Sito della Libera Associzione Cittadini Acresi

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Un altro giro di giostra

Ecco che ci risiamo, si torna a votare… altro giro altra corsa! Domenica prossima saremo chiamati a ad eleggere, di nuovo, in meno di 2 anni, i nostri rappresentanti nel consiglio regionale calabrese. E’ un voto importante, perché le decisioni prese a livello regionale ricadono pesantemente nella vita quotidiana dei cittadini, dopo che, oltre vent’anni orsono, la riforma costituzionale ha attribuito alle regioni poteri di legislazione concorrente in molte materie, come ad esempio la tutela della salute (Sanità), la protezione civile, istruzione, ecc.. La riforma, che doveva contenere i costi della politica, ha provocato l’aumento dei centri di spesa, soprattutto al Sud, con un incremento del costo di gestione ordinaria decuplicato nel giro di 11 anni. La Calabria, regione più povera d’Italia, è diventata un enorme carrozzone dove piazzare parenti e amici, o “trombati della politica” nelle varie agenzie o partecipate, come la famigerata Sorical. Per i calabresi le cose in 20 anni sono notevolmente peggiorare, a partire dal SSR che non riesce più a garantire i LEA in nessuna delle 3 aree prese in esame (ospedaliera, distrettuale, prevenzione). Ecco che allora che, tra personaggi vecchi e nuovi “salvatori della patria”, troviamo soggetti dal passato politico tutt’altro positivo. L’ex presidente Oliverio, che ha campato di politica per quasi quarant’anni, oppure l’ex sindaco Tenuta, candidato con il centrodestra, che, tra i molti disastri amministrativi, ha lasciato un comune in dissesto finanziario, bollette pazze, debiti e malagestione della cosa pubblica, arrivando a creare uno stato di conflitto aperto con la popolazione. Come non citare personaggi del calibro di Aieta e Bevacqua, che ad Acri si sono visti solo in occasioni di manifestazioni essenzialmente politiche, appoggiati da sponsor locali, tutti che cercano un altro quinquennio spesati da noi. La lista purtroppo e lunga, tutti in cerca di voti. Ci rendiamo conto che la delusione e l’amarezza per il deserto morale e sociale creato dalle passate giunte regionali, sentimenti che condividiamo pienamente. Nonostante ciò invitiamo i nostri concittadini ad andare a votare, perché non è vero che non serve a niente, servirà per chiedere conto a chi verrà eletto del proprio operato, che in difetto dovrà essere preso “a calci nel sedere”! Allora non scegliete l’amico, il parente, il conoscente, quello che ci ha trovato un lavoretto, sono tutti ricatti sulla pelle della povera gente, votate la persona che ritenete all’altezza di rappresentarci, e perché lo ritenete all’altezza del compito che dovrà svolgere.

“Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”

                                                                                                                                  (Sant’Agostino)

Un imperversante degrado sociale?

Pensavamo che certi fatti fossero ormai relegati ad un lontano passato in quest’epoca che dovrebbe essere culturalmentemoderna e progredita, ma purtropponoi della L.A.C.A. dobbiamo raccontare di spiacevoli episodi accaduti nel nostro territorio, quasi di (stra)ordinaria follia! Siamo rimasti allibiti, sconcertati,nonché schifati, per quanto accaduto nella notte tra lo scorso 12 e 13 agosto ad una normale e rispettabile famiglia residente in Contrada Croce di Baffi a Là Mucone, vittima di un gravissimo atto vandalico: ben 5 pneumatici di due vetture sono stati squarciati con inaudita violenza! L’aspetto più inquietante è che le due auto erano parcheggiate, una in un viottolo pubblico cieco, che conduce all’ex scuola elementare, dove spesso vengono parcheggiate altre autovetture,mentre l’altra nella proprietà privata adiacente l’abitazione della famiglia. Oltre al danno economicamente considerevole, i proprietari sono rimasti inevitabilmente traumatizzati dall’accaduto. Una piccola borgata che fino a pochi giorni fa, poteva definirsi “tranquilla”, ora non lo è più…La maggior parte degli abitanti, anche di altre Contrade, hanno già dimostrato solidarietà e vicinanza alla famiglia vittima di questo gesto orripilante.Le domande, a questo punto, sorgono spontanee: si tratta di un vero e proprio atto intimidatorio? Per quale motivo poi? Si tratta di evento causato dall’imbecillità e dalla viltà degli autori del gesto? Possiamo solo dire agli ignoti malfattori di VERGOGNARSI e di rendersi conto di quanto provocato. Un accadimento di questa portata non rappresenta assolutamente un bel “biglietto da visita” per il nostro Paese, che di questi tempi è afflitto da mali atavici ai quali non è stata data una degna soluzione. Un fatto che provoca ulteriore sfiducia, sdegno e sconforto sull’intero territorio comunale, che purtroppo non rimane un fatto isolato: infatti non è che uno dei tanti eventi criminosi che stanno martoriando in lungo ed in largo la nostra amata terra, come i noti furti in abitazione. Ci sentiamo pertanto di esortare e sensibilizzare, sia l’intera Amministrazione comunale, sia le Forze dell’ordine affinché prendano atto di quanto accaduto e di intervenire, secondo le proprie competenze e possibilità, attuando una più frequente e adeguata vigilanza attiva su tutto il territorio. Chiediamo anche ai nostri concittadini, per quanto possibile, di collaborare in tal senso, infatti solo così potremo contrastare tali spiacevolissimi eventi.

Una politica fallimentare.

Vorremmo tanto occuparci di problemi concreti, ma purtroppo ci vediamo costretti a puntualizzare alcuni aspetti riguardo al farneticante articolo di Articolo1 MDP, che chiama in causa la nostra associazione. Innanzitutto, riguardo al cosiddetto ecodistretto, ci perdonerà il “sindaco” Bonacci se, due anni orsono, invece di parlare con lui siamo andati a discutere col sindaco Capalbo, sollevando le ovvie criticità di un siffatto impianto e sulla sua realizzazione ad Acri. Per noi, ma anche per buona parte della popolazione, sarebbe stato folle portare centinaia di TIR su per la SS660, pieni dei rifiuti della provincia di Cosenza, costruendo un mega impianto con annessa discarica, a meno di 2Km dall’abitato e per di più a ridosso di una frana. Per una misera quindicina di posti di lavoro, visto che l’impianto sarebbe altamente automatizzato. Perfino la Regione, che ha pesanti responsabilità nella gestione dei rifiuti, commissariata da un quarto di secolo, lo ha bocciato senza appello: complimenti!Il “sindaco” Bonacci ci vorrà ragguagliare sulla presenza di un soggetto, pensionato comunale che, richiamato dalla quiescenza, opera come “organismo interno di valutazione”, il quale parrebbe che, a detta di molte persone che hanno a che fare con gli uffici comunali, faccia tutt’altro rispetto a quello che è chiamato a svolgere. Il “sindaco” Bonacci, si lamenta che non ci sono sufficienti finanziamenti per opere pubbliche, ma questi si ottengono recandosi nelle sedi opportune (Unione Europea, Ministeri, Regione, Provincia, …) e partecipando a bandi pubblici, non rimanendo tutto il giorno dentro il comune a rigirarsi i pollici.Per quanto riguarda le proposte, il “sindaco”Bonacci dimentica che, le abbiamo suggerite a questa amministrazione nella figura del sindaco Capalbo, in diversi momenti e su vari temi. Possiamo portare ad esempio quella sulla gestione del cimitero, una proposta fattibile sull’ospedale “Beato Angelo”, la proposta di effettuare le letture di acconto e conguaglio dei contatori dell’acqua con dispositivi informatici, il censimento delle utenze domestiche e non domestiche, la diminuzione delle tariffe TARI e Servizio idrico, e tante altre. Quando non si hanno idee e si amministra alla giornata, i risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti. La precedente amministrazione ci chiamava velatamente evasori, MDP-Articolo1 va oltre, definendo volutamente la nostra associazione “libera associazione cittadini anche evasori”, per tale motivo stiamo valutando se dare mandato ad un legale di fiducia per querelare l’autore dell’articolo,nell’interesse di tutelare l’onorabilità di tutti i nostri associati. Sulla pubblicazione degli elenchi degli “evasori”, l’Amministrazione faccia quello che ritiene opportuno. Noi siamo per il SI alle buone proposte. Noi siamo per il fare, sempre e soltanto per l’interesse collettivo e mai di parte. Noi non siamo la controparte politica di questa Amministrazione, siamo solo dei cittadini con la schiena dritta, che chiedono il rispetto dei propri diritti. Siamo stufi di subire, la misura è ormai colma.

PS: la gestione fallimentare dell’emergenza incendi di questi giorni, conferma ancora una volta l’incapacità e la miopia organizzativa di questa Amministrazione. Un plauso va a tutti volontari, ai Vigili del Fuoco, agli operatori comunali, impegnati in questo gravoso compito, senza di loro le conseguenze sarebbero state ancora più nefaste.

Cittadini o pecore?

Nonostante Acri sia amministrato da “due sindaci”, cari concittadini, non possiamo fare a meno di testimoniare lo stato di degrado nel quale versa la nostra Città. Un paese sporco, pieno di erbacce, privo di decoro urbano. Un paese nel quale non è possibile avere acqua potabile tutti i giorni pur avendo un territorio pieno di sorgenti idriche (vedi “pozzo dei desideri” in località Croce di Greca). Con una politica inesistente per lo sviluppo del territorio e le attività produttive. Una Città in cui il servizio di depurazione non funziona, con conseguenze catastrofiche per l’ambiente (su questo scriveremo quanto prima). In cui un finanziamento regionale di tre milioni di euro per la viabilità comunale è stato perso per la mancanza di una firma! Nel quale si assiste impotenti allo spopolamento del territorio, all’abbandono delle case ed alla svalutazione delle proprietà. La male gestione ordinariadella cosa pubblica spacciata per straordinaria. Un palazzetto dello sport inaugurato senza essere accatastato e collaudato. In cui si assiste ad una gestione personalistica e opaca dell’ospedale “Beato Angelo” d’Acri. Dove i lavori per l’adeguamento sismico del Poliambulatorio sono fermi con le quattro frecce, pare per errori di progettazione, anche qui soldi pubblici buttati. Uffici comunali allo sbando, senza guida e obbiettivi, anch’essi gestiti in maniera non trasparente, che non effettuano i controlli sui lavori pubblici, non effettuano gare d’appalto.Gli eventi culturali completamente inesistenti. Una città dove gli amministratori invece di adoperarsi a risolvere i problemi comuni si prestano a soddisfare “il piacerino all’amico di turno” o tagliano qualche nastro. Un’amministrazione che in linea con quelle che l’hanno preceduta si distingue per mancanza di qualsiasi iniziativa: IMPALPABILE! Alla fine i soldi del bilancio comunale sono i nostri, e chi amministra non li trova sugli alberi come le pigne, tanto vale chiedere dove e come vengono spesi. E noi, in tutto questo marasma, come cittadini, cosa facciamo per contrastare questo degrado civile e morale? SUBIAMO! Rimaniamo impassibili ed in silenzio a questi continui torti. Certo, qualche voce isolata c’è, ma che rimane vincolata nell’alveo dei social. Alcuni sfoghi in bar, per strada, ed anche a casa, ma nulla più, niente a che vedere con le manifestazioni popolari in cui il malcontento era palese. Non si intravede nulla che faccia pensare che le cose non vadano bene. Allora la domanda sorge spontanea: Acresi, cosa siamo cittadini o pecore?

La sensibilità ambientale a seconda della convenienza!

Durante l’estate 2019 ha tenuto banco, ad Acri la vicenda sull’ecodistretto, per la cui realizzazione l’Amministrazione in carica aveva dato la propria disponibilità a prescindere dalla volontà dei cittadini e contro ogni criterio geologico, ambientale, logistico, economico e la vocazione agro-turistica del comprensorio. Immediatamente la quasi totalità della popolazione Acrese, contraria a questo scellerato progetto, noi della L.A.C.A., insieme al “Comitato No Ecodistretto”, abbiamo dato un importante segnale affinché gli amministratori desistessero dai loro nefasti propositi. All’epoca, dalla cittadella regionale non giunse alcuna voce a sostegno delle ragioni portate avanti dai cittadini, che osteggiavano quella “oscura ed incomprensibile” posizione assunta dall’amministrazione Capalbo, esclusivamente con le proprie forze, senza il sostegno di alcun consigliere regionale. Contrariamente a quanto successo allora, oggi, due consiglieri regionali, On.li D. Bevacqua e G. Aieta, hanno ritenuto opportuno prendere posizione a favore dei cittadini di Villapiana che si battono per il medesimo obiettivo: impedire la realizzazione dell’ecodistretto sul loro territorio,anche qui fortemente voluto dal Sindaco e dalla maggioranza. Ci chiediamo come mai questi signori non sono intervenuti quando la minaccia gravava sul comune di Acri?. Come mai non hanno ritenuto opportuno prendere posizione contro la scellerata linea assunta dall’amministrazione Capalbo all’epoca dei fatti?. Eppure, sarebbe stato molto più semplice per loro considerato che diversi componenti dell’Amministrazione attualmente in carica hanno fatto o fanno ancora parte, a vario titolo, dello staff dei due Onorevoli regionali, beneficiando dei relativi lauti compensi mensili, o, comunque, sono a questi politicamente legati. Il consigliere di maggioranza Raffaele Morrone (primo eletto nella lista del PD), con un contratto da autista al 50%, fa parte della struttura speciale del consigliere regionale D. Bevacqua; l’assessore Franca Sposato (eletta nella lista del PD) anch’essa politicamente collegata all’On. Bevacqua a livello regionale. La moglie del consigliere di maggioranza Luca Siciliano (eletto nella lista del PD), in qualità di “responsabile amministrativo al 50%”, e lo stesso sindaco di Acri Pino Capalbo (PD), quale “collaboratore esperto al 50%”, fanno parte dello staff del consigliere regionale G. Aieta, al quale fa riferimento, all’interno dell’assise consiliare,anche il “gruppo DP” formato dai due consiglieri di maggioranza Luca Siciliano e Mario Fusaro. Gli On.li Aieta e Bevacqua, che oggi si “stracciano le vesti”, che non si sono mai visti sul territorio acrese se non per procacciare voti e che oggi si spendono in favore dei cittadini di Villapiana, perché due anni fa non hanno sostenuto le ragioni dei cittadini acresi inducendo i “loro uomini” a schierarsi contro quella linea anziché esserne fautori e fervidi sostenitori?. Come associazione di liberi cittadini, che da anni si spende in modo disinteressato per la tutela dei diritti della comunità, confidiamo nella memoria lunga degli acresi, quando da qui a poco “qualcuno” inizierà a bussare alle porte delle loro abitazioni per portare i volantini elettorali con sovraimpressi i nomi di chi non ha fatto nulla per il nostro territorio e per la Calabria intera, da destra a sinistra senza distinzione. Alzate la testa acresi, presentate il conto delle loro malefatte, e poi dite di sparire dalla vista cacciandoli a pedate dal nostro territorio. Dite a questi soggetti di andare via non abbiamo bisogno di loro, sono loro che hanno bisogno dei nostri voti.

Meglio tardi che mai!

Apprendiamo dagli organi di stampa che l’amministrazione Capalbo, dopo essere uscita finalmente dal letargo, ha deciso di presentare una proposta per il rilancio dell’ospedale “Beato Angelo” di Acri. Forse il nostro Sant’Angelo ha aperto qualche mente oppure, più precisamente, il nostro lavoro di questi anni come associazione, nata a difesa dell’ospedale cittadino, ha avuto finalmente un riconoscimento. La proposta presentata dall’Amministrazione prevede la richiesta di una struttura di ospedale generale per come previsto dalle norme attualmente vigenti, ed in seconda opzione si punta sull’ospedale generale riunito con san Giovanni in Fiore. Proposta che ricalca integralmente quella che abbiamo presentato 6 anni fa all’allora amministrazione Tenuta e nel 2017 alla neo insediata amministrazione Capalbo, ma anche a tutti gli organi sanitari provinciali e regionali. L’ex assessore Le Pera, vicino alle nostre posizioni, aveva chiesto di discutere la nostra proposta, cosa poi avvenuta nella 3a commissione comunale sanità a giugno dello scorso anno, ma poi probabilmente defenestrato forse proprio per questo. Da allora non c’è un assessore alla sanità, almeno ufficialmente. La nostra ipotesi di progetto, che alleghiamo, è stata sottoposta anche in questi giorni all’attenzione di politici regionali e nazionali. Essa prevede l’istituzione di una nuova tipologia di ospedale “Spoke di montagna”, insieme a San Giovanni in Fiore, sul modello di ospedale generale con autonomia gestionale ed organizzativa, con reparti annessi nei due presìdi. In questi anni l’ospedale acrese ha subito scelte illogiche, tra le quali: la chiusura di reparti come la psichiatria, l’ostetricia e ginecologia con annesso punto nascita, chiusura di alcune branche specialistiche, spostamento del laboratorio analisi al primo piano del vecchio padiglione, lo spostamento del poliambulatorio, la chiusura del reparto di Chirurgia (al posto del quale sono previsti solo prestazioni chirurgiche ambulatoriali), e dell’ambulatorio oncologico. Adesso, in piena pandemia, è stato realizzato un reparto Covid con 20 posti letto, al quale se ne doveva affiancare un altro di 16 posti letto, richiesto a fine marzo, con la conversione del reparto di Medicina, progetto poi bloccato. Tutto lo sforzo sembra ormai rivolto al Covid, che viene affrontato sguarnendo altri reparti e servizi ospedalieri per spostare il già ridotto personale presso il reparto che una volta era la Chirurgia, come se le altre patologie nel frattempo fossero scomparse. Il personale sanitario insufficiente, rimaneggiato, in conseguenza delle unità andate in quiescenza, e non sostituite, il quale è sottoposto a turni massacranti. A testimonianza del fatto che Acri è abbandonato al proprio destino è il caso del reparto di Medicina, unica struttura complessa presente nel nostro ospedale, per la quale non è stato ancora espletato il concorso per il primario, come previsto dagli atti aziendali. Questi sono i risultati prodotti da una classe politica inadeguata, commissari inetti, dirigenti sanitari provinciali e regionali incapaci, affaristi che si sono mangiati il sistema sanitario regionale sperperando soldi pubblici accreditando strutture private, molto spesso legate in qualche modo a politici regionali. La popolazione ormai allo stremo subisce, ancora la zona rossa, con servizi ospedalieri ridotti al minimo, servizi sanitari territoriali praticamente inesistenti, esempio lampante delle USCA mai decollate. Intanto l’altra faccia della pandemia è la crisi economica in atto i cui effetti nefasti si vedranno nel prossimo futuro. Vogliamo terminare dicendo che noi non siamo oppositori o in contrapposizione con nessuno, vogliamo solo che i cittadini acresi, nonché quelli delle zone limitrofe, trovino una offerta sanitaria degna per potersi curare nel proprio territorio. Per questo facciamo un ulteriore appello a tutte quelle forze politiche e associative per fare squadra comune, al fine di avere una sanità adeguata alle esigenze, e che sia di rilancio per i nostri territori disagiati come lo è il nostro, proponendo di adottare azioni congiunte e condivise, perché la salute è un bene comune.

Supra i corna i bastuneati!

Le restrizioni dovute alla pandemia che stiamo vivendo sulla nostra pelle, hanno evidenziato tutti i limiti e lo sfacelo del sistema sanitario calabrese, per via della mancanza di risorse (umane e materiali), della disorganizzazione e approssimazione in cui versa il SSR. Anche se la maggior parte degli sforzi sono rivolti alla gestione dell’emergenza da Covid-19, questo non ha cancellato le altre patologie, che sono pure aumentate com’è aumentata la domanda di servizi sanitari. Dobbiamo purtroppo constatare che l’atto aziendale, valevole per il triennio 2021-24, pubblicato lo scorso 8 aprile, non tiene conto del bacino di utenza che gravita su Acri, con il nosocomio cittadino inserito ancora nella rete ospedaliera come ospedale di montagna. Il Documento dell’ASP di Cosenza, declassa ancor di più le attività chirurgiche, infatti scompare definitivamente il reparto di chirurgia generale, per far posto alle sole attività di “day surgery” (ambulatoriali). Non si tengono in debito conto le problematiche sanitarie della donna e dei bambini, con la cancellazione dei servizi ginecologici e pediatrici, andando in controtendenza nel dibattito su scala nazionale, per la riprogrammazione dei punti nascita per quelle zone dichiarate disagiate. Riteniamo che le zone montane debbano essere tutelate per favorire la permanenza in questi luoghi delle persone, perché altrimenti l’emorragia migratoria non potrà mai arrestarsi. Se un cittadino non può curarsi dignitosamente nel proprio territorio, cerca altre strutture per farlo, soprattutto fuori regione, alimentando così il drenaggio di risorse dal SSR, a causa dell’emigrazione sanitaria passiva, con conseguente dissesto sociale ed economico che perdura nel tempo. Abbiamo una viabilità precaria, in conseguenza della quale esiste una difficoltà oggettiva di collegamenti verso i grossi centri di Corigliano-Rossano (Spoke) e Cosenza (Hub), che è possibile raggiungere in poco più di un’ora, in condizioni ottimali. Per queste e tanti altri motivi, abbiamo provveduto ad inviare alle varie autorità sanitarie, amministrative e politiche, una proposta di rilancio dell’ospedale, che prevede la creazione di una struttura che partendo dai piccoli ospedali di area disagiata, si prefigge di ridare dignità e nuova speranza a chi oggi deve emigrare per curarsi. Infine vogliamo dire che, in Calabria non c’è bisogno di generali o poliziotti, c’è bisogno di gente competente ai posti di comando, sganciata dalla politica. C’è bisogno di medici, infermieri, OSS, personale tecnico e amministrativo, che vada a coprire quel vuoto lasciato dalle migliaia di unità andate in pensione nell’ ultimo decennio. C’è bisogno di strutture e strumentazioni adeguate. C’è bisogno di ridare dignità ai calabresi!

Insieme si vince.

L’Associazione LACA, è impegnata da anni nella difesa dei diritti dei cittadini, in particolar modo quello alla salute, accoglie con grande favore la notizia della nascita di un nuovo comitato di liberi cittadini a difesa anch’esso del nostro nosocomio. Questo nuovo gruppo di volenterosi che si stanno impegnando per una causa giusta e per il rilancio di una struttura sanitaria come il nostro ospedale ormai depotenziato da anni di politiche scellerate e dal piano di rientro ormai decennale. Nell’augurare buon lavoro a questo nuovo Sodalizio, al quale offriamo al contempo la più completa disponibilità a collaborare e per qualsiasi esigenza tematica/organizzativa, qualora questa nuova compagine lo desiderasse. Cogliamo l’occasione, per ribadire la nostra posizione, che stiamo portando avanti da circa 7 anni, affinché vi sia un riconoscimento giuridico/normativo che porti all’inserimento del P.O. “Beato Angelo d’Acri” nella rete regionale per acuti, definendo a livello ministeriale e regionale, una nuova tipologia di struttura autonoma, distaccata dagli Spoke e dall’Hub di riferimento. Fu grave l’errore, per il solo motivo di attuare un piano di rientro dal debito, aver chiuso o ridimensionato strutture periferiche di montagna. Per questo, dopo un intenso lavoro di squadra con altre associazioni presenti sul territorio provinciale, oltre sovra provinciale, e con esponenti politici dell’Emilia Romagna e Toscana, esperti di tematica sanitaria, abbiamo elaborato una nostra proposta che mira a riaprire e/o potenziare per come erano ospedali ormai “agonizzanti”, ipotizzando addirittura la riapertura dei punti nascita, con una rimodulazione del numero delle nascite da 500 a 300. In vista della prossima stesura dell’atto aziendale dell’ASP di Cosenza, ricordiamo alla cittadinanza, ed ai politici locali, ormai presi soltanto dalle loro beghe personali, sarà necessario inquadrare il nosocomio acrese come ospedale generale. Se ciò non sarà praticabile, che almeno sia creata una zona franca per questa tipologia di ospedali, come SPOKE DI MONTAGNA e quindi autonomi, per come già descritto nella nostra proposta e depositata in tutte le sedi istituzionali.

Il bue chiama cornuto all’asino!

Abbiamo letto i comunicati stampa del Sindaco Capalbo, e dell’Uomo dai mille incarichi, circa gli accadimenti che coinvolgono il nostro nosocomio cittadino.

Siamo allibiti da cotanta arroganza, dalla “violenza” verbale che viene usata. Non si danno risposte nel merito delle questioni, ma ci si scaglia in maniera brutale contro chi giustamente chiede conto del loro operato.

Adesso, sempre che trovino il tempo di rispondere, vogliamo esporre pubblicamente le nostre richieste: Vogliamo sapere quali sono i progetti di rilancio che la direzione sanitaria sta attuando per il nostro ospedale?

Vogliamo sapere chi effettivamente svolge il ruolo di assessore alla sanità visto che questa delega è avocata al sindaco.

Vogliamo conoscere l’andamento delle prestazioni degli ultimi 3 anni, periodo sotto la guida del dottor Cozzolino. Vogliamo sapere quali sono le attività attualmente funzionanti a regime e quali sono state interrotte.

In una sanità sempre più malata, che non dà risposte ai cittadini, in cui ci sono aziende sanitarie che non hanno un bilancio consolidato:  i dati reali devono essere di pubblico dominio. La Sanità calabrese, travolta da scandali e inchieste di ogni sorta, che pare stiano portando il commissario ad acta Guido Longo, nominato solo 3 mesi orsono, a meditare la dimissioni per via delle molteplici anomalie amministrative perpetrate ai vari livelli delle diverse  Aziende Sanitarie calabresi, tra cui quella di Cosenza che da 2 anni non approva il proprio bilancio. Le cronache giudiziarie ci hanno consegnato un quadro squallido in cui la sanità viene utilizzata come bancomat pubblico e come bacino di voti da questo o quel personaggio, ed a cui soggetti di ogni risma fanno il bello e il cattivo tempo. Per questo è necessario che siano evidenti le singole competenze e che i risultati siano resi pubblici, inoltre, che le scelte siano condivise e non dettate solo dalla propria convenienza politica o personale.

Quello che ci consegnano le dichiarazioni pubbliche degli amministratori, è la conferma dello stato di disagio in cui versano i servizi ospedalieri e territoriali nella nostra città. Quello che non riportano sono invece i disagi dei cittadini che non possono più curarsi adeguatamente, perché, se è vero che occorre fronteggiare l’emergenza Covid,  è ancor più vero che le altre patologie non sono scomparse. Ci sono ancora malati oncologici, chi deve operarsi, donne che devono effettuare interventi ginecologici, persone che devono effettuare la risonanza magnetica.

Invece di concentrarsi sul rilancio e sulla richiesta di potenziamento delle attività, ci si preoccupa di chiudere un reparto di chirurgia per inaugurare in pompa magna un reparto Covid. Infatti, ad oggi risulta che gli interventi chirurgici da sala operatoria, in day surgery o week surgery, dovevano riprendere il 7 gennaio scorso.  La risonanza magnetica non eroga prestazioni perché manca il radiologo, l’unico che c’era è stato trasferito allo spoke Corigliano-Rossano, mancano ancora i 4 posti di dialisi che non si possono realizzare perché i locali sono occupati dai servizi SAUB.

Noi non siamo contro questa Amministrazione o contro chi sodalizza con essa per solidarietà partitica, ma siamo contro la cattiva amministrazione, la mancata collaborazione e l’attacco indiscriminato verso chi chiede solo il rispetto dei propri diritti, come quello alla salute.

Adoperatevi piuttosto a reperire personale sanitario, tecnico e amministrativo che manca ormai da anni.

Noi abbiamo una chiara idea di rilancio dell’ospedale con il ripristino del reparto di chirurgia che guarda verso il multidisciplinare chirurgico/ginecologico, con attività di sala operatoria da lunedì a sabato compreso.

Invitiamo il direttore sanitario dott.Cozzolino e l’assessore/sindaco a confrontarsi su questi temi.

Se le risposte non arriveranno l’unica via saranno le dimissioni per manifesta incompetenza.

Anomalie Amministrative (E noi paghiamo)

Abbiamo aspettato un po’ di giorni prima di pubblicare questo comunicato stampa, attendendo che si placassero le polemiche sul vergognoso cartellone apparso nella nostra città. Lo definiamo vergognoso perché pensato e prodotto, riteniamo, da qualcuno che fa finta di essere un provocatore, in vero e proprio stile radical chic, ma che nulla ha fatto per il nostro territorio, tranne pretendere ed ottenere lauti compensi per ogni virgola che sposta.
Ora passiamo all’argomento principale di questo comunicato, riguardante l’opacità dell’attività amministrativa, prime fra tutte le recenti e decantate bitumazioni sul nostro territorio.
E’ di qualche settimana fa il video denuncia di un nostro associato, Santo Bifano (Divine Follie), su di un tratto di strada asfaltato nei pressi di località Crista ad Acri, nel mese di dicembre. Come evidenziato nello stesso video, il bitume è regolarmente saltato in più punti. Come associazione, avevamo suggerito all’Amministrazione, in corso d’opera, l’inopportunità di stendere bitume nel mese di dicembre in quanto lo stesso sarebbe inevitabilmente saltato.
Circostanza puntualmente verificatasi, un intero massetto di bitume a caldo saltato perché non aderito al fondo sottostante per le non perfette condizioni ambientali, lo stesso si sta verificando su altri tratti e sulle buche tappate con la metodica dell’asfalto a caldo. In buona sostanza, sperpero di denaro pubblico.
Cari Amministratori i soldi sono nostri, non li trovate sugl’alberi come le pigne. Cittadini indignatevi perché i soldi li rimetteremo noi sotto forma di aumento della spazzatura o sotto altra veste. E’ vero i servizi di ordinaria manutenzione vanno eseguiti, ma essi devono essere durevoli e funzionali per un intera comunità che li paga. Inoltre ci chiediamo, caro direttore dei lavori, che sei l’anello di congiunzione tra il committente, in questo caso l’intera cittadinanza, che paga, per mezzo dell’Amministrazione che ha preso i voti e chi esegue i lavori, dove guardavi? Eri lì o eri nominato solo sulla carta? Hai o non hai competenza in materia?
Ma si sa il bitume serve da scenario a quest’Amministrazione, il cosiddetto “asfalto elettorale” è sempre utile all’autopromozione, con la solita carrellata di foto “spettacolari”, su servizi di ordinaria manutenzione, per giunta eseguiti a debito. Questa Amministrazione, dedita alla spettacolarizzazione di eventi ordinari, ci ha propinato la pagliacciata dell’inaugurazione, con tanto di assembramento, del palazzetto dello sport, che rimane inutilizzabile, oppure come la riconversione del reparto di chirurgia dell’ospedale, con conseguente cessazione dell’attività di sala operatoria,con tanto di spoliazione degli altri servizi già rimaneggiati, previo avallo del dott. Cozzolino, pappa e ciccia col sindaco Capalbo. D’altronde siamo stati abituati sin dall’inizio a queste ostentazioni, con la sfilata del neo Sindaco eletto in una macchina decappottabile, in puro stile J.F.K.. Ricordiamo anche la recente autorizzazione all’utilizzo delle sale di palazzo San Severino-Falcone, sede istituzionale, concessa alla sorella, nuova promessa neomelodica, per girare un videoclip, con tanto di scarpe messe su un divano. Oltre a questo dispregio del palazzo storico, aveva visto utilizzare la sala delle colonne ad uso e consumo della ditta Ecoross, affidataria del servizio di R.D., la quale fa il bello ed il cattivo tempo con la proprietà comunale, pare senza controlli di sorta da parte degli uffici comunali.
In attesa di risposte, non possiamo che dire cittadini svegliatevi ci sono in ballo i nostri soldi ed il futuro dei nostri figli, mandiamo a casa questi peracottari, altrimenti chi ha scritto la frase del famigerato cartellone in fondo forse ha ragione.

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