Libera Associazione Cittadini Acresi

Sito della Libera Associzione Cittadini Acresi

Direttore, questo sconosciuto

A seguito dei fatti inerenti i rifiuti presenti nel nostro presidio ospedaliero, la Direzione Sanitaria dello stesso ha ritenuto, tramite proprio comunicato stampa, fare delle rettifiche doverose sull’accadimento, tirando in ballo sigle e movimenti, dove, secondo questa visione, “si nascondono signori in cerca di visibilità e che non hanno a cuore le sorti del nostro nosocomio”.

Ricordiamo all’autore dell’articolo, il quale ben sa che il movimento e la sigla che ha sollecitato la rimozione della spazzatura nel recinto dell’ospedale è la LACA, tanto valeva citarla direttamente. La Libera Associazione Cittadini Acresi agisce su impulso dei cittadini, che stanchi di disservizi, soprusi e cattiva gestione amministrativa, denunciano attraverso l’associazione. La LACA, verifica e mette in atto procedure, prima di mediazione con gli organismi responsabili e poi di denuncia in caso di non ascolto di da parte di questi. Non cerchiamo visibilità, facciamo le cose perché abbiamo a cuore il nostro territorio.La LACA per sua tradizione si mette sempre a disposizione dei cittadini e delle istituzioni, proponendo collaborazione e supporto. Abbiamo chiesto collaborazione alle autorità sanitarie aziendali e comunali, ma abbiamo trovato, tranne che in alcuni casi, un muro di gomma. Abbiamo proposto piani di rilancio dell’ospedale, ma siamo stati ridicolizzati. Pertanto non ci si venga a dire che non teniamo a cuore le sorti della nostra struttura sanitaria.

Non nutriamo odio politico verso nessuno, perché non siamo una struttura politica, ma questo non può essere capito da chi è abituato a vivere di odio politico e rappresaglia, cercando di “guardarsi le spalle” per non essere pugnalato. Ci viene in mente la frase di Pietro Metastasio, poeta e drammaturgo del XVIII secolo:“Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura”, a significare la tendenza di chi giudica gli altri secondo il proprio modo di agire.

Ma veniamo ai fatti. E’ indubbio che esistevano cumuli di spazzatura accatastati nel recinto dell’ospedale, miracolosamente rimossi il giorno dopo, appena andato in onda il servizio del TGR Calabria del 12 gennaio scorso. Cumuli di spazzatura portata in giro dal vento dai siti di stoccaggio, giacente da settimane nel recinto dell’ospedale. Il materiale proveniente dal reparto Covid, pur se stoccato in appositi contenitori di cartone, con tanto di data e sito di provenienza e con la dicitura rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, fuori dai tanto decantati siti di stoccaggio ed alla mercé di chiunque, ed esposto alle intemperie. Il sito di stoccaggio dei rifiuti è oggetto di videosorveglianza, quindi è relativamente semplice controllare chi dall’esterno accede all’area.

A questo punto, alcune domande sono d’obbligo. Esiste o non esiste una ditta che si occupa della pulizia e cura del cortile dell’ospedale? Se sì, chi controlla che questa esegua periodicamente il proprio lavoro? E’ stato detto che c’era un mobile e delle ossa di maiale, portati da gente fuori dall’ospedale, nulla in confronto con i cumuli di spazzatura accatastati, sono state presentate denunce agli organi competenti? Chi controlla le telecamere di sorveglianza dell’area?. Come può del materiale proveniente dal laboratorio analisi essere depositato a terra nei pressi dei garage dei mezzi dell’ospedale e del 118?. Il direttore sanitario o chi per lui la mattina fa un giro di ispezione oppure no. Se sì, come mai non nota tale abuso?

Cosa controlla la direzione sanitaria? “Direttore” dove sei? Ma soprattutto chi sei? Dott. Carino, Dott. Cozzolino, o chi per loro? In 2 anni alla guida della struttura ospedaliera, quali sono state le migliorie apportate al nostro nosocomio?

Alla luce di tutto ciò, e di quello che i cittadini hanno potuto vedere, definiamo grottesche, se non patetiche le precisazioni fatte dalla Direzione Sanitaria, volendo coprire la totale assenza di controllo della stessa, della sicurezza e del decoro esterno della struttura, della quale è responsabile!!

La LACA al contrario, ha dimostrato di tenere a cuore la salute ed il decoro della città, di noi cittadini, e degli operatori sanitari. Noi abbiamo solo agito su segnalazione di cittadini stanchi di vedere tali obbrobri.

La politica locale, poi, è latitante, maggioranza ed opposizione indistintamente. E’ possibile che la gente debba rivolgersi a noi per vedere tutelati i propri diritti e non ai propri rappresentati eletti con i voti del popolo? Questo denota un sempre maggiore scostamento tra la cittadinanza e chi amministra. Vi diciamo e vi esortiamo dimettervi, tanto sicuramente non sentiremo la vostra mancanza. Non abbiamo nemmeno un assessore alla sanità, oppure ne esiste uno “ombra” che non sappiamo chi sia e con il quale non è possibile dialogare proficuamente.

Ora veniamo ai risultati che, nella visione distorta della Direzione Sanitaria, ci vengono raccontati circa ai servizi ottenuti nel nostro ospedale per suo merito.

La situazione attuale è la seguente: un reparto di chirurgia chiuso per fare spazio ad un “Albergo Covid”, 10 posti di chirurgia (day surgery) accreditati barattati e messi in attesa di una riapertura che forse non ci sarà mai.

Il reparto di Lungodegenza tanto declamato e mai aperto, in quanto gli spazi sono stati occupati dagli ambulatori ed uffici della Saub, che crea commistione con l’ambiente ospedaliero.

La risonanza magnetica ferma da luglio scorso, benchè attiva manca un medico responsabile.

La sala per effettuare la terapia oncologica, di cui avevamo chiesto l’apertura, e della quale se ne sarebbero giovati molti malati oncologici, costretti a intraprendere lunghi e massacranti viaggi, non ha visto mai la luce, in compenso è stato chiuso l’ambulatorio di oncologia a maggio 2020, che pur funzionava egregiamente.

 Del primario di medicina non si sa nulla.

Delle 3 postazioni OBI (Osservazione Breve Intensiva) di Pronto soccorso, si sono perse le tracce. Gli altri 4 posti di dialisi promessi, nulla.

Il Turnover del personale andato in pensione, mai sostituito.

Ecco questi sono i fatti di cui va fiero chi ha redatto l’articolo, a volte e meglio tacere e fare la figura dello stupido che aprire bocca e confermare di esserlo.

La sindrome de “Il Marchese del Grillo”!

Magistrale fu l’interpretazione di Alberto Sordi in questo film, in cui dava vita ad un nobile della Roma di inizio ‘800, che, sfruttando i privilegi derivanti dalla propria condizione, sbeffeggiava il potere senza però mai metterlo in discussione, essendone parte integrante. Un nobile che commetteva soprusi verso plebei e gente comune, protetto dal suo status al di sopra della legge. Ma, mentre Sordi impersonava una soggetto di fantasia, anche se ispirato ai costumi dell’epoca, il nostro Padula raccontava di signorotti e “galantuomini”, nella Calabria dell’Italia pre e post unitaria. Padula parlava,da testimone attento e critico, degli accadimenti della nostra terra, delle ingiustizie e delle vessazioni perpetrate ai danni del popolo da chi invece doveva proteggerlo ed emanciparlo.

Passano i decenni, muta il contesto storico, ma certi atteggiamenti perdurano, cambia solo il modus operandi. Ecco che allora taluni personaggi prendono il posto dei signorotti e dei galantuomini. Il potere dinastico sostituito dal potere politico, i latifondisti sostituiti dai portatori di capitali. Il potere viene così esercitato anche attraverso atteggiamenti prevaricatori nei confronti degli oppositori. Il potere sfrutta le tecnologie del proprio tempo. Ecco che allora vengono create “squadre” di ricerca su internet, con l’obiettivo di carpire anche i post di dissenso.

Con messaggi minacciosi, nemmeno troppo velati, ci si rivolge verso chi esprime idee diverse dalla propria, verso quanti ‘osano’ dissentire contro l’operato di lor signori.C’è chi si arroga il diritto di gestire la cosa pubblica come fosse propria, chi abusa della propria posizione per elargire favori invece di far osservare le norme e pretendere il rispetto dei diritti personali inalienabili.

Allora può anche succedere che, in barba alle misure anticontagio, c’è chi festeggia in una saletta privata di un bar del centro di Acri. Quelle stesse persone che dovrebbero far rispettare le norme e le disposizioni anticovid, mentre si assiste al triste spettacolo di attività commerciali chiuse, di cittadini costretti agli “arresti domiciliari” e di lavoratori autonomi ridotti alla fame.

Un popolo impaurito è più facile da controllare, e attenzione… giammai renderlo consapevole delle perverse dinamiche sottese al vile asservimento, serio sarebbe il rischio di provocarne la rivolta contro i gran signori.

Un popolo edotto e cosciente saprebbe ben distinguere il bene dal male, i diritti dai favori, la pratica del buon amministrare dal mero opportunismo, e allora si rivolterebbe contro il sistema rivendicando con tenacia le proprie ragioni, chiedendo conto di tutto ciò che non appare chiaro e trasparente.

Cari concittadini tenetelo bene in mente, abbiate sempre memoria lunga e non accettate prebende!!

<<Acri – scrive Padula – è un paese originale: ha da 12 a 14 mila abitanti, gli uomini vi sono ingegnosi, sobri, provvidi, amanti della fatica e indefessi; le donne belle, ardite, graziose parlatrici e di irresistibile seduzione. Acri ha, insomma, tutti gli elementi per riuscire un bel paese; e non di meno il popolo vi è barbaro, maligno, feroce, privo che egli è dell’educazione religiosa e civile. Non ha la prima, perché il numeroso suo clero non pensò mai a dargliela, ed i parroci furono rape o intesi solo a far denaro; e non ha la seconda, perché disgraziatamente i galantuomini tutt’altro gli diedero che esempi di moralità. Cala il feudalesimo è in tutto il suo rigore, il popolo vi è oppresso, rubato, disonorato; né altrove, quanto ivi è così profondo l’odio della gente minuta contro la gente in falda. E tutte le volte che vi fu rivolgimento politico, il primo grido di quel popolo maligno fu sempre morte ai “galantuomini”. Esso non conosce affatto la virtù della gratitudine, ed uno dei suoi detti è questo: “Bacio la mano del galantuomo, ma gliela vorrei veder tagliata>>.

Marchese del Grillo, il grande Alberto Sordi

Ospedale di Acri, rilancio o passerelle?

L’associazione LACA, che si occupa ormai da 7 anni di sanità nel nostro comprensorio, ricorda che in Calabria ci sono 18 ospedali dismessi o potenzialmente chiusi, Acri è uno di questi. In questi anni abbiamo sempre affermato che il nostro ospedale aveva tutte le caratteristiche tecniche e strumentali per essere di nuovo inserito nella rete degli ospedali per ACUTI, con reparti attivi h24, con la creazione di nuove tipologie di prestazioni sanitarie. Acri ha le potenzialità di una struttura sanitaria all’avanguardia rispetto ad altre sparse sul territorio, in termini di spazi e attrezzature.Di quanto detto, poco o nulla è stato recepito, almeno fino a fine ottobre, quando si è scoperto che va ridata dignità al “Beato Angelo”. Solo ora l’amministrazione comunale, con a capo il sindaco Capalbo, mostra finalmente un reale impegno per il rilancio del nostro ospedale. In questi tre anni e mezzo, molteplici sono state le nostre proposte rivolte all’amministrazione, tutte cadute nel vuoto. Eppure già nel mese di novembre 2019, l’allora assessore alla sanità, Le Pera, aveva dimostrato sensibilità e comprensione sul fatto che le cose nel nostro ospedale non andavano bene, poi però dimissionato per “motivi personali”, per effetto dell’onnipresente assessore ombra.

Allo scoppio dell’emergenza sanitaria, a marzo, avevamo suggerito all’amministrazione comunale, anche rivolgendoci direttamente al commissario Cotticelli, di scegliere Acri come struttura di supporto alla emergenza pandemica Regionale. Come? Ospitando sin da subito i pazienti che necessitano ancora di cure mediche prima di essere dimessi al proprio domicilio, come ad esempio pazienti geriatrici, di medicina generale, con patologie minori (diabetici-ipertesi-oncologici ecc…).

La nostra posizione è stata evidenziata anche nella trasmissione “Articolo 21”, condotta dal giornalista Lino Polimeni, il quale sta portando avanti una campagna di informazione sulla situazione sanitaria calabrese, derivata da un piano di rientro scellerato, politici incapaci e corrotti con il malaffare.

A fine ottobre la Regione si muove, in concomitanza dell’emanazione della Calabria a zona rossa, con le dimissioni di Cotticelli ed il balletto scriteriato del Governo con la nomina del nuovo commissario ad acta. L’altro ieri arriva la fatidica notizia dal Ministero della Salute, il quale autorizza Acri ad ospitare pazienti provenienti da strutture in difficoltà, come l’HUB di Cosenza o gli SPOKE dislocati in Provincia. Segreto di Pulcinella, visto che le disposizioni, che oggi sono operative, sono state già prese dal dipartimento di tutela della salute della regione Calabria il 28.10.2020. A voler pensar male, l’inaspettata eccessiva attività del Primo Cittadino di Acri, già in campagna elettorale da un pezzo, in concomitanza di fatti risaputi, sarebbe a beneficio della propria visibilità.

Ora la scelta è tra chi vorrebbe ospitare il reparto Covid in Chirurgia, come afferma il Sindaco o chi per lui, oppure ospitare tale reparto al 3° piano, perfettamente operativo e funzionante, come invece ci conferma il responsabile sanitario dott. Cozzolino.

Noi siamo dell’opinione che si debbano utilizzare gli spazi dell’ex reparto di Medicina, poiché scegliendo invece di utilizzare la Chirurgia, significherebbe dismetterla definitivamente, forse per attuare un piano che viene portato avanti da tempo.

Ancora una volta siamo qui a chiedere di prendere decisioni oculate, senza contrapposizioni. Chiediamo di tener conto delle richieste effettuate a suo tempo sulla dislocazione della SAUB presso l’ospedale, del piano di rilancio del nostro nosocomio presentato alla commissione Sanità del comune di Acri ed ai consiglieri comunali, di maggioranza ed opposizione. Chiediamo di non perdere altro tempo, di non vegetare come è stato fatto in questi 3 anni e mezzo. Rispondete alle nostre richieste, altrimenti non vi rimarrà che vergognarvi e dimettervi!

Uno, nessuno e centomila… incarichi!

Nonostante il periodo che stiamo vivendo alquanto infausto, siamo felici di sapere che il Nostro, conosciuto come “l’uomo dai mille volti” ed anche “Il Mastrapasqua de noantri”, abbia inanellato un’altra carica da aggiungere al proprio palmarès. Lungamente ricercata ecco che arriva anche quella di “direttore sanitario”. Poco importa se esiste già uno. Infatti, non bastavano quelle di consigliere, presidente, membro di un ordine, formatore, assessore ombra, dottore, responsabile (?), era assolutamente necessario imprimere il suo marchio e la sua volontà, necessaria per il rilancio della sanità acrese. Ci vogliamo complimentare per questo ennesimo risultato. Ci auguriamo che non si fermi qui. In un epoca in cui vige il presenzialismo cronico, una persona che con umiltà ha lavorato in maniera trasparente per la collettività, senza clamore, che non ama apparire, merita di arrivare alle più alte cariche nazionali, finanche ministro della Salute!

Ad maiora!

Acqua santa, acqua benedetta…

Viene da dire agli acresi aprendo il rubinetto,vedendolo tristemente inerme! Poi, ognuno a modo proprio aggiunge altre “osservazioni” personali, ma queste è meglio non riferirle!

Chi ora ha qualche capello bianco ricorderà sicuramente la conquista, qualche decennio orsono, di avere l’acqua corrente nelle case, oggi, nell’anno 2020, sono ancora molti i cittadini devono fare i conti con la mancanza del prezioso liquido, nonostante i progressi e i sacrifici compiuti da chi ci ha preceduto: una vera e propria involuzione.

Molti cittadini sono stati costretti ad installare, a proprie spese, delle cisterne per avere un po’ d’acqua, non da bere ovviamente, ma solo per uso quotidiano.

Cambiano le amministrazioni, ma quello che non cambia sono i disservizi legati all’erogazione dell’acqua, anzi sono peggiorate con il passare degli anni. Per contraltare riscontriamo un aumento regolare delle tariffe, come si può facilmente evincere consultando le delibere di consiglio comunale.

Interrogato su un tale fenomeno, il sindaco Capalbo,non trova meglio che spiegarlo con “motivazioni” di carattere normativo. Il Primo Cittadino dimentica forse che non siamo in tribunale, questa è la realtà, è la vita delle persone. Dal rubinetto non esce nulla. Al posto di acqua pulita e potabile, solo aria!.

Che fine ha fatto il tanto declamato finanziamento di oltre 2 milioni di euro per il rifacimento della rete idrica, che ogni tanto il Sindaco tira magicamente fuori, del quale non è stato speso un solo centesimo di cui se n’è perso traccia? Non sappiamo se e come verrà speso, visto che da una stima di massima, per rifare l’intera rete idrica cittadina, ci vorrebbe almeno il triplo dell’importo stanziato. Ci auguriamo che non si faccia come i soldi per l’asfalto, posato in alcune zone, mentre in altre ancora i cittadini ancora aspettano, cercando di evitare le buche!

Intanto,ancoranon esiste una mappatura accurata della rete idrica, né unagestione corretta dei pozzi, pagati e scavati con fondi comunali. Parrebbe, anche che alcuni di questi pozzi non siano più nella disponibilità del Comune, perché requisiti abusivamente da privati.

Eppure, oltre 4 anni fa, l’attuale Sindaco aveva abbracciato la causa dei cittadini esasperati dai continui disservizi,ma sembra che,una volta oltrepassata la soglia di palazzo Gencarelli, i buoni propositi si siano dissolti nel volgere di un rimpasto di giunta e l’altro.

Allora ci chiediamo: qual è lo scopo di una amministrazione, quello di migliorare le condizioni di vivibilità di un territorio oppure di gestire l’ordinaria amministrazione? Nel secondo caso, farebbe sicuramente meglio un commissario prefettizio.

In considerazione del fatto che non usufruiamopienamente del servizio idrico,tanto varrebbe non pagare le bollette che ci vengono recapitate di anno in anno, per il disservizio accertato. La LACA possiede una corposa documentazione sul tema, che mettiamo volentieri a disposizione di chiunquevoglia il pieno rispetto delle clausole contrattuali.

Tempo addietro avevamo chiesto all’assessore al ramo, avv. Abbruzzese (da notare un avvocato con delega al Bilancio!), di motivare la quota fissadi €26 posta su ogni contatore (importo fisso da 4 anni a questa parte), ma mai richiesta fu tanto vana.Come vengono impiegati i soldi per la manutenzione? Domande che restano senza spiegazione, come rimangonosenza spiegazione gli aumenti delle tariffe del servizio idrico,costanti di anno in anno.

Altra nota dolente è da ascrivere alla Sorical, il“carrozzone regionale”, ora in liquidazione, che non eroga pienamente il servizio richiesto ai cittadini,tanto nel periodo estivo quantoin quello invernale, con le motivazioni più disparate. Ci risulta che gli uffici competenti trasmettono i corrispettivi alla Sorical, anche in presenza di disservizi imputabili alla stessa società.

Il sindaco Capalbo dovrebbe alzare la voce verso i responsabili regionali, ancor più in considerazione del fatto che lo stesso fa parte della altrettanto triste Autorità Idrica della Calabria (AIC), mai decollata. Il Sindaco, deve difendere gli interessi degli acresi, invece di attaccarli solo perché protestano per la mancanza d’acqua dalle loro case, un disservizio che va avanti ormai da diversi anni e che in questi tre anni e mezzo di amministrazione è peggiorato. VERGOGNA! DIMETTETEVI!.

Corsi e ricorsi storici

Ogni tanto, in periodi particolari, constatiamo che la politica si ricorda che esiste un problema sanitario ad Acri. Per noi, invece, che ci stiamo occupando del rilancio del nosocomio acrese da oltre 6 anni, vedere un tale sciacallaggio mediatico, da parte di chi ha adottato pedissequamente un modello di malapolitica, incapace di cogliere le istanze dei cittadini, fa davvero ribrezzo. Per questo, da semplici cittadini ci stiamo chiedendo cosa sta facendo realmente la politica locale per l’ospedale, oltre alle solite passerelle. Ad oggi constatiamo che ufficialmente non esiste un assessore alla sanità, poiché il Sindaco ha avocato a se la delega. Come mai questa delega così importante non è stata assegnata ad una personalità di spicco, un tecnico, un medico, un operatore sanitario, ma trattenuta dallo stesso sindaco? Non esisterà forse un assessore occulto, che lavora con “umiltà” nell’ ombra. In 3 anni e mezzo, quali sono state le migliorie apportate al nostro nosocomio? Verifichiamo che ancora la chirurgia è ferma al palo, ferme il servizio TAC e la risonanza magnetica, quest’ultima inaugurata in pompa magna, della Lungodegenza nemmeno l’ombra, del primario in Medicina nulla. Poi, c’è stato riferito che si verificano episodi legati all’erogazione di prestazioni sanitarie su interessamento di qualche operatore sanitario, che pare faccia il bello e il cattivo tempo all’interno dell’ospedale.  Tutto questo nel silenzio di chi invece dovrebbe controllare, in primis il responsabile sanitario Dott. Cozzolino, appena reintegrato. Non siamo soliti dare adito alle voci che aleggiano sull’operato amministrativo del P.O. di Acri, ma forse la Procura della Repubblica potrebbe indagare per verificare cosa effettivamente accade, e se ci sono delle possibili anomalie. Come cittadini siamo stanchi e nauseati, soprattutto adesso che, per effetto del pandemia legata al coronavirus, siamo confinati in casa, senza possibilità curarci in maniera adeguata perché il nostro ospedale è stato depauperato in maniera sconsiderata. Adesso apprendiamo che si vuole andare a Roma, a protestare. Una delegazione di sindaci vuole portare il disagio di un comprensorio all’attenzione del ministro Speranza. Diciamo, meglio tardi che mai!  La LACA abbracciò questa iniziativa ad ottobre dello scorso anno, infatti una delegazione del direttivo la propose al Sindaco, che bene ricorderà, che gli avevamo esposto che saremmo stati disposti ad andare anche in piena emergenza coronavirus, con le dovute precauzioni ovviamente, con il Sindaco a capo di una delegazione di cittadini arrabbiati. Si propose, anche, di organizzare attraverso l’ANCI una carovana di pullman, diretta a Roma, per protestare sotto al ministero della Sanità. A parte le solite promesse, fingendo di sposare la causa, il tutto si risolse nell’assordante silenzio in cui ci ha abituato questa Amministrazione. Adesso si ripropongono a proprio beneficio elettorale idee non proprie, portate avanti per la propria visibilità. Vergogna, dimettetevi!!!  Da cittadini ci chiediamo: la politica deve rispondere ai cittadini oppure forse ad un comitato d’affari che opera solo per se stesso?.

Ora ci rivolgiamo ai nostri concittadini, anche loro stanchi di questi giochi di potere e delle prese in giro. E’ ora di far valere i propri diritti. E’ ora di alzare la voce. Da quando siamo nati come associazione, il nostro motto è sempre stato “chi non protesta non ha il diritto di lamentarsi!”.

Covid, la Laca raccoglie richieste di sgravi fiscali

La Libera Associazione Cittadini Acresi, con sede in Acri alla via Giorgio De Chirico n° 61, porta a conoscenza della cittadinanza che, alla luce della passata e presenteemergenzadovuta all’epidemia da Covid-19, e per effetto dell’emanazione della zona rossa per la Calabria a partire dal 5 novembre, sta avviando una campagna di richieste di sgravi fiscali inerente tasse ed oneri comunali, oltre a richiedere aiuti economici presso la Regione e/o il Governo Nazionale, per le attività commerciali ed i cittadini messi in difficoltà dalla pandemia. Si fa presente pertanto che tutti i cittadini e le attività commerciali, che stanno subendo disagio economico dovuto al fenomeno pandemico, si possono rivolgere al presidente dell’associazione, signor Vincenzo Toscano, oppure scrivendo alla casella di posta elettronica laca.acri@gmail.com. Gli interessati dovranno far pervenire entro il termine del 15 novembre prossimo una comunicazione per iscritto, in modo da poter formulare una richiesta univoca da inoltrare ai rispettivi enti amministrativi.

A munnizza, benimia!

La gestione del ciclo dei rifiuti è sempre stato un rebus per le amministrazioni pubbliche. In primis la Regione,che dopo la riforma del Titolo V della Costituzione (2001),alla quale spetta l’organizzazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, che ormai agisce da oltre 30 anni in situazione emergenziale senza una chiara strategia e con un piano rifiuti che è risultato assolutamente fallimentare: vedi la creazione dell’ATO, degli ARO e l’individuazione dei siti per la realizzazione dei cosiddetti ecodistretti.Con la rimodulazione delle tariffe da parte della regione, a dicembre 2019 (giunta Oliverio), i comuni virtuosi come Acri, hanno subito una vera è propria stangata. In secondo luogo i comuni, che comunque possono con una certa autonomia organizzare. Abbiamo poi, discariche pubbliche quasi tutte chiuse e con discariche gestite da privati, senza nessuna trasparenza, che fanno spesso il bello ed il cattivo tempo. In tutto questo si inserisce la criminalità organizzata. E’ indubbio il fatto che il business della spazzatura, come anche lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi (vedi terra dei fuochi), è oro per le eco mafie: si vedano anche i roghi di origine dolosa scoppiati a distanza di poco tempo presso impianti per il trattamento dei rifiuti. Ma qual è la situazione nella nostra città?Ad Acri la RD è partita nel febbraio 2015, dopo che l’azienda E-log ha vinto l’appalto (unica partecipante tra l’altro), arrivando a regime nel maggio dello stesso anno. La maggioranza degli acresi ha dimostrato maturità, rispondendo bene, a questo servizio, segno che se i cittadini vengono messi nelle giuste condizioni le cose funzionano. Già allora però, avevamo sollevato delle perplessità alla giunta Tenuta, soprattutto riguardo al numero di utenze (domestiche e non domestiche) che non corrispondevano alla realtà, e che provocava un aumento della tariffa per lo smaltimento illegittima: il tempo ci ha dato ragione. Da capitolato d’appalto, la E-log doveva raggiungere il 50% di raccolta differenziata dopo sei mesi ed il 65% dopo un anno dall’avvio del servizio. Percentuali che riesce quasi a toccare, ed alla quale non vengono chieste le penali per il mancato raggiungimento degli obiettivi, pari all’1% dell’importo di aggiudicazione per ogni unità percentuale inferiore al 65%, ma facciamo finta di sorvolare. Dopo 3 anni, tra altri e bassi, con una gestione non proprio trasparente del servizio, con la percentuale di RD che si attesta sempre (casualmente?) intorno al 65%, l’azienda riceve un interdittiva(poi successivamente ritirata) nel gennaio 2019, con conseguente revoca ed affido diretto ad un’altra ditta, la Ecoross. Veniamo ai giorni nostri. La stessa Ecorosssi è aggiudicata nel frattempo il nuovo bando (dicembre 2019).

Ci poniamo allora alcune domande purtroppo rimangono ancora senza risposta:

Come mai il calendariodella raccolta differenziata è ormai un lontano ricordo? Le spiegazioni alla “supercazzolaprematurata” dell’assessore all’ambiente Franca Sposato, non convincono noi cittadini alle prese con il controllare giornalmente le comunicazione dell’ufficio comunale preposto e a tenersi la “munnizza” a casa anche per 10 giorni di fila. Ciò potrebbe configurarsi come interruzione del servizio, come da art. 35 regolamento comunale I.U.C..

Altra domanda che sorge spontanea: come mai nei giorni festivi i rifiuti non vengono raccolti? Forse perché la ditta affidataria utilizza meno personale di quanto necessario oppure perché non vuole pagare gli straordinari per i festivi? Alla luce della normativa sulla sicurezza, gli operatori lavorano in condizioni ottimali? Sono previsti 2 operatori per ogni mezzo?

Ed ancora: come mai le percentuali di RD si attestano intorno al 65% da 5 anni a questa parte? Si sa che per avere un risparmio per le tasche dei cittadini la percentuale di indifferenziato dovrebbe essere ridotto al minimo, come anche la parte umida (organico), che paghiamo profumatamente. In 3 anni e mezzo di amministrazione Capalbo, non è stato fatto nulla per ridurre le tariffe, che invece aumentano in media di quasi il 20%. La bravura di una amministrazione si vede da questo, altrimenti tiriamo solo a campare.Continuiamo: quali controlli esercita il Comune sulla ditta appaltante per il rispetto delle norme? Da bando di gara sono previste conferenze con la popolazione, campagne di informazione, monitoraggio del servizio, pubblicazione costante dei risultati.

Perché è stato concesso l’utilizzo della Sale delle Colonne di palazzo Sanseverino-Falcone, spazio pubblico in un immobile storico e di pregio, vietato per altri eventi, alla Ecoross a mò di magazzino, anche se provvisorio? Non è forse la ditta appaltatrice a dover provvedere, in autonomia, a reperire gli spazi. Su questo gli assessori al ramo (il duo Bonacci-Sposato) sembrano in bambola, come un po’ tutto l’amministrazione comunale. Come al solito i cittadini pagano le conseguenze di tanta improvvisazione.

Perché è stata liquidata un’anticipazione di spesa a “Calabria Maceri e Servizi SpA”, con determina n. 106 del 25/09/2020, del responsabile del settore, ing. Notte, la cifra di €306.811,04 come imposto dalla delibera di giunta n. 75 del 19/08/2020 che ratifica la convenzione tra comune di Acri e Calabria Maceri? Chi controlla che le tonnellate conferite presso l’impianto corrisponda davvero a quello attestato dall’impianto di riciclaggio? Non sarebbe forse meglio attrezzarsi per pesare i camion ad Acri per avere poi un riscontro sulle reali entità del servizio?

Ci è stato infine segnalato, che il deposito dei mezzi della Ecoross ha subito 2 incendi negli ultimi 4 mesi, chiediamo alle autorità se è vera questa circostanza.Non vogliamo dilungarci oltre con altre domande che con ogni probabilità rimarrebbero senza risposta, vogliamo solamente dire che siamo ormai stufi di avere a che fare con tanta incompetenza e mancanza di trasparenza!

PS: L’Organismo Straordinario di Liquidazione vorrebbe cercare di incassare i tributi fino al 2016, sarà un autunno caldo…

Link ISPRA

Caro Estinto dove ti colloco? La gestione emergenziale dei cimiteri acresi.

La LACA come ormai è risaputo è al servizio della cittadinanza, la quale raccoglie le sue istanze e della quale si fa portavoce delle varie criticità che la nostra comunità deve affrontare quotidianamente. Criticità e problemi che a volte si trascinano da anni senza che nessuna amministrazione vi ponga rimedio. Durante questi mesi interessati dal blocco dovuto all’emergenza Coronavirus, e durante l’estate, siamo stati in attesa, ma non siamo stati mai con le mani in mano.

In questo periodo, infatti, abbiamo raccolto la voce dei nostri concittadini che ci hanno sottoposto innumerevoli lamentele, riguardo gli ambiti più disparati. Nel contempo abbiamo cercato di sollecitare l’attuale Amministrazione comunale, cercando di collaborare fattivamente con essa esponendo problemi e proponendo in diversi casi soluzioni percorribili. Purtroppo, ci duole ammettere che l’Amministrazione comunale si è dimostrata cieca e sorda ad ogni richiesta. Il mese di settembre si avvia alla fine, e la mala gestione della cosa pubblica sta venendo fuori in tutta la sua recrudescenza. Sarà forse che gran parte della gestione politica-amministrativa è demandata quasi totalmente ad un unico, solerte ed onnisciente amministratore, che spazia dal campo artistico culturale a quello dei lavori pubblici, allora per forza di cose qualcosa si tralascia.

Partiamo da oggi con questo comunicato, il primo di una lunga serie, mettendo all’attenzione dell’Amministrazione e dei nostri concittadini, che non ne sono al corrente, una serie di problematiche che si verificano puntualmente nei nostri cimiteri.

Il primo aspetto che ci preme sottolineare è sicuramente l’endemica carenza di posti per i nostri cari defunti, che ciclicamente si presenta e che viene affrontata dall’Amministrazione sempre in modo emergenziale. Tale modus operandi sinceramente non lo capiamo. Come non capiamo perché si obblighi i cittadini ad usufruire di un servizio (elettrico) al quale, come tutti i servizi, si aderisce in modo libero e volontario.

Com’è facilmente verificabile, apprendiamo da una serie di delibere del responsabile del settore Lavori pubblici del comune di Acri, che la somma stanziata per i cimiteri presenti sul territorio è di euro 585.839,61 (cinquecento ottantacinque mila ottocento trentanove mila euro), di tale somma ne è stata appaltata, fino ad oggi, circa 63.022 euro poco più di un decimo. Di questi 22.347 euro per il cimitero di San Giacomo e La Mucone, ed il restante, euro 40.675 per quello di Acri, per il quale con questa somma, sono stati realizzati 32 loculi, con un costo unitario per la collettività a loculo di euro 1.271, coperti solo in parte dal prezzo di vendita per singolo loculo richiesto di euro 1.200.

Alla luce di ciò non si capisce come mai l’Amministrazione debba affrontare il problema della carenza dei posti nei cimiteri in modo emergenziale pur avendo una disponibilità economica, di oltre 500 mila euro. Perché non si gestisce il problema in modo preventivo, sapendo che ai noi, nel territorio di Acri ci lasciano in media ogni anno circa 300 nostri cari concittadini, che hanno contribuito al benessere della nostra città e dell’Italia intera? Per queste ed altre ragioni di ordine morale e per i defunti che meritano una veloce e dignitosa sepoltura vi diciamo vergognatevi!!!!

Altra problematica relativa ai nostri cimiteri è il divieto di installazione di lampade votive autoalimentate da parte di privati cittadini sulle lapidi dei loro defunti. Abbiamo appreso questa notizia con sconcerto ed incredulità, abbiamo approfondito e ci siamo messi alla ricerca di una delibera di Consiglio Comunale che avallasse tale ordine, ma non ne abbiamo trovato, viceversa abbiamo trovato un provvedimento, a firma dell’Ing. Notte, responsabile di settore del Comune, che ordina e vieta l’installazione di quando si è detto. A nostro modo di vedere tale provvedimento è illegittimo perché in violazione all’art. 42 TUEL (testo unico degli enti locali), che sancisce le materie di competenza dei consigli comunali, comprese le concessioni dei servizi pubblici, pertanto una siffatta regola doveva essere espressa dal consiglio comunale e non da un funzionario. Ma ormai ci siamo abituati a questo ribaltamento delle competenze, così come ad esempio adottato per il ponte radio Telecom di Settarie, in cui, lo ricordiamo, un’azienda privata potrà installare un’antenna 5G senza che il Comune si sia opposto prendendo in giro la popolazione con scuse e comportamenti ridicoli. Stiamo valutando con dei cittadini, i quali si vogliono opporre a tale obbrobrio, cioè il non potere mettere un cero o una lampada votiva ai propri defunti, se non passando per la ditta concessionaria del servizio elettrico cimiteriale, di intraprendere un’azione legale, anche in sede penale per un possibile abuso di ufficio.

Cari amministratori vi suggeriamo di dimettervi, ne guadagnerete in dignità e farete un grande bene alla nostra Città.

Covid-19, ad Acri c’è sicurezza o no?

Risale a qualche giorno fa la consegna da parte di alcuni componenti della LACA, al pronto soccorso dell’Ospedale di Acri di tute di protezione per covid19. Non vogliamo ripercorrere quanto fatto in questi anni in favore del nosocomio acrese, non è nel costume delle LACA, ma vogliamo solo interrogarci e riflettere sul fatto che forse, se non fosse stato per le donazioni esterne all’azienda sanitaria, avremmo degli operatori sanitari in prima linea e privi degli idonei dispositivi di protezione individuale: altro che eroi, ma carne da macello in prima linea!

Siamo purtroppo giunti a questa amara conclusione perché dalla visita fatta qualche giorno fa, davanti al Pronto Soccorso di Acri, per la consegna della tute, ci siamo resi conto che non esiste uno standard nella dotazione dei presidi di protezione individuale, ma ogni operatore indossa qualcosa di diverso dall’altro e ci è sembrato che ognuno si arrangia come può. Ci chiediamo a questo punto, perché si verifica tale situazione, forse perché non arrivano presidi standardizzati da parte dall’Azienda Sanitaria? Se è così l’Azienda cosa aspetta? In qualità di datore di lavoro dovrebbe fornire i DPI, dispositivi di protezione individuale, adeguati alla situazione. Se così fosse ci troviamo difronte ad una disparità di trattamento senza eguali. Infatti, non sono gli uffici dell’ASP, facenti parte di una medesima Azienda Sanitaria, che si dovrebbero occupare per legge di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro?

E’ allora chi controlla i controllori, sempre solerti ad elevare verbali, giustamente, a chi non difende la salute dei propri lavoratori?

Cosa fanno, e dove sono gli RLS in qualità di rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, cioè coloro che rappresentano e tutelano i diritti dei lavoratori nell’ambito della sicurezza sul lavoro all’interno dell’azienda?

Ricordiamo a chi di dovere che i DPI devono essere forniti dai datori di lavoro ai lavoratori per eseguire determinati lavori pericolosi in tutta sicurezza. Si tratta quindi una speciale attrezzatura che il lavoratore ha l’obbligo di indossare per proteggersi da eventuali rischi prima di iniziare le attività. L’uso dei DPI è previsto dalle norme per la sicurezza del lavoratore e devono quindi essere impiegati quando non vi sono sufficienti misure tecniche di prevenzione e i rischi non possono essere evitati. La scelta di questi dispositivi deve tenere conto di una serie di criteri indicati all’art.79 D.Lgs.81/08. Inoltre, il datore di lavoro o il dirigente, ai sensi dell’art. 18 c. 1 lett. D dello stesso decreto, deve fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e ora, con il D.Lgs. 81/08, il medico competente, pena la sanzione alternativa dell’arresto da 2 a 4 mesi o della ammenda da € 1.500 a € 6.000.

Lavorare in queste condizioni, se la nostra impressione fosse giusta, significa sottoporre chi lavora a rischi inutili e pericolosissimi, ed ingenerare nei lavoratori situazioni da stress di lavoro correlato che si ripercuotono sull’efficienza della prestazione sanitaria nonché sulla salute dei cittadini.

A questo punto, se ciò fosse vero, ci chiediamo perché pagare le tasse e stipendiare direttori generali con stipendi da capogiro, quando poi deve essere il volontariato organizzato o spontaneo a tutelare chi si espone a rischi, insiti del proprio lavoro, a beneficio di un intera collettività? A questo punto sarebbe certamente meglio formare un direttivo e autogestire il nostro nosocomio, faremo sicuramente di meglio e con meno sprechi e con maggiore tutela per chi vi lavora!

Ci domandiamo inoltre se ad oggi siano stati effettuati degli screening, agli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta contro il covid-19, attraverso test sierologici, annunciati in Calabria ma già adottati da molte regioni italiane, nonché tamponi ove necessario. Nonostante apprezziamo il gesto dell’Amministrazione Comunale per aver fornito ottanta test sierologici per rilevare le immunoglobuline prodotte dal virus, ci si chiede questi sono sufficienti per la mappatura dei tutti gli operatori sanitari?

Tutto considerato, ci auguriamo che quando da noi ipotizzato sia soltanto una mera ipotesi legata ad una svista che ci ha portato alla determinazione di una ipotesi inverosimile fondata su di una impressione sbagliata. Comunque indagheremo per capire se questa nostra impressione sia vera oppure no, sempre in difesa di noi cittadini acresi, con la speranza di essere smentiti. Esortiamo anche l’Amministrazione Comunale e quindi il Sindaco, quale massima autorità in materia di igiene e profilassi sul territorio comunale, ad unirsi a noi nel verificare il rispetto della normativa vigente in tema di sicurezza.

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