Sito della Libera Associzione Cittadini Acresi

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Meglio tardi che mai!

Apprendiamo dagli organi di stampa che l’amministrazione Capalbo, dopo essere uscita finalmente dal letargo, ha deciso di presentare una proposta per il rilancio dell’ospedale “Beato Angelo” di Acri. Forse il nostro Sant’Angelo ha aperto qualche mente oppure, più precisamente, il nostro lavoro di questi anni come associazione, nata a difesa dell’ospedale cittadino, ha avuto finalmente un riconoscimento. La proposta presentata dall’Amministrazione prevede la richiesta di una struttura di ospedale generale per come previsto dalle norme attualmente vigenti, ed in seconda opzione si punta sull’ospedale generale riunito con san Giovanni in Fiore. Proposta che ricalca integralmente quella che abbiamo presentato 6 anni fa all’allora amministrazione Tenuta e nel 2017 alla neo insediata amministrazione Capalbo, ma anche a tutti gli organi sanitari provinciali e regionali. L’ex assessore Le Pera, vicino alle nostre posizioni, aveva chiesto di discutere la nostra proposta, cosa poi avvenuta nella 3a commissione comunale sanità a giugno dello scorso anno, ma poi probabilmente defenestrato forse proprio per questo. Da allora non c’è un assessore alla sanità, almeno ufficialmente. La nostra ipotesi di progetto, che alleghiamo, è stata sottoposta anche in questi giorni all’attenzione di politici regionali e nazionali. Essa prevede l’istituzione di una nuova tipologia di ospedale “Spoke di montagna”, insieme a San Giovanni in Fiore, sul modello di ospedale generale con autonomia gestionale ed organizzativa, con reparti annessi nei due presìdi. In questi anni l’ospedale acrese ha subito scelte illogiche, tra le quali: la chiusura di reparti come la psichiatria, l’ostetricia e ginecologia con annesso punto nascita, chiusura di alcune branche specialistiche, spostamento del laboratorio analisi al primo piano del vecchio padiglione, lo spostamento del poliambulatorio, la chiusura del reparto di Chirurgia (al posto del quale sono previsti solo prestazioni chirurgiche ambulatoriali), e dell’ambulatorio oncologico. Adesso, in piena pandemia, è stato realizzato un reparto Covid con 20 posti letto, al quale se ne doveva affiancare un altro di 16 posti letto, richiesto a fine marzo, con la conversione del reparto di Medicina, progetto poi bloccato. Tutto lo sforzo sembra ormai rivolto al Covid, che viene affrontato sguarnendo altri reparti e servizi ospedalieri per spostare il già ridotto personale presso il reparto che una volta era la Chirurgia, come se le altre patologie nel frattempo fossero scomparse. Il personale sanitario insufficiente, rimaneggiato, in conseguenza delle unità andate in quiescenza, e non sostituite, il quale è sottoposto a turni massacranti. A testimonianza del fatto che Acri è abbandonato al proprio destino è il caso del reparto di Medicina, unica struttura complessa presente nel nostro ospedale, per la quale non è stato ancora espletato il concorso per il primario, come previsto dagli atti aziendali. Questi sono i risultati prodotti da una classe politica inadeguata, commissari inetti, dirigenti sanitari provinciali e regionali incapaci, affaristi che si sono mangiati il sistema sanitario regionale sperperando soldi pubblici accreditando strutture private, molto spesso legate in qualche modo a politici regionali. La popolazione ormai allo stremo subisce, ancora la zona rossa, con servizi ospedalieri ridotti al minimo, servizi sanitari territoriali praticamente inesistenti, esempio lampante delle USCA mai decollate. Intanto l’altra faccia della pandemia è la crisi economica in atto i cui effetti nefasti si vedranno nel prossimo futuro. Vogliamo terminare dicendo che noi non siamo oppositori o in contrapposizione con nessuno, vogliamo solo che i cittadini acresi, nonché quelli delle zone limitrofe, trovino una offerta sanitaria degna per potersi curare nel proprio territorio. Per questo facciamo un ulteriore appello a tutte quelle forze politiche e associative per fare squadra comune, al fine di avere una sanità adeguata alle esigenze, e che sia di rilancio per i nostri territori disagiati come lo è il nostro, proponendo di adottare azioni congiunte e condivise, perché la salute è un bene comune.

Supra i corna i bastuneati!

Le restrizioni dovute alla pandemia che stiamo vivendo sulla nostra pelle, hanno evidenziato tutti i limiti e lo sfacelo del sistema sanitario calabrese, per via della mancanza di risorse (umane e materiali), della disorganizzazione e approssimazione in cui versa il SSR. Anche se la maggior parte degli sforzi sono rivolti alla gestione dell’emergenza da Covid-19, questo non ha cancellato le altre patologie, che sono pure aumentate com’è aumentata la domanda di servizi sanitari. Dobbiamo purtroppo constatare che l’atto aziendale, valevole per il triennio 2021-24, pubblicato lo scorso 8 aprile, non tiene conto del bacino di utenza che gravita su Acri, con il nosocomio cittadino inserito ancora nella rete ospedaliera come ospedale di montagna. Il Documento dell’ASP di Cosenza, declassa ancor di più le attività chirurgiche, infatti scompare definitivamente il reparto di chirurgia generale, per far posto alle sole attività di “day surgery” (ambulatoriali). Non si tengono in debito conto le problematiche sanitarie della donna e dei bambini, con la cancellazione dei servizi ginecologici e pediatrici, andando in controtendenza nel dibattito su scala nazionale, per la riprogrammazione dei punti nascita per quelle zone dichiarate disagiate. Riteniamo che le zone montane debbano essere tutelate per favorire la permanenza in questi luoghi delle persone, perché altrimenti l’emorragia migratoria non potrà mai arrestarsi. Se un cittadino non può curarsi dignitosamente nel proprio territorio, cerca altre strutture per farlo, soprattutto fuori regione, alimentando così il drenaggio di risorse dal SSR, a causa dell’emigrazione sanitaria passiva, con conseguente dissesto sociale ed economico che perdura nel tempo. Abbiamo una viabilità precaria, in conseguenza della quale esiste una difficoltà oggettiva di collegamenti verso i grossi centri di Corigliano-Rossano (Spoke) e Cosenza (Hub), che è possibile raggiungere in poco più di un’ora, in condizioni ottimali. Per queste e tanti altri motivi, abbiamo provveduto ad inviare alle varie autorità sanitarie, amministrative e politiche, una proposta di rilancio dell’ospedale, che prevede la creazione di una struttura che partendo dai piccoli ospedali di area disagiata, si prefigge di ridare dignità e nuova speranza a chi oggi deve emigrare per curarsi. Infine vogliamo dire che, in Calabria non c’è bisogno di generali o poliziotti, c’è bisogno di gente competente ai posti di comando, sganciata dalla politica. C’è bisogno di medici, infermieri, OSS, personale tecnico e amministrativo, che vada a coprire quel vuoto lasciato dalle migliaia di unità andate in pensione nell’ ultimo decennio. C’è bisogno di strutture e strumentazioni adeguate. C’è bisogno di ridare dignità ai calabresi!

Insieme si vince.

L’Associazione LACA, è impegnata da anni nella difesa dei diritti dei cittadini, in particolar modo quello alla salute, accoglie con grande favore la notizia della nascita di un nuovo comitato di liberi cittadini a difesa anch’esso del nostro nosocomio. Questo nuovo gruppo di volenterosi che si stanno impegnando per una causa giusta e per il rilancio di una struttura sanitaria come il nostro ospedale ormai depotenziato da anni di politiche scellerate e dal piano di rientro ormai decennale. Nell’augurare buon lavoro a questo nuovo Sodalizio, al quale offriamo al contempo la più completa disponibilità a collaborare e per qualsiasi esigenza tematica/organizzativa, qualora questa nuova compagine lo desiderasse. Cogliamo l’occasione, per ribadire la nostra posizione, che stiamo portando avanti da circa 7 anni, affinché vi sia un riconoscimento giuridico/normativo che porti all’inserimento del P.O. “Beato Angelo d’Acri” nella rete regionale per acuti, definendo a livello ministeriale e regionale, una nuova tipologia di struttura autonoma, distaccata dagli Spoke e dall’Hub di riferimento. Fu grave l’errore, per il solo motivo di attuare un piano di rientro dal debito, aver chiuso o ridimensionato strutture periferiche di montagna. Per questo, dopo un intenso lavoro di squadra con altre associazioni presenti sul territorio provinciale, oltre sovra provinciale, e con esponenti politici dell’Emilia Romagna e Toscana, esperti di tematica sanitaria, abbiamo elaborato una nostra proposta che mira a riaprire e/o potenziare per come erano ospedali ormai “agonizzanti”, ipotizzando addirittura la riapertura dei punti nascita, con una rimodulazione del numero delle nascite da 500 a 300. In vista della prossima stesura dell’atto aziendale dell’ASP di Cosenza, ricordiamo alla cittadinanza, ed ai politici locali, ormai presi soltanto dalle loro beghe personali, sarà necessario inquadrare il nosocomio acrese come ospedale generale. Se ciò non sarà praticabile, che almeno sia creata una zona franca per questa tipologia di ospedali, come SPOKE DI MONTAGNA e quindi autonomi, per come già descritto nella nostra proposta e depositata in tutte le sedi istituzionali.

Il bue chiama cornuto all’asino!

Abbiamo letto i comunicati stampa del Sindaco Capalbo, e dell’Uomo dai mille incarichi, circa gli accadimenti che coinvolgono il nostro nosocomio cittadino.

Siamo allibiti da cotanta arroganza, dalla “violenza” verbale che viene usata. Non si danno risposte nel merito delle questioni, ma ci si scaglia in maniera brutale contro chi giustamente chiede conto del loro operato.

Adesso, sempre che trovino il tempo di rispondere, vogliamo esporre pubblicamente le nostre richieste: Vogliamo sapere quali sono i progetti di rilancio che la direzione sanitaria sta attuando per il nostro ospedale?

Vogliamo sapere chi effettivamente svolge il ruolo di assessore alla sanità visto che questa delega è avocata al sindaco.

Vogliamo conoscere l’andamento delle prestazioni degli ultimi 3 anni, periodo sotto la guida del dottor Cozzolino. Vogliamo sapere quali sono le attività attualmente funzionanti a regime e quali sono state interrotte.

In una sanità sempre più malata, che non dà risposte ai cittadini, in cui ci sono aziende sanitarie che non hanno un bilancio consolidato:  i dati reali devono essere di pubblico dominio. La Sanità calabrese, travolta da scandali e inchieste di ogni sorta, che pare stiano portando il commissario ad acta Guido Longo, nominato solo 3 mesi orsono, a meditare la dimissioni per via delle molteplici anomalie amministrative perpetrate ai vari livelli delle diverse  Aziende Sanitarie calabresi, tra cui quella di Cosenza che da 2 anni non approva il proprio bilancio. Le cronache giudiziarie ci hanno consegnato un quadro squallido in cui la sanità viene utilizzata come bancomat pubblico e come bacino di voti da questo o quel personaggio, ed a cui soggetti di ogni risma fanno il bello e il cattivo tempo. Per questo è necessario che siano evidenti le singole competenze e che i risultati siano resi pubblici, inoltre, che le scelte siano condivise e non dettate solo dalla propria convenienza politica o personale.

Quello che ci consegnano le dichiarazioni pubbliche degli amministratori, è la conferma dello stato di disagio in cui versano i servizi ospedalieri e territoriali nella nostra città. Quello che non riportano sono invece i disagi dei cittadini che non possono più curarsi adeguatamente, perché, se è vero che occorre fronteggiare l’emergenza Covid,  è ancor più vero che le altre patologie non sono scomparse. Ci sono ancora malati oncologici, chi deve operarsi, donne che devono effettuare interventi ginecologici, persone che devono effettuare la risonanza magnetica.

Invece di concentrarsi sul rilancio e sulla richiesta di potenziamento delle attività, ci si preoccupa di chiudere un reparto di chirurgia per inaugurare in pompa magna un reparto Covid. Infatti, ad oggi risulta che gli interventi chirurgici da sala operatoria, in day surgery o week surgery, dovevano riprendere il 7 gennaio scorso.  La risonanza magnetica non eroga prestazioni perché manca il radiologo, l’unico che c’era è stato trasferito allo spoke Corigliano-Rossano, mancano ancora i 4 posti di dialisi che non si possono realizzare perché i locali sono occupati dai servizi SAUB.

Noi non siamo contro questa Amministrazione o contro chi sodalizza con essa per solidarietà partitica, ma siamo contro la cattiva amministrazione, la mancata collaborazione e l’attacco indiscriminato verso chi chiede solo il rispetto dei propri diritti, come quello alla salute.

Adoperatevi piuttosto a reperire personale sanitario, tecnico e amministrativo che manca ormai da anni.

Noi abbiamo una chiara idea di rilancio dell’ospedale con il ripristino del reparto di chirurgia che guarda verso il multidisciplinare chirurgico/ginecologico, con attività di sala operatoria da lunedì a sabato compreso.

Invitiamo il direttore sanitario dott.Cozzolino e l’assessore/sindaco a confrontarsi su questi temi.

Se le risposte non arriveranno l’unica via saranno le dimissioni per manifesta incompetenza.

Anomalie Amministrative (E noi paghiamo)

Abbiamo aspettato un po’ di giorni prima di pubblicare questo comunicato stampa, attendendo che si placassero le polemiche sul vergognoso cartellone apparso nella nostra città. Lo definiamo vergognoso perché pensato e prodotto, riteniamo, da qualcuno che fa finta di essere un provocatore, in vero e proprio stile radical chic, ma che nulla ha fatto per il nostro territorio, tranne pretendere ed ottenere lauti compensi per ogni virgola che sposta.
Ora passiamo all’argomento principale di questo comunicato, riguardante l’opacità dell’attività amministrativa, prime fra tutte le recenti e decantate bitumazioni sul nostro territorio.
E’ di qualche settimana fa il video denuncia di un nostro associato, Santo Bifano (Divine Follie), su di un tratto di strada asfaltato nei pressi di località Crista ad Acri, nel mese di dicembre. Come evidenziato nello stesso video, il bitume è regolarmente saltato in più punti. Come associazione, avevamo suggerito all’Amministrazione, in corso d’opera, l’inopportunità di stendere bitume nel mese di dicembre in quanto lo stesso sarebbe inevitabilmente saltato.
Circostanza puntualmente verificatasi, un intero massetto di bitume a caldo saltato perché non aderito al fondo sottostante per le non perfette condizioni ambientali, lo stesso si sta verificando su altri tratti e sulle buche tappate con la metodica dell’asfalto a caldo. In buona sostanza, sperpero di denaro pubblico.
Cari Amministratori i soldi sono nostri, non li trovate sugl’alberi come le pigne. Cittadini indignatevi perché i soldi li rimetteremo noi sotto forma di aumento della spazzatura o sotto altra veste. E’ vero i servizi di ordinaria manutenzione vanno eseguiti, ma essi devono essere durevoli e funzionali per un intera comunità che li paga. Inoltre ci chiediamo, caro direttore dei lavori, che sei l’anello di congiunzione tra il committente, in questo caso l’intera cittadinanza, che paga, per mezzo dell’Amministrazione che ha preso i voti e chi esegue i lavori, dove guardavi? Eri lì o eri nominato solo sulla carta? Hai o non hai competenza in materia?
Ma si sa il bitume serve da scenario a quest’Amministrazione, il cosiddetto “asfalto elettorale” è sempre utile all’autopromozione, con la solita carrellata di foto “spettacolari”, su servizi di ordinaria manutenzione, per giunta eseguiti a debito. Questa Amministrazione, dedita alla spettacolarizzazione di eventi ordinari, ci ha propinato la pagliacciata dell’inaugurazione, con tanto di assembramento, del palazzetto dello sport, che rimane inutilizzabile, oppure come la riconversione del reparto di chirurgia dell’ospedale, con conseguente cessazione dell’attività di sala operatoria,con tanto di spoliazione degli altri servizi già rimaneggiati, previo avallo del dott. Cozzolino, pappa e ciccia col sindaco Capalbo. D’altronde siamo stati abituati sin dall’inizio a queste ostentazioni, con la sfilata del neo Sindaco eletto in una macchina decappottabile, in puro stile J.F.K.. Ricordiamo anche la recente autorizzazione all’utilizzo delle sale di palazzo San Severino-Falcone, sede istituzionale, concessa alla sorella, nuova promessa neomelodica, per girare un videoclip, con tanto di scarpe messe su un divano. Oltre a questo dispregio del palazzo storico, aveva visto utilizzare la sala delle colonne ad uso e consumo della ditta Ecoross, affidataria del servizio di R.D., la quale fa il bello ed il cattivo tempo con la proprietà comunale, pare senza controlli di sorta da parte degli uffici comunali.
In attesa di risposte, non possiamo che dire cittadini svegliatevi ci sono in ballo i nostri soldi ed il futuro dei nostri figli, mandiamo a casa questi peracottari, altrimenti chi ha scritto la frase del famigerato cartellone in fondo forse ha ragione.

Direttore, questo sconosciuto

A seguito dei fatti inerenti i rifiuti presenti nel nostro presidio ospedaliero, la Direzione Sanitaria dello stesso ha ritenuto, tramite proprio comunicato stampa, fare delle rettifiche doverose sull’accadimento, tirando in ballo sigle e movimenti, dove, secondo questa visione, “si nascondono signori in cerca di visibilità e che non hanno a cuore le sorti del nostro nosocomio”.

Ricordiamo all’autore dell’articolo, il quale ben sa che il movimento e la sigla che ha sollecitato la rimozione della spazzatura nel recinto dell’ospedale è la LACA, tanto valeva citarla direttamente. La Libera Associazione Cittadini Acresi agisce su impulso dei cittadini, che stanchi di disservizi, soprusi e cattiva gestione amministrativa, denunciano attraverso l’associazione. La LACA, verifica e mette in atto procedure, prima di mediazione con gli organismi responsabili e poi di denuncia in caso di non ascolto di da parte di questi. Non cerchiamo visibilità, facciamo le cose perché abbiamo a cuore il nostro territorio.La LACA per sua tradizione si mette sempre a disposizione dei cittadini e delle istituzioni, proponendo collaborazione e supporto. Abbiamo chiesto collaborazione alle autorità sanitarie aziendali e comunali, ma abbiamo trovato, tranne che in alcuni casi, un muro di gomma. Abbiamo proposto piani di rilancio dell’ospedale, ma siamo stati ridicolizzati. Pertanto non ci si venga a dire che non teniamo a cuore le sorti della nostra struttura sanitaria.

Non nutriamo odio politico verso nessuno, perché non siamo una struttura politica, ma questo non può essere capito da chi è abituato a vivere di odio politico e rappresaglia, cercando di “guardarsi le spalle” per non essere pugnalato. Ci viene in mente la frase di Pietro Metastasio, poeta e drammaturgo del XVIII secolo:“Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura”, a significare la tendenza di chi giudica gli altri secondo il proprio modo di agire.

Ma veniamo ai fatti. E’ indubbio che esistevano cumuli di spazzatura accatastati nel recinto dell’ospedale, miracolosamente rimossi il giorno dopo, appena andato in onda il servizio del TGR Calabria del 12 gennaio scorso. Cumuli di spazzatura portata in giro dal vento dai siti di stoccaggio, giacente da settimane nel recinto dell’ospedale. Il materiale proveniente dal reparto Covid, pur se stoccato in appositi contenitori di cartone, con tanto di data e sito di provenienza e con la dicitura rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, fuori dai tanto decantati siti di stoccaggio ed alla mercé di chiunque, ed esposto alle intemperie. Il sito di stoccaggio dei rifiuti è oggetto di videosorveglianza, quindi è relativamente semplice controllare chi dall’esterno accede all’area.

A questo punto, alcune domande sono d’obbligo. Esiste o non esiste una ditta che si occupa della pulizia e cura del cortile dell’ospedale? Se sì, chi controlla che questa esegua periodicamente il proprio lavoro? E’ stato detto che c’era un mobile e delle ossa di maiale, portati da gente fuori dall’ospedale, nulla in confronto con i cumuli di spazzatura accatastati, sono state presentate denunce agli organi competenti? Chi controlla le telecamere di sorveglianza dell’area?. Come può del materiale proveniente dal laboratorio analisi essere depositato a terra nei pressi dei garage dei mezzi dell’ospedale e del 118?. Il direttore sanitario o chi per lui la mattina fa un giro di ispezione oppure no. Se sì, come mai non nota tale abuso?

Cosa controlla la direzione sanitaria? “Direttore” dove sei? Ma soprattutto chi sei? Dott. Carino, Dott. Cozzolino, o chi per loro? In 2 anni alla guida della struttura ospedaliera, quali sono state le migliorie apportate al nostro nosocomio?

Alla luce di tutto ciò, e di quello che i cittadini hanno potuto vedere, definiamo grottesche, se non patetiche le precisazioni fatte dalla Direzione Sanitaria, volendo coprire la totale assenza di controllo della stessa, della sicurezza e del decoro esterno della struttura, della quale è responsabile!!

La LACA al contrario, ha dimostrato di tenere a cuore la salute ed il decoro della città, di noi cittadini, e degli operatori sanitari. Noi abbiamo solo agito su segnalazione di cittadini stanchi di vedere tali obbrobri.

La politica locale, poi, è latitante, maggioranza ed opposizione indistintamente. E’ possibile che la gente debba rivolgersi a noi per vedere tutelati i propri diritti e non ai propri rappresentati eletti con i voti del popolo? Questo denota un sempre maggiore scostamento tra la cittadinanza e chi amministra. Vi diciamo e vi esortiamo dimettervi, tanto sicuramente non sentiremo la vostra mancanza. Non abbiamo nemmeno un assessore alla sanità, oppure ne esiste uno “ombra” che non sappiamo chi sia e con il quale non è possibile dialogare proficuamente.

Ora veniamo ai risultati che, nella visione distorta della Direzione Sanitaria, ci vengono raccontati circa ai servizi ottenuti nel nostro ospedale per suo merito.

La situazione attuale è la seguente: un reparto di chirurgia chiuso per fare spazio ad un “Albergo Covid”, 10 posti di chirurgia (day surgery) accreditati barattati e messi in attesa di una riapertura che forse non ci sarà mai.

Il reparto di Lungodegenza tanto declamato e mai aperto, in quanto gli spazi sono stati occupati dagli ambulatori ed uffici della Saub, che crea commistione con l’ambiente ospedaliero.

La risonanza magnetica ferma da luglio scorso, benchè attiva manca un medico responsabile.

La sala per effettuare la terapia oncologica, di cui avevamo chiesto l’apertura, e della quale se ne sarebbero giovati molti malati oncologici, costretti a intraprendere lunghi e massacranti viaggi, non ha visto mai la luce, in compenso è stato chiuso l’ambulatorio di oncologia a maggio 2020, che pur funzionava egregiamente.

 Del primario di medicina non si sa nulla.

Delle 3 postazioni OBI (Osservazione Breve Intensiva) di Pronto soccorso, si sono perse le tracce. Gli altri 4 posti di dialisi promessi, nulla.

Il Turnover del personale andato in pensione, mai sostituito.

Ecco questi sono i fatti di cui va fiero chi ha redatto l’articolo, a volte e meglio tacere e fare la figura dello stupido che aprire bocca e confermare di esserlo.

La sindrome de “Il Marchese del Grillo”!

Magistrale fu l’interpretazione di Alberto Sordi in questo film, in cui dava vita ad un nobile della Roma di inizio ‘800, che, sfruttando i privilegi derivanti dalla propria condizione, sbeffeggiava il potere senza però mai metterlo in discussione, essendone parte integrante. Un nobile che commetteva soprusi verso plebei e gente comune, protetto dal suo status al di sopra della legge. Ma, mentre Sordi impersonava una soggetto di fantasia, anche se ispirato ai costumi dell’epoca, il nostro Padula raccontava di signorotti e “galantuomini”, nella Calabria dell’Italia pre e post unitaria. Padula parlava,da testimone attento e critico, degli accadimenti della nostra terra, delle ingiustizie e delle vessazioni perpetrate ai danni del popolo da chi invece doveva proteggerlo ed emanciparlo.

Passano i decenni, muta il contesto storico, ma certi atteggiamenti perdurano, cambia solo il modus operandi. Ecco che allora taluni personaggi prendono il posto dei signorotti e dei galantuomini. Il potere dinastico sostituito dal potere politico, i latifondisti sostituiti dai portatori di capitali. Il potere viene così esercitato anche attraverso atteggiamenti prevaricatori nei confronti degli oppositori. Il potere sfrutta le tecnologie del proprio tempo. Ecco che allora vengono create “squadre” di ricerca su internet, con l’obiettivo di carpire anche i post di dissenso.

Con messaggi minacciosi, nemmeno troppo velati, ci si rivolge verso chi esprime idee diverse dalla propria, verso quanti ‘osano’ dissentire contro l’operato di lor signori.C’è chi si arroga il diritto di gestire la cosa pubblica come fosse propria, chi abusa della propria posizione per elargire favori invece di far osservare le norme e pretendere il rispetto dei diritti personali inalienabili.

Allora può anche succedere che, in barba alle misure anticontagio, c’è chi festeggia in una saletta privata di un bar del centro di Acri. Quelle stesse persone che dovrebbero far rispettare le norme e le disposizioni anticovid, mentre si assiste al triste spettacolo di attività commerciali chiuse, di cittadini costretti agli “arresti domiciliari” e di lavoratori autonomi ridotti alla fame.

Un popolo impaurito è più facile da controllare, e attenzione… giammai renderlo consapevole delle perverse dinamiche sottese al vile asservimento, serio sarebbe il rischio di provocarne la rivolta contro i gran signori.

Un popolo edotto e cosciente saprebbe ben distinguere il bene dal male, i diritti dai favori, la pratica del buon amministrare dal mero opportunismo, e allora si rivolterebbe contro il sistema rivendicando con tenacia le proprie ragioni, chiedendo conto di tutto ciò che non appare chiaro e trasparente.

Cari concittadini tenetelo bene in mente, abbiate sempre memoria lunga e non accettate prebende!!

<<Acri – scrive Padula – è un paese originale: ha da 12 a 14 mila abitanti, gli uomini vi sono ingegnosi, sobri, provvidi, amanti della fatica e indefessi; le donne belle, ardite, graziose parlatrici e di irresistibile seduzione. Acri ha, insomma, tutti gli elementi per riuscire un bel paese; e non di meno il popolo vi è barbaro, maligno, feroce, privo che egli è dell’educazione religiosa e civile. Non ha la prima, perché il numeroso suo clero non pensò mai a dargliela, ed i parroci furono rape o intesi solo a far denaro; e non ha la seconda, perché disgraziatamente i galantuomini tutt’altro gli diedero che esempi di moralità. Cala il feudalesimo è in tutto il suo rigore, il popolo vi è oppresso, rubato, disonorato; né altrove, quanto ivi è così profondo l’odio della gente minuta contro la gente in falda. E tutte le volte che vi fu rivolgimento politico, il primo grido di quel popolo maligno fu sempre morte ai “galantuomini”. Esso non conosce affatto la virtù della gratitudine, ed uno dei suoi detti è questo: “Bacio la mano del galantuomo, ma gliela vorrei veder tagliata>>.

Marchese del Grillo, il grande Alberto Sordi

Ospedale di Acri, rilancio o passerelle?

L’associazione LACA, che si occupa ormai da 7 anni di sanità nel nostro comprensorio, ricorda che in Calabria ci sono 18 ospedali dismessi o potenzialmente chiusi, Acri è uno di questi. In questi anni abbiamo sempre affermato che il nostro ospedale aveva tutte le caratteristiche tecniche e strumentali per essere di nuovo inserito nella rete degli ospedali per ACUTI, con reparti attivi h24, con la creazione di nuove tipologie di prestazioni sanitarie. Acri ha le potenzialità di una struttura sanitaria all’avanguardia rispetto ad altre sparse sul territorio, in termini di spazi e attrezzature.Di quanto detto, poco o nulla è stato recepito, almeno fino a fine ottobre, quando si è scoperto che va ridata dignità al “Beato Angelo”. Solo ora l’amministrazione comunale, con a capo il sindaco Capalbo, mostra finalmente un reale impegno per il rilancio del nostro ospedale. In questi tre anni e mezzo, molteplici sono state le nostre proposte rivolte all’amministrazione, tutte cadute nel vuoto. Eppure già nel mese di novembre 2019, l’allora assessore alla sanità, Le Pera, aveva dimostrato sensibilità e comprensione sul fatto che le cose nel nostro ospedale non andavano bene, poi però dimissionato per “motivi personali”, per effetto dell’onnipresente assessore ombra.

Allo scoppio dell’emergenza sanitaria, a marzo, avevamo suggerito all’amministrazione comunale, anche rivolgendoci direttamente al commissario Cotticelli, di scegliere Acri come struttura di supporto alla emergenza pandemica Regionale. Come? Ospitando sin da subito i pazienti che necessitano ancora di cure mediche prima di essere dimessi al proprio domicilio, come ad esempio pazienti geriatrici, di medicina generale, con patologie minori (diabetici-ipertesi-oncologici ecc…).

La nostra posizione è stata evidenziata anche nella trasmissione “Articolo 21”, condotta dal giornalista Lino Polimeni, il quale sta portando avanti una campagna di informazione sulla situazione sanitaria calabrese, derivata da un piano di rientro scellerato, politici incapaci e corrotti con il malaffare.

A fine ottobre la Regione si muove, in concomitanza dell’emanazione della Calabria a zona rossa, con le dimissioni di Cotticelli ed il balletto scriteriato del Governo con la nomina del nuovo commissario ad acta. L’altro ieri arriva la fatidica notizia dal Ministero della Salute, il quale autorizza Acri ad ospitare pazienti provenienti da strutture in difficoltà, come l’HUB di Cosenza o gli SPOKE dislocati in Provincia. Segreto di Pulcinella, visto che le disposizioni, che oggi sono operative, sono state già prese dal dipartimento di tutela della salute della regione Calabria il 28.10.2020. A voler pensar male, l’inaspettata eccessiva attività del Primo Cittadino di Acri, già in campagna elettorale da un pezzo, in concomitanza di fatti risaputi, sarebbe a beneficio della propria visibilità.

Ora la scelta è tra chi vorrebbe ospitare il reparto Covid in Chirurgia, come afferma il Sindaco o chi per lui, oppure ospitare tale reparto al 3° piano, perfettamente operativo e funzionante, come invece ci conferma il responsabile sanitario dott. Cozzolino.

Noi siamo dell’opinione che si debbano utilizzare gli spazi dell’ex reparto di Medicina, poiché scegliendo invece di utilizzare la Chirurgia, significherebbe dismetterla definitivamente, forse per attuare un piano che viene portato avanti da tempo.

Ancora una volta siamo qui a chiedere di prendere decisioni oculate, senza contrapposizioni. Chiediamo di tener conto delle richieste effettuate a suo tempo sulla dislocazione della SAUB presso l’ospedale, del piano di rilancio del nostro nosocomio presentato alla commissione Sanità del comune di Acri ed ai consiglieri comunali, di maggioranza ed opposizione. Chiediamo di non perdere altro tempo, di non vegetare come è stato fatto in questi 3 anni e mezzo. Rispondete alle nostre richieste, altrimenti non vi rimarrà che vergognarvi e dimettervi!

Uno, nessuno e centomila… incarichi!

Nonostante il periodo che stiamo vivendo alquanto infausto, siamo felici di sapere che il Nostro, conosciuto come “l’uomo dai mille volti” ed anche “Il Mastrapasqua de noantri”, abbia inanellato un’altra carica da aggiungere al proprio palmarès. Lungamente ricercata ecco che arriva anche quella di “direttore sanitario”. Poco importa se esiste già uno. Infatti, non bastavano quelle di consigliere, presidente, membro di un ordine, formatore, assessore ombra, dottore, responsabile (?), era assolutamente necessario imprimere il suo marchio e la sua volontà, necessaria per il rilancio della sanità acrese. Ci vogliamo complimentare per questo ennesimo risultato. Ci auguriamo che non si fermi qui. In un epoca in cui vige il presenzialismo cronico, una persona che con umiltà ha lavorato in maniera trasparente per la collettività, senza clamore, che non ama apparire, merita di arrivare alle più alte cariche nazionali, finanche ministro della Salute!

Ad maiora!

Acqua santa, acqua benedetta…

Viene da dire agli acresi aprendo il rubinetto,vedendolo tristemente inerme! Poi, ognuno a modo proprio aggiunge altre “osservazioni” personali, ma queste è meglio non riferirle!

Chi ora ha qualche capello bianco ricorderà sicuramente la conquista, qualche decennio orsono, di avere l’acqua corrente nelle case, oggi, nell’anno 2020, sono ancora molti i cittadini devono fare i conti con la mancanza del prezioso liquido, nonostante i progressi e i sacrifici compiuti da chi ci ha preceduto: una vera e propria involuzione.

Molti cittadini sono stati costretti ad installare, a proprie spese, delle cisterne per avere un po’ d’acqua, non da bere ovviamente, ma solo per uso quotidiano.

Cambiano le amministrazioni, ma quello che non cambia sono i disservizi legati all’erogazione dell’acqua, anzi sono peggiorate con il passare degli anni. Per contraltare riscontriamo un aumento regolare delle tariffe, come si può facilmente evincere consultando le delibere di consiglio comunale.

Interrogato su un tale fenomeno, il sindaco Capalbo,non trova meglio che spiegarlo con “motivazioni” di carattere normativo. Il Primo Cittadino dimentica forse che non siamo in tribunale, questa è la realtà, è la vita delle persone. Dal rubinetto non esce nulla. Al posto di acqua pulita e potabile, solo aria!.

Che fine ha fatto il tanto declamato finanziamento di oltre 2 milioni di euro per il rifacimento della rete idrica, che ogni tanto il Sindaco tira magicamente fuori, del quale non è stato speso un solo centesimo di cui se n’è perso traccia? Non sappiamo se e come verrà speso, visto che da una stima di massima, per rifare l’intera rete idrica cittadina, ci vorrebbe almeno il triplo dell’importo stanziato. Ci auguriamo che non si faccia come i soldi per l’asfalto, posato in alcune zone, mentre in altre ancora i cittadini ancora aspettano, cercando di evitare le buche!

Intanto,ancoranon esiste una mappatura accurata della rete idrica, né unagestione corretta dei pozzi, pagati e scavati con fondi comunali. Parrebbe, anche che alcuni di questi pozzi non siano più nella disponibilità del Comune, perché requisiti abusivamente da privati.

Eppure, oltre 4 anni fa, l’attuale Sindaco aveva abbracciato la causa dei cittadini esasperati dai continui disservizi,ma sembra che,una volta oltrepassata la soglia di palazzo Gencarelli, i buoni propositi si siano dissolti nel volgere di un rimpasto di giunta e l’altro.

Allora ci chiediamo: qual è lo scopo di una amministrazione, quello di migliorare le condizioni di vivibilità di un territorio oppure di gestire l’ordinaria amministrazione? Nel secondo caso, farebbe sicuramente meglio un commissario prefettizio.

In considerazione del fatto che non usufruiamopienamente del servizio idrico,tanto varrebbe non pagare le bollette che ci vengono recapitate di anno in anno, per il disservizio accertato. La LACA possiede una corposa documentazione sul tema, che mettiamo volentieri a disposizione di chiunquevoglia il pieno rispetto delle clausole contrattuali.

Tempo addietro avevamo chiesto all’assessore al ramo, avv. Abbruzzese (da notare un avvocato con delega al Bilancio!), di motivare la quota fissadi €26 posta su ogni contatore (importo fisso da 4 anni a questa parte), ma mai richiesta fu tanto vana.Come vengono impiegati i soldi per la manutenzione? Domande che restano senza spiegazione, come rimangonosenza spiegazione gli aumenti delle tariffe del servizio idrico,costanti di anno in anno.

Altra nota dolente è da ascrivere alla Sorical, il“carrozzone regionale”, ora in liquidazione, che non eroga pienamente il servizio richiesto ai cittadini,tanto nel periodo estivo quantoin quello invernale, con le motivazioni più disparate. Ci risulta che gli uffici competenti trasmettono i corrispettivi alla Sorical, anche in presenza di disservizi imputabili alla stessa società.

Il sindaco Capalbo dovrebbe alzare la voce verso i responsabili regionali, ancor più in considerazione del fatto che lo stesso fa parte della altrettanto triste Autorità Idrica della Calabria (AIC), mai decollata. Il Sindaco, deve difendere gli interessi degli acresi, invece di attaccarli solo perché protestano per la mancanza d’acqua dalle loro case, un disservizio che va avanti ormai da diversi anni e che in questi tre anni e mezzo di amministrazione è peggiorato. VERGOGNA! DIMETTETEVI!.

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