare, con l’assunzione di medici chirurghi e anestesisti, l’apertura del reparto di Lungodegenza, riattivazione dei servizi di radiologia TAC e RM.

Altre proposte a medio e lungo termine sono in cantiere, ma la politica locale, invece di ascoltare la voce dei cittadini fa demagogia e cerca di nascondere “la polvere sotto il tappeto”. Una politica sorda e miope, che non ascolta il lamento della popolazione che chiede servizi sanitari efficienti e che non vede il disagio dei cittadini. A questi ultimi, non resta altro che vedere come organizzarsi e decidere il da farsi per far valere i propri diritti.

Libera Associazione Cittadini Acresi

Work in progrss

La Libera Associazione cittadini Acresi nasce nel 2015 da un gruppo di persone che non vedendo rispettati i propri diritti decidono di scendere in campo per la difesa degli stessi, prima con la costituzione di un comitato spontaneo, poi in seguito trasformatosi in associazione.

Il confronto tra associazioni: la sintonia tra L.A.C.A. e “Sanità è Vita” ONLUS.

Il giorno 13 settembre scorso, si è tenuto un incontro tra la Libera Associazione Cittadini Acresi e l’associazione ONLUS “Sanità è Vita”, due associazioni no profit impegnate da anni a difesa degli ospedali dei loro comprensori, la Presila ed il Tirreno cosentini. All’incontro, al quale erano presenti i presidenti, Toscano e Cozza, oltre ad alcuni membri dei rispettivi direttivi, si è discusso dell’attuale situazione in cui versano gli ospedali di Acri e Praia a Mare, nonché delle iniziative da intraprendere per il loro rilancio.

L’ospedale di Praia a Mare, ridotto a Centro di Assistenza Primaria Territoriale (CAPT) per effetto del piano di rientro, con l’ultima sentenza del Consiglio di Stato n. 1153/2017, che ha nominato un commissario ad acta per dare esecuzione al giudicato della sentenza n. 2576/2014, deve essere ripristinato con i servizi ed i reparti che aveva in precedenza alla chiusura. “Risulta prioritario – hanno affermato gli esponenti dell’associazione “Sanità è Vita” – il ripristino della sala operatoria ed pieno il recupero della funzionalità del presidio di PS”. Si è evidenziata anche l’anomalia della RM, istallata oltre un anno fa, ma non operativa per mancanza di personale.

“L’ospedale di Acri, – affermano i componenti della LACA – punto di riferimento nella provincia cosentina prima del piano di rientro, è passato da 120 posti letto a non più di 50, e da ospedale per acuti a quello di area disagiata, con la perdita di reparti e di competenze acquisite in oltre 30 anni di attività”.

Entrambe le associazioni concordano sul fatto che il piano di rientro, ha fatto sì che venissero applicate per lo più le parti negative dei decreti commissariali e di rado quelle in cui era previsto un miglioramento dell’offerta sanitaria.

“Nella riorganizzazione della rete ospedaliera, non sono state tenute in considerazione le peculiarità dei territori, col risultato che i calabresi non si possono più curare dignitosamente, e in molti sono costretti ad andare fuori regione”. “Risulta necessario – continuano i componenti delle associazioni – eliminare la tipologia di ospedale di area disagiata, inserendo a pieno titolo entrambi i nosocomi nella rete ospedaliera regionale tramite la rimodulazione dell’offerta sanitaria”. “E’ ormai evidente che l’attuale modello HUB–SPOKE adottato è risultato fallimentare, non in grado di garantire assistenza adeguata ai cittadini calabresi.

Gli Ospedali di area disagiata come Acri e Praia a Mare inseriti nella rete degli ospedali per acuti potrebbero invece eseguire prestazioni di media – bassa intensità di cure, in modo da non gravare sugli Hub e Spoke di riferimento ormai al collasso.

I rappresentanti delle associazioni, infine, di comune accordo fanno appello alla politica locale (sindaci e presidente regionale) e nazionale (deputati, senatori e ministro della Salute), affinché ridiano ai calabresi la dignità di curarsi nel proprio territorio, con l’adozione di un nuovo modello di rete ospedaliera efficiente e funzionale.

A conclusione dell’incontro, sono state definite le prossime iniziative da intraprendere in maniera unitaria, per far sentire la voce dei cittadini ed il disagio che essi stanno vivendo.

Cambiano gli orchestrali, ma la musica rimane la stessa!

Apprendiamo con estrema preoccupazione che, dal primo di ottobre prossimo, i servizi del poliambulatorio di via Julia saranno spostati progressivamente presso il P.O. “Beato Angelo”.

Come associazione a difesa dell’ospedale cittadino, siamo stati sempre assolutamente contrari a questa soluzione perché non funzionale e soprattutto deleteria per la struttura ospedaliera: l’ospedale deve essere ospedale! A tal proposito, avevamo avuto rassicurazioni da parte del DS Cozzolino, sull’intenzione di stipulare un accordo con il commissario straordinario di Calabria Verde, sullo spostamento temporaneo degli ambulatori presso i locali di piazza San Domenico ad Acri, ma evidentemente manovre politiche, tra l’amministrazione comunale, provinciale (ASP) e regionale, di cui non cogliamo il senso, stanno facendo sì che vengano adottate soluzioni con effetti deleteri per il futuro del nosocomio acrese. La presenza degli ambulatori specialistici, non garantirà in alcun modo il miglioramento delle prestazioni ospedaliere, in quanto sono di natura diversa. Infatti, gli specialisti hanno contratti di consulenza per un giorno a settimana, per metà giornata, solo per visite programmate, quindi è impensabile possano dare una qualsiasi miglioria concreta alle prestazioni ospedaliere con queste modalità.

Altro punto dolente è la gestione degli spazi all’interno dei locali dell’ospedale: si avrà inevitabilmente una commistione tra pazienti ricoverati, i loro familiari, consulenti e pazienti esterni che accedono agli ambulatori.

Per noi, la destinazione “naturale” del terzo piano dell’ospedale è quella di ospitare il servizio di riabilitazione che dovrà affiancare il reparto di Lungodegenza con 15 posti letto, la cui realizzazione, come già stabilito nel decreto commissariale e nell’atto aziendale, non può più attendere.

La parola d’ordine sembra sempre la stessa: “a costo zero”. Infatti, per poter spostare gli uffici comunali da palazzo Gencarelli, inagibile, prevedendo una sede temporanea che magari diventi definitiva, senza spendere soldi. Quale destinazione migliore del poliambulatorio di via Julia, dopo averlo adeguato sismicamente? Ma per far ciò occorre spostare gli ambulatori altrove, e tenerli lì a tempo indefinito.

E’ ormai evidente che l’intenzione degli amministratori locali è stata sempre quella di far rimanere il poliambulatorio all’interno dell’ospedale, come peraltro ribadito in campagna elettorale, con la creazione dell’improbabile “cittadella della salute” frutto di un’idea distorta, partorita da chi non ha a cuore le sorti del nostro ospedale, ma solo ambizioni personali. A nulla sono valse le nostre richieste a questa amministrazione, da un anno a questa parte, a partire dal consiglio comunale aperto del 2017, per far sì che il nostro ospedale non diventi una RSA come invece rischia seriamente di divenire, con questa politica. A che servono sindaco, consiglieri e assessori, se occorre solo gestire l’ordinaria amministrazione senza una reale impronta che serva a rilanciare con coraggio il nostro ospedale, nonché il nostro territorio?

Facciamo appello alle forze politiche di minoranza, a tutte le associazioni, ed ai cittadini, affinché non assistano inermi al depauperamento definitivo del nostro nosocomio.

Chiediamo, infine, al DS dott. Giacomo Cozzolino, di rispettare gli impegni presi ed opporsi con ogni mezzo a chi vuole affossare ulteriormente l’ospedale.

Noi saremo sempre dalla parte di chi vuole difendere realmente i servizi sanitari sul nostro territorio.

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