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Covid-19, ad Acri c’è sicurezza o no?

Risale a qualche giorno fa la consegna da parte di alcuni componenti della LACA, al pronto soccorso dell’Ospedale di Acri di tute di protezione per covid19. Non vogliamo ripercorrere quanto fatto in questi anni in favore del nosocomio acrese, non è nel costume delle LACA, ma vogliamo solo interrogarci e riflettere sul fatto che forse, se non fosse stato per le donazioni esterne all’azienda sanitaria, avremmo degli operatori sanitari in prima linea e privi degli idonei dispositivi di protezione individuale: altro che eroi, ma carne da macello in prima linea!

Siamo purtroppo giunti a questa amara conclusione perché dalla visita fatta qualche giorno fa, davanti al Pronto Soccorso di Acri, per la consegna della tute, ci siamo resi conto che non esiste uno standard nella dotazione dei presidi di protezione individuale, ma ogni operatore indossa qualcosa di diverso dall’altro e ci è sembrato che ognuno si arrangia come può. Ci chiediamo a questo punto, perché si verifica tale situazione, forse perché non arrivano presidi standardizzati da parte dall’Azienda Sanitaria? Se è così l’Azienda cosa aspetta? In qualità di datore di lavoro dovrebbe fornire i DPI, dispositivi di protezione individuale, adeguati alla situazione. Se così fosse ci troviamo difronte ad una disparità di trattamento senza eguali. Infatti, non sono gli uffici dell’ASP, facenti parte di una medesima Azienda Sanitaria, che si dovrebbero occupare per legge di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro?

E’ allora chi controlla i controllori, sempre solerti ad elevare verbali, giustamente, a chi non difende la salute dei propri lavoratori?

Cosa fanno, e dove sono gli RLS in qualità di rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, cioè coloro che rappresentano e tutelano i diritti dei lavoratori nell’ambito della sicurezza sul lavoro all’interno dell’azienda?

Ricordiamo a chi di dovere che i DPI devono essere forniti dai datori di lavoro ai lavoratori per eseguire determinati lavori pericolosi in tutta sicurezza. Si tratta quindi una speciale attrezzatura che il lavoratore ha l’obbligo di indossare per proteggersi da eventuali rischi prima di iniziare le attività. L’uso dei DPI è previsto dalle norme per la sicurezza del lavoratore e devono quindi essere impiegati quando non vi sono sufficienti misure tecniche di prevenzione e i rischi non possono essere evitati. La scelta di questi dispositivi deve tenere conto di una serie di criteri indicati all’art.79 D.Lgs.81/08. Inoltre, il datore di lavoro o il dirigente, ai sensi dell’art. 18 c. 1 lett. D dello stesso decreto, deve fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e ora, con il D.Lgs. 81/08, il medico competente, pena la sanzione alternativa dell’arresto da 2 a 4 mesi o della ammenda da € 1.500 a € 6.000.

Lavorare in queste condizioni, se la nostra impressione fosse giusta, significa sottoporre chi lavora a rischi inutili e pericolosissimi, ed ingenerare nei lavoratori situazioni da stress di lavoro correlato che si ripercuotono sull’efficienza della prestazione sanitaria nonché sulla salute dei cittadini.

A questo punto, se ciò fosse vero, ci chiediamo perché pagare le tasse e stipendiare direttori generali con stipendi da capogiro, quando poi deve essere il volontariato organizzato o spontaneo a tutelare chi si espone a rischi, insiti del proprio lavoro, a beneficio di un intera collettività? A questo punto sarebbe certamente meglio formare un direttivo e autogestire il nostro nosocomio, faremo sicuramente di meglio e con meno sprechi e con maggiore tutela per chi vi lavora!

Ci domandiamo inoltre se ad oggi siano stati effettuati degli screening, agli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta contro il covid-19, attraverso test sierologici, annunciati in Calabria ma già adottati da molte regioni italiane, nonché tamponi ove necessario. Nonostante apprezziamo il gesto dell’Amministrazione Comunale per aver fornito ottanta test sierologici per rilevare le immunoglobuline prodotte dal virus, ci si chiede questi sono sufficienti per la mappatura dei tutti gli operatori sanitari?

Tutto considerato, ci auguriamo che quando da noi ipotizzato sia soltanto una mera ipotesi legata ad una svista che ci ha portato alla determinazione di una ipotesi inverosimile fondata su di una impressione sbagliata. Comunque indagheremo per capire se questa nostra impressione sia vera oppure no, sempre in difesa di noi cittadini acresi, con la speranza di essere smentiti. Esortiamo anche l’Amministrazione Comunale e quindi il Sindaco, quale massima autorità in materia di igiene e profilassi sul territorio comunale, ad unirsi a noi nel verificare il rispetto della normativa vigente in tema di sicurezza.

Ospedale in allarme rosso

LACA: Ospedale – Allarme Rosso Lettera aperta a:

Al Persidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Ministro della Salute

Al Presidente della Regione Calabria

Al Prefetto della Provincia di Cosenza

Al Sindaco della Città di Acri

Al Presidente della Provincia di Cosenza

Alla Cittadinanza di Acri e dei Comuni Limitrofi

La situazione sanitaria del nostro comprensorio potrebbe essere modificata di giorno in giorno, vista l’emergenza che la nostra nazione sta affrontando in questo triste periodo. La “Libera Associazione Cittadini Acresi” che non ha mai avuto mire politico-amministrative, non è mai stata a favore di un’amministrazione e contraria ad un’altra, ma si è sempre posta a supporto di qualsiasi assise comunale, salvo poi evidenziare quelle criticità che nuocciono ad un intero comprensorio e darne a volte anche la soluzione. Il sodalizio LACA è fatto di cittadini volenterosi e che parlano per il bene del territorio. Quanto premesso, di quello che appresso si dirà, non se ne vuole fare nessuna speculazione (o polemica) visto il momento di emergenza che si sta affrontando, ma si vuole solo riflettere e ricordare a tutti, quanto può essere utile conservare sul nostro territorio quelle risorse e strutture acquisite in anni di lavoro e sacrifici e non mortificarle per scopi politico clientelari e personalistici. L’argomento sanità-ospedale la LACA lo ha portato e continua a portarlo avanti in modo strenuo, con la consapevolezza della fragilità del nostro comprensorio. Fragilità legata alla posizione geografica che non consente una viabilità scorrevole e sicura specie in inverno, fragilità legata al dissesto idrogeologico, frane e quant’altro possono isolare il nostro paese e quelli che fanno capo al nostro nosocomio, fragilità legata alla categorizzazione sismica del territorio di fascia 3, fragilità legata a questa nuova emergenza tanto da portare all’iniziativa, lodevolissima ed alla quale ci associamo, di raccogliere fondi per il nostro ospedale. La LACA dal canto suo impegnata in questa tematica delicata, come la sanità, da più di 5 anni, ha sempre ribadito che il nostro ospedale deve essere rilanciato in una nuova forma di organizzazione sanitaria. La nostra struttura Ospedaliera, gravata da tagli e interessi politico personalistici degli ultimi anni, è stata trascinata in un pantano e per cercare tirarla fuori avevamo invitato, affiancato, ed assicurato di dare supporto e consenso popolare all’attuale Sindaco e alla sua Amministrazione, ma anche alle procedenti, a portare avanti ed avere le idee chiare su come deve essere il nuovo modello di Ospedale. La città di Acri non può attendere ancora (la cittadella della salute per come viene intesa porterà alla chiusura totale dell’ospedale). Fu portato all’attenzione del Consiglio Comunale la nostra idea di ospedale in un contesto generale di sanità regionale, fu una voce inascoltata. Non paghi di ciò ci siamo fatti ricevere dal massimo organo sanitario della nostra regione, il generale Cotticelli commissario regionale alla sanità, abbiamo anche a questi esposto e consegnato il nostro progetto di ristrutturazione e rilancio sanitario ospedaliero, anche in questo caso parole al vento, nonostante le rassicurazioni. Oggi, alla luce di questa emergenza nazionale, con l’esodo massiccio di cittadini provenienti da altre regioni italiane, si rischia di avere un sistema SSR (Sistema Sanitario Regionale) al collasso in poco tempo. Per questa situazione di emergenza sanitaria nazionale il nostro ospedale offre tutte le caratteristiche che una struttura può dare, cioè spazi adeguati, locali idonei e personale preparato professionalmente, quindi si potrebbe allestire un eventuale reparto di pneumologia, di medicina generale allargata, o se necessario di posti letto di post-intensiva, per ricoveri e assistenza a pazienti con problematiche sanitarie respiratorie. Gli spazi del 3° piano possono essere adibiti a tale scopo, dando un aiuto notevole a fronteggiare l’emergenza, naturalmente deve essere allestito e reso funzionale con personale e strumentazioni. Ve erano anche altri locali eventualmente atti allo scopo emergenziale (il 2° piano e i locali dell’ex laboratorio analisi) che potevano essere messi a disposizione.  Purtroppo, però, le scelte politiche fatte qualche settimane addietro hanno fatto si che gli stessi venissero occupati in fretta e furia per dare ospitalità alla SAUB. Avevamo manifestato all’attuale amministrazione ed all’assessore alla sanità Le Pera, che in linea generale eravamo contrari a questo spostamento in virtù di un eventuale rilancio del nostro nosocomio, evidenziando che sicuramente i tempi per la ristrutturazione dell’originario edificio SAUB sarebbero stati lunghi, nonostante l’ottimismo dello stesso Assessore comunale alla Sanità. Avevamo inoltre ribadito che inserire degli ambulatori in un nosocomio non era logisticamente ed igienicamente corretto. L’ospedale è nato con quella configurazione dettata da precise normative legali e progettuali, ad uso per gli ospedali, e così doveva rimanere: a nostro avviso si è violata anche la legge con tale spostamento!!! Inoltre, ciliegina sulla torta, sono stati inseriti dei poliambulatori aperti al pubblico sopra una chirurgia e un complesso operatorio! Dulcis in fundo, nel dare celermente la disponibilità allo spostamento dei servizi della SAUB all’interno della struttura OSPEDALE, qualcuno non si è accorto che si sono occupati tutti i locali dell’ex laboratorio analisi, di fatto fermando per molto tempo i lavori per altri 4 posti reni in Dialisi per come previsto dall’atto aziendale dell’ASP. Chi ha deciso lo spostamento della SAUB non si è posto il problema che occupando anche gli spazi del 2° piano dell’Ospedale per uffici amministrativi, avrebbe preclusa la possibilità di allocare la Lungodegenza. E ancora per garantire maggiori spazi alla nuova sistemazione dei poliambulatori SAUB, si era tentato di spostare l’ambulatorio di Oncologia nella Radiologia, rilegandolo in uno spazio molto ristretto e non ottimale per queste prestazioni così delicate, tale decisione, è subito rientrata dopo l’intervento della LACA sollecitata dai concittadini. Crediamo fortemente che ci sono tutte le potenzialità per avere un nuovo ospedale riorganizzato e rimodulato nelle sue attività (Ospedale Spoke di Montagna) lo abbiamo detto, spiegato, portato a conoscenza di tutte le forze politiche (vedi consiglio comunale aperto, incontri avuti con la struttura commissariale, proposta portata sul tavolo della commissione sanità alla camera dei deputati con l’on. Sapia), non abbiamo avuto però nessun sostegno da parte di questa amministrazione comunale o di altre al rilancio dell’ospedale. Il nostro modello parte nella riapertura delle strutture piccole per sgravare l’HUB di Cosenza e gli altri centri provinciali di tutte quelle attività di media-bassa intensità di cura, soprattutto oggi con questa grave emergenza sanitaria nazionale, allo scopo, si può allestire un reparto con posti letto a sostegno del reparto di medicina per fronteggiare questa emergenza e collocarla al 3° piano. Noi abbiamo a cuore le sorti dell’Ospedale, altri fanno solo chiacchiere politiche e campanilistiche. Esortiamo l’amministrazione a portare avanti l’idea di rilancio del nostro nosocomio e di offrirlo al fine di specializzarlo in funzione dell’emergenza covid-19, noi siamo sempre pronti a dare supporto e scendere in campo, mobilitando, se necessario, anche la piazza, affianco a qualsiasi amministrazione voglia sposare le idee di rilancio e difesa del nostro comprensorio territoriale. Tutto questo nell’interesse di noi cittadini e degli amministratori passati, presenti e futuri, che anche loro sono cittadini e pagano lo stesso scotto di tutti, la LACA è sempre impegnata per i giusti diritti.

Acri li 12.03.2020

E noi paghiamo!

Dopo aver sopportato l’emergenza spazzatura negli anni 2013-14, dopo aver forse scongiurato la costruzione di un ecodistretto sul nostro territorio, dopo aver finalmente intrapreso la strada virtuosa della raccolta differenziata, ecco che è arrivata l’ennesima, preannunciata, emergenza rifiuti, figlia dell’incapacità della politica di programmare a lungo termine. I cittadini fanno quello che possono per affrontare questa ennesima piaga provocata da amministrazioni incompetenti sia a livello regionale che a livello comunale. Sono ormai oltre tre mesi che la raccolta differenziata avviene in maniera discontinua e parziale su tutto il territorio comunale. Il bando di appalto per la raccolta differenziata, che ha avuto una lunga gestazione, ha visto la Ecoross di Corigliano Rossano affidataria del servizio, ma attualmente non si capisce se l’azienda abbia iniziato ad operare oppure no, nessuna comunicazione giunge in questo senso dalla casa comunale. Intanto il costo per il servizio RSU non accenna a diminuire, e di conseguenza la tariffa per le utenze domestiche e non domestiche, causa appunto l’emergenza e i costi esorbitanti dello smaltimento della materie che andrebbero gestiti in Calabria ma che invece prendono la strada di altre regioni. Vogliamo inoltre evidenziare che siamo in piena fattispecie definita nel c.d. Decreto “Salva Italia“, ovvero quella norma che impone la decurtazione dell’80% per cento il servizio di raccolta rifiuti quanto questa non viene effettuata regolarmente quali che ne siano le cause. Per intenderci quella legge che ci consentì tra il 2013 e 2014 di ricorrere contro la Giunta Tenuta e quando anche gli Amministratori di oggi sfilarono insieme alla LACA sentendosi “indignati”, come cittadini, del disservizio della mancata raccolta dei rifiuti. Oggi si verifica un emergenza ancora più grave e nessuno ne parla! Ci chiediamo come cittadini, se la spazzatura i cittadini possiamo esporla con i mastelli presso le nostre abitazioni oppure possiamo portarla presso l’abitazione di qualche amministratore locale che provvederà a smaltirla nella maniera corretta. Siamo costretti a custodire presso le nostre abitazioni per settimane rifiuti di ogni sorta, dai pannolini all’indifferenziato e l’umido, e l’impossibilità di utilizzare l’umido anche per chi potrebbe utilizzarlo come concime. Le discariche selvagge, dovuta all’inciviltà e l’ignoranza di talune persone, crescono e si rinnovano a dismisura. Questo perché accanto ai cittadini comprensivi, al punto di trattenersi anche per un mese i propri rifiuti, ve ne sono altri senza scrupoli che abbandonano gli stessi nella tante discariche a macchia di leopardo presenti sul territorio. A tal proposito ci chiediamo che fine hanno fatto le fototrappole acquistate con i soldi di noi contribuenti. Perché oltre a quelle cinque consegnate ai Carabinieri Forestali, delle altre non si percepisce il risultato? Sarà forse per il fatto che sono visibili anche da un non vedente o forse perché, pare siano state acquistate senza batterie, o perché nessuno scarica i dati e le foto acquisite dalle schede di memoria? Ennesimo mistero della fede! Ribadiamo che la LACA si sta adoperando per far dichiarare il disservizio di raccolta rifiuti e chiedere la decurtazione dell’80% della tariffa, a prescindere se la mancata raccolta sia dovuta per problemi logistici, politici o amministrativi. Deve essere compito dell’Amministrazione e della ditta Appaltatrice trattenere i rifiuti in aree idonee in attesa di smaltimento, noi paghiamo il servizio per un arco temporale di 365 giorni annui, e come tale questo deve essere garantito. La LACA ha proposto da tempo all’attuale Amministrazione il proprio modello di raccolta dei rifiuti oltre ad indicare su basi legali l’eventuale uscita dall’ATO dei rifiuti, che allo stato attuale risulta essere un organismo sterile, inutile e mangia risorse. Come cittadini siamo stanchi di pagare anni di mala gestione della cosa pubblica.

Situazione tributi: la Tari 2014 e la latitanza delle istituzioni.

Comunicato stampa su situazione TARI 2014 OSL Amministrazione Acri

La “Libera Associazione Cittadini Acresi”, da quando è nata si è sempre distinta per l’impegno in favore della difesa i diritti dei cittadini. Come avevamo preannunciato stiamo provvedendo ad inoltrare all’Agenzia per la Riscossione (ex Equitalia), le richieste di sospensiva per le bollette TARI 2014. Continueremo a farlo per tutti quelli che vorranno da noi un supporto in questo senso. Siamo dovuti arrivare a questo, perché nel corso di questi anni, nonostante le nostre ripetute istanze, non ci è stata offerta alcuna soluzione ragionevole alla vicenda. Non sono bastate due manifestazioni popolari di oltre 5000 persone l’una, numerose e ripetute richieste per la decurtazione del 80% per il disservizio accertato, incontri con l’amministrazione Tenuta prima, con l’Organismo Straordinario di Liquidazione (OSL) poi, e con l’amministrazione Capalbo oggi. Nell’agosto 2018, avevamo avuto delle rassicurazioni, che si sono rivelate “promesse da marinaio” da parte dell’OSL, il quale ci aveva garantito il suo interessamento per una soluzione bonaria della questione Tributi. Ci dispiace purtroppo constatare la completa chiusura e la mancanza di rispetto verso la LACA ed i cittadini acresi da parte dell’OSL, dimostrandosi inaffidabile, disertando l’incontro previsto per il giorno 18 febbraio scorso. Incontro a cui è mancata anche l’amministrazione, impegnata, ci dicono, in una riunione di maggioranza. Sempre sul tema rifiuti, seguiamo con preoccupazione l’attuale situazione di emergenza che si è venuta a creare a causa della mancata raccolta sul territorio, dovuta alla congestione, forse dolosa, delle discariche a maggioranza private, per la quale non è possibile conferire i rifiuti. Tutto ciò, nonostante il comune di Acri sia uno dei pochi enti virtuosi nella raccolta differenziata. In questi anni, non abbiamo assistito parimenti a una diminuzione della tariffa. Inoltre, non riusciamo a comprendere come mai da 4 anni a questa parte la percentuale di indifferenziata (quella che va in discarica e che paghiamo “profumatamente”) rimane costante al 35%. I nostri concittadini ci segnalano infine di doversi tenere più settimane la spazzatura in casa, oppure di doversi organizzare con gruppi whatsapp con il personale adibito la raccolta differenziata per poter avere garantito un servizio pagato con le proprie tasse. Gradiremmo da parte dell’amministrazione acrese una maggiore attenzione ed una vigilanza più attenta del territorio e delle problematiche dei cittadini.

Comunicato stampa sui tributi comunali

La LACA ed il contenzioso sulla TARI 2014.

Sono passati ormai 5 anni da quando abbiamo iniziato la nostra protesta nei confronti dell’allora amministrazione Tenuta, per le bollette “pazze” relative ai tributi comunali sui rifiuti solidi urbani. Abbiamo chiesto a più riprese il decurtamento dell’80% sulla tariffa per effetto della mancata raccolta durata mesi, ma chi si è succeduto alla guida del Comune, Tenuta prima i commissari poi, ci hanno negato sempre questo diritto. Ora stanno arrivando i solleciti di pagamento, che nelle more del Comune dovrebbe interrompere la prescrizione. Sono arrivati anche a chi avrebbe già pagato per intero o in parte i relativi tributi. Abbiamo chiesto lumi al Comune sulla questione. Come al solito, i dipendenti dell’ufficio tributi fanno spallucce e liquidano la faccenda bollette scaricandola sui commissari dell’Organo Straordinario di Liquidazione e “consigliano” ai cittadini spaesati di rivolgersi direttamente all’Agenzia delle Entrate per la Riscossione (ex Equitalia). L’amministrazione Capalbo, con la quale abbiamo avuto degli incontri, ci ha assicurato di voler intercedere presso l’OSL per chiarire la vicenda. Il prossimo 24 gennaio abbiamo chiesto un incontro urgente con i commissari, i quali che dovrebbero venire ad Acri per definire altre questioni. Ai commissari avevamo chiesto che le bollette in sospeso venissero stornate e/o ricalcolate secondo la normativa vigente e le evidenze sottoposte loro. Con l’aiuto di alcuni legali, stiamo anche valutando un eventuale ricorso all’Agenzia per la Riscossione, ed ogni altra iniziativa volta alla definitiva risoluzione di questa annosa vicenda che è già durata fin troppo tempo. Vi aggiorneremo a breve non appena avremo nuove informazioni.

Riflettori mai spenti sulla sanità Acrese

Le sorti dell’ospedale di Acri vivono uno stato di incertezza, per effetto del decennale piano di rientro della sanità calabrese che ha visto l’alternarsi di commissari e manager aziendali, che hanno ottenuto il solo scopo di portare ad un forte ridimensionamento ed un peggioramento dei L.E.A., con un aumento del deficit della spesa sanitaria. Cronica è ormai la cosiddetta emigrazione sanitaria, che produce una spesa annuale di oltre 300 milioni di euro. Come associazione per la difesa dei diritti dei cittadini e degli ospedali montani calabresi, unica sul nostro territorio, siamo da anni impegnati nel tenere sempre accesi i riflettori sul nosocomio acrese: manifestazioni, consigli comunali aperti, incontri con cariche politiche e sanitarie, territoriali e regionali. In diversi incontri avuti con il Responsabile sanitario del P.O di Acri, al quale abbiamo consegnato una considerevole documentazione su come far ripartire le attività ospedaliere. Abbiamo accolto con favore l’avvio dell’ambulatorio di Oncologia, unico servizio a funzionare in maniera efficiente. Purtroppo, però, dobbiamo constatare che altri reparti e servizi dell’ospedale cittadino sono fermi al palo, come ad esempio la RMN, che, dopo un avvio un po’ travagliato, oggi è ferma per motivi che non conosciamo, oppure la Chirurgia e le attività ad essa connesse. Inoltre, le molte altre richieste ad oggi avanzate dalla LACA non hanno avuto seguito. Abbiamo più volte chiesto l’adeguamento della dotazione organica, ovvero quello che è previsto negli atti aziendali e nei decreti commissariali. Questi atti prevedono per l’ospedale di Acri 5 anestesisti, 5 chirurghi, 5 medici di pronto soccorso più il responsabile, il primario di Medicina, l’istituzione del nuovo reparto di Lungodegenza, la realizzazione di 3 postazioni OBI in Pronto Soccorso, l’aumento di 4 posti di dialisi. Le altre nostre richieste sono quelle di natura organizzativa come: una reperibilità notturna dei ginecologi, l’adeguamento della dotazione organica generale in vista di pensionamenti, l’apertura delle liste di attesa di tutte le prestazioni prenotate dal CUP. Il punto più importante, che abbiamo anche portato all’attenzione del commissario Cotticelli, è quello di rimodulare le attività chirurgiche con una nuova concezione di lavoro, facendo ripartire gli interventi di sala operatoria a bassa e media intensità di cure (ernie – colecisti – laparocele ecc.), per l’intera settimana, da lunedì a sabato con una rotazione di specialisti in regime ricovero ordinario e di day surgery nel reparto di chirurgia. Si potrebbero realizzare interventi specialistici del tipo: chirurgia della mano, endoscopia urologica, endoscopia digestiva, ginecologia mini invasiva, dermatologia oncologica con l’ausilio dell’ambulatorio oncologico. Fare ripartire le attività chirurgiche equivale a far ripartire l’ospedale nel suo insieme. Oggi però ci ritroviamo un reparto di chirurgia ed una sala operatoria fermi, una RMN che non esegue prestazioni e prenotazioni, le attività di laboratorio analisi ridotte con l’obbligo della prenotazione tramite CUP, mentre fino a giugno le prenotazioni erano libere, tutto il contrario di quello che avevamo chiesto per le liste di attese per le diverse prestazioni. Facciamo ancora una volta appello al buon senso del direttore sanitario e dell’amministrazione comunale, perché portino le richieste dei cittadini nelle sedi opportune, che chiedono solo di potersi curare dignitosamente nel proprio ospedale, unico baluardo pubblico e istituzionale rimasto. Accogliamo con favore l’emanazione del decreto commissariale n.135, con il quale si autorizza l’assunzione di 429 unità tra personale medico, infermieristico ed ausiliario per sopperire alla cronica mancanza di operatori sanitari a livello regionale. Questo decreto non riserva nessuna assunzione per Acri, e non basta, poiché le unità da assumere sono dell’ordine delle diverse migliaia. Lotteremo affinché nella nuova riorganizzazione della rete ospedaliera calabrese, partendo dall’attuale stato di ospedale di area disagiata, Acri dovrà essere inserito in una nuova rete ospedaliera cioè per acuti. Ci opporremo ad eventuali scelte calate dall’alto come un Ospedale ridimensionato (PPI o CAPT), inutile ed inefficiente dal punto di vista sanitario. L’ospedale acrese è nato per ospitare reparti di degenza e di cura, non per gli ambulatori, che hanno pure la loro importanza ma che devono essere collocati in altre realtà.

Il monito del passato come esempio per il futuro.

Abbiamo esposto all’Amministrazione Comunale le ragioni tecniche per le quali non vogliamo un ecodistretto ad Acri, ed alla luce dei fatti, pare siano state prese in considerazione, visto che poco più di due settimane orsono il Sindaco ha cambiato rotta sulla candidatura di Acri ad ospitare l’ecodistretto. Ma, poiché l’iter per la realizzazione delle discariche e dell’ecodistretto della provincia di Cosenza è ancora lontano dall’essere concluso, come cittadini siamo vivamente preoccupati, che nel silenzio di tale azione, questo non venga poi riproposto sotto altre forme o calato magicamente dall’alto. Questa affermazione vuole essere una provocazione, in quanto da troppo tempo siamo abituati a vedere mostri di questo genere essere riproposti con forme e sfaccettature diverse, ma con identica sostanza. Vogliamo spiegarci meglio ripercorrendo una breve cronistoria amministrativa acrese, dal 2000 in poi. La prima giunta Tenuta propone il primo eco “mostro” da far digerire alla popolazione ed a tutto il Territorio Acrese, trattasi della cosiddetta “Isola Ecologica”, un’area che nelle intenzioni doveva servire a raccogliere “ecologicamente”, rifiuti dalla raccolta differenziata, ingombranti e di altra natura, in nome di una cospicua ricaduta in posti di lavoro, senza riuscire a realizzarla. E’ la volta della giunta Coschignano, che, sempre per ragioni ecologiche”, realizza l’Isola Ecologica a 6 Km dal centro cittadino in località Vammana, visto che nell’area industriale Gastia, dove doveva sorgere, esistono dei vincoli idrogeologici e con alto rischio di percolazioni, salvo dimenticarsi di asfaltare la strada di accesso e rendendola praticamente inservibile alla popolazione. E’ la volta dell’amministrazione Trematerra, la quale profila all’orizzonte l’ecologissima centrale a biomassa, un mostro che brucia di tutto, soprattutto i boschi della Sila, il tutto offerto magnanimamente ed ecologicamente (ovviamente) per risollevare la martoriata economia acrese. Arriviamo ai giorni nostri e viene ci chiediamo: chi era favorevole allora lo è anche oggi, perché?Forse siamo noi cittadini ed essere poco illuminati e lungimiranti? Perché ogni amministrazione intravede nel “danneggiare” il territorio un’opportunità di lavoro, a chi può giovare questo? Noi cittadini siamo preoccupati dall’attività che taluni spacciano per progresso. Troppo spesso occasioni di sviluppo si sono rivelate effimere lasciando di contro un territorio irrimediabilmente contaminato: le zone industriali abbandonate della Calabria ne sono testimonianza. Lo sono anche le inchieste legate al traffico di rifiuti ed alla gestione di certi impianti industriali, tutto questo al netto delle problematiche legate alla sicurezza degli impianti stessi. Noi non abbiamo posizioni preconcette a prescindere, ma ci basiamo solo ricerche e dati scientifici, che mettiamo a disposizione di chiunque voglia approfondire il tema del riciclo dei RSU.

Ecodistretto

Come associazione per la difesa dei diritti dei cittadini, stiamo seguendo la vicenda “ecodistretto” documentandoci sotto ogni aspetto, valutandone vantaggi e svantaggi. Per questo, quando, nei giorni antecedenti ferragosto, siamo stati invitati come Direttivo ad incontro, voluto dal Sindaco Capalbo, al quale erano presenti anche il presidente del consiglio, Mario Fusaro ed il vice sindaco Rossella Iaquinta, siamo stati ben felici di partecipare. La discussione lunga e articolata è stata improntata all’insegna dello scambio di dati e punti di vista tra amministrazione e cittadini. Gli amministratori hanno precisato che la candidatura di Acri è solo “informale” e che occorrerebbe una delibera di consiglio ed un referendum cittadino per ratificare ufficialmente il sito acrese. E’ stato illustrato l’iter seguito che ha portato la candidatura di Acri ad ospitare il secondo “ecodistretto” della provincia di Cosenza, per la quale  sono stati forniti  copie della documentazione tecnica ed amministrativa nonché le comunicazioni intercorse con gli enti preposti. I membri della LACA, dal canto loro, hanno illustrato, attraverso i propri tecnici, le criticità connesse ad un siffatto impianto di riciclaggio dei rifiuti, nonché la sua collocazione sul territorio acrese in una zona di per se ad elevato rischio idrogeologico e vicino al centro abitato. Al Sindaco, abbiamo espresso le nostre perplessità alla realizzazione di un impianto di trattamento dei rifiuti sul territorio acrese, osservazioni da lui recepite, tanto da manifestare forti perplessità sul procedere ad una candidatura ufficiale di Acri. Dall’analisi della documentazione tecnica ed amministrativa fornitaci, traspare chiaramente la notizia che un ipotetica candidatura di Acri ad ecodistretto, era già conosciuta da gennaio 2018, anche tramite una relazione a cura dell’ass. Iaquinta letta in consiglio comunale a luglio 2018. Non comprendiamo, pertanto, la sorpresa di molti consiglieri comunali, i quali dovevano portare a conoscenza della popolazione la problematica. Evidentemente risultavano abbastanza distratti di fronte a fatti seri ed importanti che riguardano il nostro martoriato paese, salvo poi indignarsi, facendone una bandiera politica di fatti conosciuti, ma tirati fuori ad arte forse per questioni di visibilità personale. Precisiamo che la LACA era ed è sempre stata sfavorevole a qualsiasi trattamento dei rifiuti sul territorio di Acri, posizione espressamente dichiarata all’incontro con il Sindaco, il quale ha lasciato intendere l’intenzione a non voler più procedere, per motivi tecnici e logistici, ad una candidatura ufficiale di Acri; che ricordiamo è stata solo informale. Auspichiamo perciò, che l’Amministrazione mantenga fede a quanto si è detto nell’incontro, altrimenti nostro malgrado la LACA, come da statuto scenderà in piazza per la difesa del nostro territorio. Siamo consapevoli della problematica relativa alla questione rifiuti, e crediamo che ogni comune o comprensorio debba avere una propria autonomia decisionale in tal senso, nonché dover gestire tutto il ciclo dei rifiuti per la realizzazione dell’economia circolare. Siamo sempre a disposizione per eventuali suggerimenti e per trovare soluzioni di sviluppo.

Presidio ospedaliero di Acri

Come cittadini acresi e come membri dell’associazione LACA, da anni impegnata nel cercare di rilanciare il nosocomio acrese, abbiamo espresso la nostra soddisfazione per il rendiconto dell’ambulatorio di oncologia, in un anno di attività, evidenziando la qualità ed il numero elevato di prestazioni offerte, con un tempo di attesa pari allo zero. Accanto a questa attività si aggiunge il servizio di RMN, apparecchiatura di grande utilità diagnostica, che, grazie all’impegno del primario radiologo dello spoke Corigliano-Rossano, dott. Giusti, ed ai suoi collaboratori, sta funzionando bene questa con liste di attesa che non superano i 15 giorni. Prestazioni, però, erogate con un sistema di prenotazione macchinoso, visto che occorre rivolgersi direttamente alla Radiologia e non direttamente al CUP. Avevamo chiesto al nuovo responsabile sanitario, dott. Giacomo Cozzolino, di risolvere questa anomalia, ma ancora non è stato fatto. A questo aggiungiamo la nostra insoddisfazione derivata dal fatto che dopo circa un anno e mezzo, dopo diversi incontri avuti con il dott. Cozzolino, a tutt’oggi ben poco o quasi niente è stato realizzato del DCA64/2016. Il decreto del commissario Scura prevedeva una serie di trasformazioni che andavano verso una ottica di miglioramento del funzionamento per gli ospedali di area disagiata. Prevedeva il completamento della dotazione organica con 5 anestesisti, 5 chirurghi, 6 medici di medicina con 1 primario di struttura complessa, un pronto soccorso autonomo con 5 medici, il Day Surgery per le attività di chirurgia, un reparto di Lungodegenza con 20 posti letti, ed in aggiunta, la realizzazione di 3 postazioni OBI (Osservazione Breve Intensiva) di Pronto Soccorso. Abbiamo più volte chiesto di potenziare le prestazioni ambulatoriali (ECG, ecografie, visite urologiche, ecodoppler, holter, ecc.), per poter abbattere le liste d’attesa. Abbiamo anche chiesto di far ripartire le attività chirurgiche con un multidisciplinare, con la sala operatoria impegnata tutta la settimana (urologica – ortopedica – vascolare – ginecologica dermatologia oncologica – endoscopica). Abbiamo chiesto, visto il buon andamento dell’operato dell’ambulatorio di oncologia, di poter avviare la terapia oncologica confezionata con dei locali idonei alla somministrazione. Richieste rimaste tutte senza seguito, per questo noi della LACA non vediamo un futuro roseo per la nostra struttura ospedaliera. Aspettiamo fiduciosi l’insediamento del nuovo direttore generale dell’ASP di Cosenza per instaurare un rapporto di collaborazione, visto che con il precedente direttore generale dott. Mauro non è stato possibile. Auspichiamo che il commissario alla sanità Cotticelli, dopo il nostro incontro presso la cittadella regionale, attenzioni gli ospedali di zona montana, per il loro posizionamento oro geografico, di disagio viario e di servizi, affinché siano garantiti i livelli di assistenza.

Comunicato stampa Ambulatorio oncologia

Lo scorso maggio, durante una conferenza stampa voluta dal dott. Sisto Milito, responsabile dell’ambulatorio di oncologia dell’ospedale di Acri, alla quale siamo stati invitati come associazione, sono stati diffusi i dati relativi all’attività che l’ambulatorio di Oncologia ha svolto nel primo anno di esercizio. Sono state circa 1500 le prestazioni registrate dal servizio CUP, che arrivano ad oltre 2000 tenendo in considerazione le collaborazioni con associazioni presenti sul territorio acrese in attività di screening, soprattutto in campo senologico. Le zone di provenienza degli assistiti hanno riguardato in prevelenza il nostro territorio e quello paesi limitrofi, anche se non sono mancati quelli provenienti da regioni vicine come Puglia e Basilicata. Un risultato ragguardevole, considerato anche il fatto che l’ambulatorio è rimasto aperto 3 giorni a settimana. Le prestazioni erogate sono state diverse: ecografie all’apparato urogenitale, la cute e sottocute, la tiroide, la senologia,  l’ago aspirato, oltre alle visite oncologiche generiche. A queste si sono unite le collaborazioni con altri specialisti e servizi all’interno dell’ospedale di Acri, come la Radiologia e la Chirurghia, nonché il laboratorio analisi. L’interazione e l’ottimizzione di questi servizi ha permesso ai pazienti di avere risposte in tempi brevi, evitando loro inutili tempi di attesa e viaggi in altre strutture sanitarie, anche fuori regione. Il dott. Milito si è soffermato sulla necessità della prevenzione in campo oncologico, soprattutto per la senologia, sottolineando l’importanza dell’istituzione del registro tumori da parte dell’ASP per determinate patologie tumorali, come quello alla mammella. Come associazione esprimiamo tutta la nostra riconoscenza e soddisfazione di questa nuova attività svolta in questo primo anno di ambolatorio di oncologia guidato dal dottor Sisto Milito, persona preparata e sempre disponibile ad aiutare chi soffre. Il successo dell’ambulatorio di oncologia, oltre ad evindeziare la bravura di tutti gli operatori sanitari che vi operano, dimostra che anche in Calabria può avere servizi sanitari efficienti e che essi vanno tenuti il più vicino possibile alla popolazione. E’ necessario quindi potenziare questo servizio, con l’acquisto di un mammografo di ultima generazione per la diagnosi e prevenzione delle patologie e con la promozione dell’esecuzione della terapia oncologica presso l’ambulatorio di Acri. Invitiamo dunque i vertici aziendali e locali, le forze politiche ma anche tutti gli operatori sanitari e i cittadini a sostenere questa iniziativa, affinché si possa realizzare un servizio specialistico nel nostro territorio. Esso dovrà necessariamente essere inserito in un più ampio progetto, inserito magari in una struttura complessa come il reparto di Medicina, guidato con un primario in grado di cogliere l’opportunità che oggi si prospetta e che potrà essere un elemento di rilancio per la sanità acrese ma soprattutto aziendale. Tutto nella prospettiva di alleviare qualche sofferenza a chi è colpito da certe patologie.

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