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Ospedale di Acri, rilancio o passerelle?

L’associazione LACA, che si occupa ormai da 7 anni di sanità nel nostro comprensorio, ricorda che in Calabria ci sono 18 ospedali dismessi o potenzialmente chiusi, Acri è uno di questi. In questi anni abbiamo sempre affermato che il nostro ospedale aveva tutte le caratteristiche tecniche e strumentali per essere di nuovo inserito nella rete degli ospedali per ACUTI, con reparti attivi h24, con la creazione di nuove tipologie di prestazioni sanitarie. Acri ha le potenzialità di una struttura sanitaria all’avanguardia rispetto ad altre sparse sul territorio, in termini di spazi e attrezzature.Di quanto detto, poco o nulla è stato recepito, almeno fino a fine ottobre, quando si è scoperto che va ridata dignità al “Beato Angelo”. Solo ora l’amministrazione comunale, con a capo il sindaco Capalbo, mostra finalmente un reale impegno per il rilancio del nostro ospedale. In questi tre anni e mezzo, molteplici sono state le nostre proposte rivolte all’amministrazione, tutte cadute nel vuoto. Eppure già nel mese di novembre 2019, l’allora assessore alla sanità, Le Pera, aveva dimostrato sensibilità e comprensione sul fatto che le cose nel nostro ospedale non andavano bene, poi però dimissionato per “motivi personali”, per effetto dell’onnipresente assessore ombra.

Allo scoppio dell’emergenza sanitaria, a marzo, avevamo suggerito all’amministrazione comunale, anche rivolgendoci direttamente al commissario Cotticelli, di scegliere Acri come struttura di supporto alla emergenza pandemica Regionale. Come? Ospitando sin da subito i pazienti che necessitano ancora di cure mediche prima di essere dimessi al proprio domicilio, come ad esempio pazienti geriatrici, di medicina generale, con patologie minori (diabetici-ipertesi-oncologici ecc…).

La nostra posizione è stata evidenziata anche nella trasmissione “Articolo 21”, condotta dal giornalista Lino Polimeni, il quale sta portando avanti una campagna di informazione sulla situazione sanitaria calabrese, derivata da un piano di rientro scellerato, politici incapaci e corrotti con il malaffare.

A fine ottobre la Regione si muove, in concomitanza dell’emanazione della Calabria a zona rossa, con le dimissioni di Cotticelli ed il balletto scriteriato del Governo con la nomina del nuovo commissario ad acta. L’altro ieri arriva la fatidica notizia dal Ministero della Salute, il quale autorizza Acri ad ospitare pazienti provenienti da strutture in difficoltà, come l’HUB di Cosenza o gli SPOKE dislocati in Provincia. Segreto di Pulcinella, visto che le disposizioni, che oggi sono operative, sono state già prese dal dipartimento di tutela della salute della regione Calabria il 28.10.2020. A voler pensar male, l’inaspettata eccessiva attività del Primo Cittadino di Acri, già in campagna elettorale da un pezzo, in concomitanza di fatti risaputi, sarebbe a beneficio della propria visibilità.

Ora la scelta è tra chi vorrebbe ospitare il reparto Covid in Chirurgia, come afferma il Sindaco o chi per lui, oppure ospitare tale reparto al 3° piano, perfettamente operativo e funzionante, come invece ci conferma il responsabile sanitario dott. Cozzolino.

Noi siamo dell’opinione che si debbano utilizzare gli spazi dell’ex reparto di Medicina, poiché scegliendo invece di utilizzare la Chirurgia, significherebbe dismetterla definitivamente, forse per attuare un piano che viene portato avanti da tempo.

Ancora una volta siamo qui a chiedere di prendere decisioni oculate, senza contrapposizioni. Chiediamo di tener conto delle richieste effettuate a suo tempo sulla dislocazione della SAUB presso l’ospedale, del piano di rilancio del nostro nosocomio presentato alla commissione Sanità del comune di Acri ed ai consiglieri comunali, di maggioranza ed opposizione. Chiediamo di non perdere altro tempo, di non vegetare come è stato fatto in questi 3 anni e mezzo. Rispondete alle nostre richieste, altrimenti non vi rimarrà che vergognarvi e dimettervi!

Corsi e ricorsi storici

Ogni tanto, in periodi particolari, constatiamo che la politica si ricorda che esiste un problema sanitario ad Acri. Per noi, invece, che ci stiamo occupando del rilancio del nosocomio acrese da oltre 6 anni, vedere un tale sciacallaggio mediatico, da parte di chi ha adottato pedissequamente un modello di malapolitica, incapace di cogliere le istanze dei cittadini, fa davvero ribrezzo. Per questo, da semplici cittadini ci stiamo chiedendo cosa sta facendo realmente la politica locale per l’ospedale, oltre alle solite passerelle. Ad oggi constatiamo che ufficialmente non esiste un assessore alla sanità, poiché il Sindaco ha avocato a se la delega. Come mai questa delega così importante non è stata assegnata ad una personalità di spicco, un tecnico, un medico, un operatore sanitario, ma trattenuta dallo stesso sindaco? Non esisterà forse un assessore occulto, che lavora con “umiltà” nell’ ombra. In 3 anni e mezzo, quali sono state le migliorie apportate al nostro nosocomio? Verifichiamo che ancora la chirurgia è ferma al palo, ferme il servizio TAC e la risonanza magnetica, quest’ultima inaugurata in pompa magna, della Lungodegenza nemmeno l’ombra, del primario in Medicina nulla. Poi, c’è stato riferito che si verificano episodi legati all’erogazione di prestazioni sanitarie su interessamento di qualche operatore sanitario, che pare faccia il bello e il cattivo tempo all’interno dell’ospedale.  Tutto questo nel silenzio di chi invece dovrebbe controllare, in primis il responsabile sanitario Dott. Cozzolino, appena reintegrato. Non siamo soliti dare adito alle voci che aleggiano sull’operato amministrativo del P.O. di Acri, ma forse la Procura della Repubblica potrebbe indagare per verificare cosa effettivamente accade, e se ci sono delle possibili anomalie. Come cittadini siamo stanchi e nauseati, soprattutto adesso che, per effetto del pandemia legata al coronavirus, siamo confinati in casa, senza possibilità curarci in maniera adeguata perché il nostro ospedale è stato depauperato in maniera sconsiderata. Adesso apprendiamo che si vuole andare a Roma, a protestare. Una delegazione di sindaci vuole portare il disagio di un comprensorio all’attenzione del ministro Speranza. Diciamo, meglio tardi che mai!  La LACA abbracciò questa iniziativa ad ottobre dello scorso anno, infatti una delegazione del direttivo la propose al Sindaco, che bene ricorderà, che gli avevamo esposto che saremmo stati disposti ad andare anche in piena emergenza coronavirus, con le dovute precauzioni ovviamente, con il Sindaco a capo di una delegazione di cittadini arrabbiati. Si propose, anche, di organizzare attraverso l’ANCI una carovana di pullman, diretta a Roma, per protestare sotto al ministero della Sanità. A parte le solite promesse, fingendo di sposare la causa, il tutto si risolse nell’assordante silenzio in cui ci ha abituato questa Amministrazione. Adesso si ripropongono a proprio beneficio elettorale idee non proprie, portate avanti per la propria visibilità. Vergogna, dimettetevi!!!  Da cittadini ci chiediamo: la politica deve rispondere ai cittadini oppure forse ad un comitato d’affari che opera solo per se stesso?.

Ora ci rivolgiamo ai nostri concittadini, anche loro stanchi di questi giochi di potere e delle prese in giro. E’ ora di far valere i propri diritti. E’ ora di alzare la voce. Da quando siamo nati come associazione, il nostro motto è sempre stato “chi non protesta non ha il diritto di lamentarsi!”.

Covid-19, ad Acri c’è sicurezza o no?

Risale a qualche giorno fa la consegna da parte di alcuni componenti della LACA, al pronto soccorso dell’Ospedale di Acri di tute di protezione per covid19. Non vogliamo ripercorrere quanto fatto in questi anni in favore del nosocomio acrese, non è nel costume delle LACA, ma vogliamo solo interrogarci e riflettere sul fatto che forse, se non fosse stato per le donazioni esterne all’azienda sanitaria, avremmo degli operatori sanitari in prima linea e privi degli idonei dispositivi di protezione individuale: altro che eroi, ma carne da macello in prima linea!

Siamo purtroppo giunti a questa amara conclusione perché dalla visita fatta qualche giorno fa, davanti al Pronto Soccorso di Acri, per la consegna della tute, ci siamo resi conto che non esiste uno standard nella dotazione dei presidi di protezione individuale, ma ogni operatore indossa qualcosa di diverso dall’altro e ci è sembrato che ognuno si arrangia come può. Ci chiediamo a questo punto, perché si verifica tale situazione, forse perché non arrivano presidi standardizzati da parte dall’Azienda Sanitaria? Se è così l’Azienda cosa aspetta? In qualità di datore di lavoro dovrebbe fornire i DPI, dispositivi di protezione individuale, adeguati alla situazione. Se così fosse ci troviamo difronte ad una disparità di trattamento senza eguali. Infatti, non sono gli uffici dell’ASP, facenti parte di una medesima Azienda Sanitaria, che si dovrebbero occupare per legge di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro?

E’ allora chi controlla i controllori, sempre solerti ad elevare verbali, giustamente, a chi non difende la salute dei propri lavoratori?

Cosa fanno, e dove sono gli RLS in qualità di rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, cioè coloro che rappresentano e tutelano i diritti dei lavoratori nell’ambito della sicurezza sul lavoro all’interno dell’azienda?

Ricordiamo a chi di dovere che i DPI devono essere forniti dai datori di lavoro ai lavoratori per eseguire determinati lavori pericolosi in tutta sicurezza. Si tratta quindi una speciale attrezzatura che il lavoratore ha l’obbligo di indossare per proteggersi da eventuali rischi prima di iniziare le attività. L’uso dei DPI è previsto dalle norme per la sicurezza del lavoratore e devono quindi essere impiegati quando non vi sono sufficienti misure tecniche di prevenzione e i rischi non possono essere evitati. La scelta di questi dispositivi deve tenere conto di una serie di criteri indicati all’art.79 D.Lgs.81/08. Inoltre, il datore di lavoro o il dirigente, ai sensi dell’art. 18 c. 1 lett. D dello stesso decreto, deve fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e ora, con il D.Lgs. 81/08, il medico competente, pena la sanzione alternativa dell’arresto da 2 a 4 mesi o della ammenda da € 1.500 a € 6.000.

Lavorare in queste condizioni, se la nostra impressione fosse giusta, significa sottoporre chi lavora a rischi inutili e pericolosissimi, ed ingenerare nei lavoratori situazioni da stress di lavoro correlato che si ripercuotono sull’efficienza della prestazione sanitaria nonché sulla salute dei cittadini.

A questo punto, se ciò fosse vero, ci chiediamo perché pagare le tasse e stipendiare direttori generali con stipendi da capogiro, quando poi deve essere il volontariato organizzato o spontaneo a tutelare chi si espone a rischi, insiti del proprio lavoro, a beneficio di un intera collettività? A questo punto sarebbe certamente meglio formare un direttivo e autogestire il nostro nosocomio, faremo sicuramente di meglio e con meno sprechi e con maggiore tutela per chi vi lavora!

Ci domandiamo inoltre se ad oggi siano stati effettuati degli screening, agli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta contro il covid-19, attraverso test sierologici, annunciati in Calabria ma già adottati da molte regioni italiane, nonché tamponi ove necessario. Nonostante apprezziamo il gesto dell’Amministrazione Comunale per aver fornito ottanta test sierologici per rilevare le immunoglobuline prodotte dal virus, ci si chiede questi sono sufficienti per la mappatura dei tutti gli operatori sanitari?

Tutto considerato, ci auguriamo che quando da noi ipotizzato sia soltanto una mera ipotesi legata ad una svista che ci ha portato alla determinazione di una ipotesi inverosimile fondata su di una impressione sbagliata. Comunque indagheremo per capire se questa nostra impressione sia vera oppure no, sempre in difesa di noi cittadini acresi, con la speranza di essere smentiti. Esortiamo anche l’Amministrazione Comunale e quindi il Sindaco, quale massima autorità in materia di igiene e profilassi sul territorio comunale, ad unirsi a noi nel verificare il rispetto della normativa vigente in tema di sicurezza.

Ospedale in allarme rosso

LACA: Ospedale – Allarme Rosso Lettera aperta a:

Al Persidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Ministro della Salute

Al Presidente della Regione Calabria

Al Prefetto della Provincia di Cosenza

Al Sindaco della Città di Acri

Al Presidente della Provincia di Cosenza

Alla Cittadinanza di Acri e dei Comuni Limitrofi

La situazione sanitaria del nostro comprensorio potrebbe essere modificata di giorno in giorno, vista l’emergenza che la nostra nazione sta affrontando in questo triste periodo. La “Libera Associazione Cittadini Acresi” che non ha mai avuto mire politico-amministrative, non è mai stata a favore di un’amministrazione e contraria ad un’altra, ma si è sempre posta a supporto di qualsiasi assise comunale, salvo poi evidenziare quelle criticità che nuocciono ad un intero comprensorio e darne a volte anche la soluzione. Il sodalizio LACA è fatto di cittadini volenterosi e che parlano per il bene del territorio. Quanto premesso, di quello che appresso si dirà, non se ne vuole fare nessuna speculazione (o polemica) visto il momento di emergenza che si sta affrontando, ma si vuole solo riflettere e ricordare a tutti, quanto può essere utile conservare sul nostro territorio quelle risorse e strutture acquisite in anni di lavoro e sacrifici e non mortificarle per scopi politico clientelari e personalistici. L’argomento sanità-ospedale la LACA lo ha portato e continua a portarlo avanti in modo strenuo, con la consapevolezza della fragilità del nostro comprensorio. Fragilità legata alla posizione geografica che non consente una viabilità scorrevole e sicura specie in inverno, fragilità legata al dissesto idrogeologico, frane e quant’altro possono isolare il nostro paese e quelli che fanno capo al nostro nosocomio, fragilità legata alla categorizzazione sismica del territorio di fascia 3, fragilità legata a questa nuova emergenza tanto da portare all’iniziativa, lodevolissima ed alla quale ci associamo, di raccogliere fondi per il nostro ospedale. La LACA dal canto suo impegnata in questa tematica delicata, come la sanità, da più di 5 anni, ha sempre ribadito che il nostro ospedale deve essere rilanciato in una nuova forma di organizzazione sanitaria. La nostra struttura Ospedaliera, gravata da tagli e interessi politico personalistici degli ultimi anni, è stata trascinata in un pantano e per cercare tirarla fuori avevamo invitato, affiancato, ed assicurato di dare supporto e consenso popolare all’attuale Sindaco e alla sua Amministrazione, ma anche alle procedenti, a portare avanti ed avere le idee chiare su come deve essere il nuovo modello di Ospedale. La città di Acri non può attendere ancora (la cittadella della salute per come viene intesa porterà alla chiusura totale dell’ospedale). Fu portato all’attenzione del Consiglio Comunale la nostra idea di ospedale in un contesto generale di sanità regionale, fu una voce inascoltata. Non paghi di ciò ci siamo fatti ricevere dal massimo organo sanitario della nostra regione, il generale Cotticelli commissario regionale alla sanità, abbiamo anche a questi esposto e consegnato il nostro progetto di ristrutturazione e rilancio sanitario ospedaliero, anche in questo caso parole al vento, nonostante le rassicurazioni. Oggi, alla luce di questa emergenza nazionale, con l’esodo massiccio di cittadini provenienti da altre regioni italiane, si rischia di avere un sistema SSR (Sistema Sanitario Regionale) al collasso in poco tempo. Per questa situazione di emergenza sanitaria nazionale il nostro ospedale offre tutte le caratteristiche che una struttura può dare, cioè spazi adeguati, locali idonei e personale preparato professionalmente, quindi si potrebbe allestire un eventuale reparto di pneumologia, di medicina generale allargata, o se necessario di posti letto di post-intensiva, per ricoveri e assistenza a pazienti con problematiche sanitarie respiratorie. Gli spazi del 3° piano possono essere adibiti a tale scopo, dando un aiuto notevole a fronteggiare l’emergenza, naturalmente deve essere allestito e reso funzionale con personale e strumentazioni. Ve erano anche altri locali eventualmente atti allo scopo emergenziale (il 2° piano e i locali dell’ex laboratorio analisi) che potevano essere messi a disposizione.  Purtroppo, però, le scelte politiche fatte qualche settimane addietro hanno fatto si che gli stessi venissero occupati in fretta e furia per dare ospitalità alla SAUB. Avevamo manifestato all’attuale amministrazione ed all’assessore alla sanità Le Pera, che in linea generale eravamo contrari a questo spostamento in virtù di un eventuale rilancio del nostro nosocomio, evidenziando che sicuramente i tempi per la ristrutturazione dell’originario edificio SAUB sarebbero stati lunghi, nonostante l’ottimismo dello stesso Assessore comunale alla Sanità. Avevamo inoltre ribadito che inserire degli ambulatori in un nosocomio non era logisticamente ed igienicamente corretto. L’ospedale è nato con quella configurazione dettata da precise normative legali e progettuali, ad uso per gli ospedali, e così doveva rimanere: a nostro avviso si è violata anche la legge con tale spostamento!!! Inoltre, ciliegina sulla torta, sono stati inseriti dei poliambulatori aperti al pubblico sopra una chirurgia e un complesso operatorio! Dulcis in fundo, nel dare celermente la disponibilità allo spostamento dei servizi della SAUB all’interno della struttura OSPEDALE, qualcuno non si è accorto che si sono occupati tutti i locali dell’ex laboratorio analisi, di fatto fermando per molto tempo i lavori per altri 4 posti reni in Dialisi per come previsto dall’atto aziendale dell’ASP. Chi ha deciso lo spostamento della SAUB non si è posto il problema che occupando anche gli spazi del 2° piano dell’Ospedale per uffici amministrativi, avrebbe preclusa la possibilità di allocare la Lungodegenza. E ancora per garantire maggiori spazi alla nuova sistemazione dei poliambulatori SAUB, si era tentato di spostare l’ambulatorio di Oncologia nella Radiologia, rilegandolo in uno spazio molto ristretto e non ottimale per queste prestazioni così delicate, tale decisione, è subito rientrata dopo l’intervento della LACA sollecitata dai concittadini. Crediamo fortemente che ci sono tutte le potenzialità per avere un nuovo ospedale riorganizzato e rimodulato nelle sue attività (Ospedale Spoke di Montagna) lo abbiamo detto, spiegato, portato a conoscenza di tutte le forze politiche (vedi consiglio comunale aperto, incontri avuti con la struttura commissariale, proposta portata sul tavolo della commissione sanità alla camera dei deputati con l’on. Sapia), non abbiamo avuto però nessun sostegno da parte di questa amministrazione comunale o di altre al rilancio dell’ospedale. Il nostro modello parte nella riapertura delle strutture piccole per sgravare l’HUB di Cosenza e gli altri centri provinciali di tutte quelle attività di media-bassa intensità di cura, soprattutto oggi con questa grave emergenza sanitaria nazionale, allo scopo, si può allestire un reparto con posti letto a sostegno del reparto di medicina per fronteggiare questa emergenza e collocarla al 3° piano. Noi abbiamo a cuore le sorti dell’Ospedale, altri fanno solo chiacchiere politiche e campanilistiche. Esortiamo l’amministrazione a portare avanti l’idea di rilancio del nostro nosocomio e di offrirlo al fine di specializzarlo in funzione dell’emergenza covid-19, noi siamo sempre pronti a dare supporto e scendere in campo, mobilitando, se necessario, anche la piazza, affianco a qualsiasi amministrazione voglia sposare le idee di rilancio e difesa del nostro comprensorio territoriale. Tutto questo nell’interesse di noi cittadini e degli amministratori passati, presenti e futuri, che anche loro sono cittadini e pagano lo stesso scotto di tutti, la LACA è sempre impegnata per i giusti diritti.

Acri li 12.03.2020

Riflettori mai spenti sulla sanità Acrese

Le sorti dell’ospedale di Acri vivono uno stato di incertezza, per effetto del decennale piano di rientro della sanità calabrese che ha visto l’alternarsi di commissari e manager aziendali, che hanno ottenuto il solo scopo di portare ad un forte ridimensionamento ed un peggioramento dei L.E.A., con un aumento del deficit della spesa sanitaria. Cronica è ormai la cosiddetta emigrazione sanitaria, che produce una spesa annuale di oltre 300 milioni di euro. Come associazione per la difesa dei diritti dei cittadini e degli ospedali montani calabresi, unica sul nostro territorio, siamo da anni impegnati nel tenere sempre accesi i riflettori sul nosocomio acrese: manifestazioni, consigli comunali aperti, incontri con cariche politiche e sanitarie, territoriali e regionali. In diversi incontri avuti con il Responsabile sanitario del P.O di Acri, al quale abbiamo consegnato una considerevole documentazione su come far ripartire le attività ospedaliere. Abbiamo accolto con favore l’avvio dell’ambulatorio di Oncologia, unico servizio a funzionare in maniera efficiente. Purtroppo, però, dobbiamo constatare che altri reparti e servizi dell’ospedale cittadino sono fermi al palo, come ad esempio la RMN, che, dopo un avvio un po’ travagliato, oggi è ferma per motivi che non conosciamo, oppure la Chirurgia e le attività ad essa connesse. Inoltre, le molte altre richieste ad oggi avanzate dalla LACA non hanno avuto seguito. Abbiamo più volte chiesto l’adeguamento della dotazione organica, ovvero quello che è previsto negli atti aziendali e nei decreti commissariali. Questi atti prevedono per l’ospedale di Acri 5 anestesisti, 5 chirurghi, 5 medici di pronto soccorso più il responsabile, il primario di Medicina, l’istituzione del nuovo reparto di Lungodegenza, la realizzazione di 3 postazioni OBI in Pronto Soccorso, l’aumento di 4 posti di dialisi. Le altre nostre richieste sono quelle di natura organizzativa come: una reperibilità notturna dei ginecologi, l’adeguamento della dotazione organica generale in vista di pensionamenti, l’apertura delle liste di attesa di tutte le prestazioni prenotate dal CUP. Il punto più importante, che abbiamo anche portato all’attenzione del commissario Cotticelli, è quello di rimodulare le attività chirurgiche con una nuova concezione di lavoro, facendo ripartire gli interventi di sala operatoria a bassa e media intensità di cure (ernie – colecisti – laparocele ecc.), per l’intera settimana, da lunedì a sabato con una rotazione di specialisti in regime ricovero ordinario e di day surgery nel reparto di chirurgia. Si potrebbero realizzare interventi specialistici del tipo: chirurgia della mano, endoscopia urologica, endoscopia digestiva, ginecologia mini invasiva, dermatologia oncologica con l’ausilio dell’ambulatorio oncologico. Fare ripartire le attività chirurgiche equivale a far ripartire l’ospedale nel suo insieme. Oggi però ci ritroviamo un reparto di chirurgia ed una sala operatoria fermi, una RMN che non esegue prestazioni e prenotazioni, le attività di laboratorio analisi ridotte con l’obbligo della prenotazione tramite CUP, mentre fino a giugno le prenotazioni erano libere, tutto il contrario di quello che avevamo chiesto per le liste di attese per le diverse prestazioni. Facciamo ancora una volta appello al buon senso del direttore sanitario e dell’amministrazione comunale, perché portino le richieste dei cittadini nelle sedi opportune, che chiedono solo di potersi curare dignitosamente nel proprio ospedale, unico baluardo pubblico e istituzionale rimasto. Accogliamo con favore l’emanazione del decreto commissariale n.135, con il quale si autorizza l’assunzione di 429 unità tra personale medico, infermieristico ed ausiliario per sopperire alla cronica mancanza di operatori sanitari a livello regionale. Questo decreto non riserva nessuna assunzione per Acri, e non basta, poiché le unità da assumere sono dell’ordine delle diverse migliaia. Lotteremo affinché nella nuova riorganizzazione della rete ospedaliera calabrese, partendo dall’attuale stato di ospedale di area disagiata, Acri dovrà essere inserito in una nuova rete ospedaliera cioè per acuti. Ci opporremo ad eventuali scelte calate dall’alto come un Ospedale ridimensionato (PPI o CAPT), inutile ed inefficiente dal punto di vista sanitario. L’ospedale acrese è nato per ospitare reparti di degenza e di cura, non per gli ambulatori, che hanno pure la loro importanza ma che devono essere collocati in altre realtà.

Presidio ospedaliero di Acri

Come cittadini acresi e come membri dell’associazione LACA, da anni impegnata nel cercare di rilanciare il nosocomio acrese, abbiamo espresso la nostra soddisfazione per il rendiconto dell’ambulatorio di oncologia, in un anno di attività, evidenziando la qualità ed il numero elevato di prestazioni offerte, con un tempo di attesa pari allo zero. Accanto a questa attività si aggiunge il servizio di RMN, apparecchiatura di grande utilità diagnostica, che, grazie all’impegno del primario radiologo dello spoke Corigliano-Rossano, dott. Giusti, ed ai suoi collaboratori, sta funzionando bene questa con liste di attesa che non superano i 15 giorni. Prestazioni, però, erogate con un sistema di prenotazione macchinoso, visto che occorre rivolgersi direttamente alla Radiologia e non direttamente al CUP. Avevamo chiesto al nuovo responsabile sanitario, dott. Giacomo Cozzolino, di risolvere questa anomalia, ma ancora non è stato fatto. A questo aggiungiamo la nostra insoddisfazione derivata dal fatto che dopo circa un anno e mezzo, dopo diversi incontri avuti con il dott. Cozzolino, a tutt’oggi ben poco o quasi niente è stato realizzato del DCA64/2016. Il decreto del commissario Scura prevedeva una serie di trasformazioni che andavano verso una ottica di miglioramento del funzionamento per gli ospedali di area disagiata. Prevedeva il completamento della dotazione organica con 5 anestesisti, 5 chirurghi, 6 medici di medicina con 1 primario di struttura complessa, un pronto soccorso autonomo con 5 medici, il Day Surgery per le attività di chirurgia, un reparto di Lungodegenza con 20 posti letti, ed in aggiunta, la realizzazione di 3 postazioni OBI (Osservazione Breve Intensiva) di Pronto Soccorso. Abbiamo più volte chiesto di potenziare le prestazioni ambulatoriali (ECG, ecografie, visite urologiche, ecodoppler, holter, ecc.), per poter abbattere le liste d’attesa. Abbiamo anche chiesto di far ripartire le attività chirurgiche con un multidisciplinare, con la sala operatoria impegnata tutta la settimana (urologica – ortopedica – vascolare – ginecologica dermatologia oncologica – endoscopica). Abbiamo chiesto, visto il buon andamento dell’operato dell’ambulatorio di oncologia, di poter avviare la terapia oncologica confezionata con dei locali idonei alla somministrazione. Richieste rimaste tutte senza seguito, per questo noi della LACA non vediamo un futuro roseo per la nostra struttura ospedaliera. Aspettiamo fiduciosi l’insediamento del nuovo direttore generale dell’ASP di Cosenza per instaurare un rapporto di collaborazione, visto che con il precedente direttore generale dott. Mauro non è stato possibile. Auspichiamo che il commissario alla sanità Cotticelli, dopo il nostro incontro presso la cittadella regionale, attenzioni gli ospedali di zona montana, per il loro posizionamento oro geografico, di disagio viario e di servizi, affinché siano garantiti i livelli di assistenza.

Comunicato stampa Ambulatorio oncologia

Lo scorso maggio, durante una conferenza stampa voluta dal dott. Sisto Milito, responsabile dell’ambulatorio di oncologia dell’ospedale di Acri, alla quale siamo stati invitati come associazione, sono stati diffusi i dati relativi all’attività che l’ambulatorio di Oncologia ha svolto nel primo anno di esercizio. Sono state circa 1500 le prestazioni registrate dal servizio CUP, che arrivano ad oltre 2000 tenendo in considerazione le collaborazioni con associazioni presenti sul territorio acrese in attività di screening, soprattutto in campo senologico. Le zone di provenienza degli assistiti hanno riguardato in prevelenza il nostro territorio e quello paesi limitrofi, anche se non sono mancati quelli provenienti da regioni vicine come Puglia e Basilicata. Un risultato ragguardevole, considerato anche il fatto che l’ambulatorio è rimasto aperto 3 giorni a settimana. Le prestazioni erogate sono state diverse: ecografie all’apparato urogenitale, la cute e sottocute, la tiroide, la senologia,  l’ago aspirato, oltre alle visite oncologiche generiche. A queste si sono unite le collaborazioni con altri specialisti e servizi all’interno dell’ospedale di Acri, come la Radiologia e la Chirurghia, nonché il laboratorio analisi. L’interazione e l’ottimizzione di questi servizi ha permesso ai pazienti di avere risposte in tempi brevi, evitando loro inutili tempi di attesa e viaggi in altre strutture sanitarie, anche fuori regione. Il dott. Milito si è soffermato sulla necessità della prevenzione in campo oncologico, soprattutto per la senologia, sottolineando l’importanza dell’istituzione del registro tumori da parte dell’ASP per determinate patologie tumorali, come quello alla mammella. Come associazione esprimiamo tutta la nostra riconoscenza e soddisfazione di questa nuova attività svolta in questo primo anno di ambolatorio di oncologia guidato dal dottor Sisto Milito, persona preparata e sempre disponibile ad aiutare chi soffre. Il successo dell’ambulatorio di oncologia, oltre ad evindeziare la bravura di tutti gli operatori sanitari che vi operano, dimostra che anche in Calabria può avere servizi sanitari efficienti e che essi vanno tenuti il più vicino possibile alla popolazione. E’ necessario quindi potenziare questo servizio, con l’acquisto di un mammografo di ultima generazione per la diagnosi e prevenzione delle patologie e con la promozione dell’esecuzione della terapia oncologica presso l’ambulatorio di Acri. Invitiamo dunque i vertici aziendali e locali, le forze politiche ma anche tutti gli operatori sanitari e i cittadini a sostenere questa iniziativa, affinché si possa realizzare un servizio specialistico nel nostro territorio. Esso dovrà necessariamente essere inserito in un più ampio progetto, inserito magari in una struttura complessa come il reparto di Medicina, guidato con un primario in grado di cogliere l’opportunità che oggi si prospetta e che potrà essere un elemento di rilancio per la sanità acrese ma soprattutto aziendale. Tutto nella prospettiva di alleviare qualche sofferenza a chi è colpito da certe patologie.

La LACA incontra il Generale Cotticelli – commissario alla sanità


Nella giornata di giovedì 28 marzo scorso, si è svolto un incontro presso la cittadella regionale di Germaneto, tra i membri della Libera Associazione Cittadini Acresi ed il commissario alla sanità, generale Saverio Cotticelli. Il Generale ha apprezzato il fatto che una associazione di cittadini si occupi di tematiche di rilevanza nazionale, elogiando la nostra coraggiosa iniziativa, in campo sanitario. Sanità oggi sotto la lente di ingrandimento del governo centrale per le sue inefficienze e l’enorme debito accumulato negli anni. 
Nel lungo e cordiale incontro, Il gen. Cotticelli con estrema gentilezza e dovizia di particolari, ha descritto in maniera diretta e puntuale l’attuale situazione della sanità in Calabria, balzata purtroppo anche all’onore delle cronache nazionali per via dei noti casi di ospedali fatiscenti e di malagestione amministrativa. Il generale Cotticelli ha anche evidenziato i problemi incontrati nella realizzazione del piano di rientro e per il reperimento di risorse per sostenere il sistema sanitario calabrese oramai allo sbando. 
Oltre alla disastrosa situazione cui versa la Calabria, si è parlato dell’ospedale “Beato Angelo” di Acri e della sua collocazione nella attuale rete ospedaliera e in quella futura, che dovrebbe essere realizzata nel corso di quest’anno. 
I membri della LACA, dal canto loro, hanno illustrato al commissario il contesto in cui è inserito l’ospedale di zona montana di Acri, le potenzialità che il nostro ospedale esprimeva e la situazione di depotenziamento venuta a crearsi dopo il famigerato piano di rientro imposto nel 2008. 
Sono stati sottoposti all’attenzione del commissario delle proposte per il rilancio dell’ospedale di Acri, che tengano conto dell’attuale situazione disastrata della sanità calabrese, ma soprattutto la possibilità che i cittadini possono avere le cure adeguate nei confini della nostra regione, al fine di arrestare quel flusso migratorio tanto dannoso per il nostro sistema sanitario regionale.
A conclusione dell’incontro, il gen. Cotticelli ha preso l’impegno di venire a visitare il nosocomio acrese, al fine di verificare lo stato di salute della struttura.

Il direttivo con il Generale Cotticelli

La salute non attende.

Ci sono voluti anni di intenso lavoro, di incontri con le istituzioni, proposte avanzate a politici, comunicati stampa, per avere finalmente riconosciuto il disagio e le problematiche per la mancanza di assistenza in campo sanitario che si trovano ad affrontare le comunità di montagna e di area disagiata.

Facendo una veloce disamina dei fatti, possiamo dire che dalla precedente amministrazione comunale non siamo stati mai ascoltati, ma anzi combattuti. Ottusamente essa non ha voluto dialogare con i cittadini, perdendo solo tempo e servizi sul territorio. Nonostante ciò caparbiamente abbiamo insistito, sapendo di essere nel giusto. I Risolutori invece dicevano sempre: “va tutto bene”! Abbiamo elaborato delle proposte e richieste di incontro, inviate al commissario Scura ed al presidente regionale Oliverio, senza ricevere risposta alcuna.

Anche durante la campagna elettorale per le comunali del 2017, tutti a ribadire il rilancio dell’ospedale, ma il giorno dopo le elezioni addio buoni propositi. Abbiamo cercato di interloquire fin da subito con la nuova amministrazione portando sul tavolo del sindaco Capalbo le nostre perplessità e i nostri timori sull’ospedale. Si sono tenuti incontri a palazzo Gencarelli e in altre sedi, ma le uniche preoccupazioni del primo cittadino sembravano essere le piattaforme per l’elisoccorso e lo spostamento della SAUB nei locali dell’Ospedale. Sarebbe stata realizzata la “Cittadella della Salute”, punto della campagna elettorale, assolutamente non condiviso da noi della LACA. L’idea di spostare la SAUB nei locali dell’ospedale è una pessima soluzione, perché la struttura ospedaliera è nata per accogliere reparti di ricoveri per acuti, no poliambulatori. Si avrebbe una promiscuità di accessi di cittadini e servizi non coerenti in una sola struttura, e si precluderebbe per sempre un’eventuale rilancio dell’ospedale stesso con l’apertura di nuovi eventuali per i cittadini.

Ci siamo interfacciati con i consiglieri di opposizione (opposizione per modo di dire!) arrivando ad avere un consiglio comunale aperto sul tema Ospedale alla presenza del DG Mauro e dell’allora delegato alla sanità Pacenza, preoccupandoci di far pervenire al presidente del consiglio Fusaro una nostra missiva che illustrava la proposta di rilancio dell’ospedale. Documento che, manco a dirlo, non è mai arrivato in discussione. Non fidandoci, a ragione, del presidente del consiglio, abbiamo fornito la stessa proposta alla minoranza, che ha prodotto l’unico documento poi votato e approvato dall’assise, che ha accantonato l’idea della cittadella sanitaria.

Dopo il consiglio comunale aperto, l’opposizione si è come volatilizzata, ritornando “in vita” solo nel periodo delle ultime elezioni politiche, ma dopo oltre un anno, non si vedono né si sentono. Abbiamo più volte interloquito con il nuovo direttore sanitario, dott. Cozzolino, appellandoci a lui in virtù della sua storia personale e politica. E’ stato aperto e favorevole a tutte le nostre proposte, E’ stato aperto e favorevole a tutte le nostre proposte, concorde con noi che la soluzione di spostare i locali della SAUB presso l’ospedale non era delle migliori, concorde anche a far ripartire le attività chirurgiche multidisciplinari come l’ortopedia artroscopica e chirurgia dalla mano, l’endoscopia urologica, la piccola chirurgia oncologica con il supporto dell’ambulatorio oncologico, la chirurgia ginecologica, l’abbattimento delle liste di attesa per gli ambulatori, e la risonanza magnetica attiva tutti i giorni ecc.. 

Finalmente qualcuno ci ascolta: incontriamo i parlamentari 5 stelle, la sen. Abate, l’on. Sapia e l’on.  Forciniti. Visitiamo l’ospedale ed esponiamo loro dettagliatamente la nostra proposta politica di rilancio degli ospedali di area disagiata e di montagna. I 5 stelle si sono impegnati a portare le nostre istanze sui tavoli della commissioni sanità, ad interloquire con il ministro Grillo per una rimodulazione dei servizi e per un eventuale intervento sul Piano Sanitario Nazionale.

Ci teniamo a dire ai cittadini che le nostre rimostranze sono senza colore politico e la nostra associazione senza nessun padrino di appartenenza politica. Nonostante ciò, siamo riusciti a portarli sui tavoli istituzionali nazionali, ma non ad avere interlocutori locali. “Politicanti” del “ci penso io” o meglio “oggi ci sono io e comando io che tengo a cuore le sorti del nostro ospedale sempre per le logiche qualunquistiche”.

Grazie politici locali e regionali di ieri e di oggi, grazie di aver causato tanta sofferenza ai cittadini acresi e calabresi che per curarsi dignitosamente devono emigrare altrove. La LACA vi ringrazia per il vostro egoismo, per una città sempre più deserta e per non avere la lungimiranza per un futuro migliore. GRAZIE!

La visita dei parlamentari M5S

Dopo la visita dei parlamentari cinquestelle, la LACA, continua il suo impegno, per portare all’attenzione dei cittadini la problematica sanitaria sul territorio. La Calabria ha notoriamente un sistema sanitario regionale commissariato e con un deficit di centinaia di milioni di euro, con debiti imputabili alla malagestione e ad una politica clientelare che ha fatto lievitare i costi dei servizi abbassando e nel contempo le prestazioni sanitarie che attualmente non soddisfano i LEA. L’attuale modello prevede ospedali Hub, Spoke, Generali, e di Area Disagiata, non è in grado di dare prestazioni sufficienti ai cittadini. E’ necessario considerare un nuovo modello di rete ospedaliera che parte dai piccoli Ospedali di area disagiata, che dia dignità e nuova speranza a chi oggi deve migrare per curarsi. Per noi, va cambiata innanzitutto la denominazione di “Ospedale di area Disagiata”, ormai superata, e l’ospedale di Acri inserito nella rete degli ospedali per ACUTI, e poter effettuare ricoveri ordinari con l’apertura di reparti di degenza. L’idea è quella di realizzare uno SPOKE DI MONTAGNA, a Media-Bassa intensità di cure, con il coinvolgimento di altre realtà, ad esempio quella di San Giovanni in Fiore. Questa nuova tipologia ospedaliera deve essere dotato di autonomia gestionale e economica, al fine di garantire continuità e qualità delle prestazioni da erogare. Va necessariamente inserito va inserito in un nuovo contesto di organizzazione sanitaria regionale, ed Acri può diventare un nuovo polo chirurgico. Vanno dislocate tutte quelle attività multidisciplinari che attualmente intasano gli Hub e gli Spoke della provincia di Cosenza. Così facendo si libererebbero gli spazi e le possibilità per poter curare malattie cardio-chirurgiche, neuro-chirurgiche, cardiovascolari, polmonari e tante altre che nella nostra provincia mancano.

Negli ospedali periferici come lo Spoke a media complessità come potrebbe essere quello acrese, si può pensare alla multisciplinarietà di chirurgia introducendo nuove specialità come la Ginecologia (oncologica e infertilita della donna), l’Ostetricia con punti nascita inferiori a 500 parti annui, oculistica in DH, Endoscopia dell’addome e interventi programmati, Otorino, Ortopedia e artroscopia, Dermatologia, Urologia. Naturalmente, considerata la complessità dell’organizzazione di reparto, essa dovrà essere potenziata in termini di posti letto (60-80), di risorse umane e strumentali, con una propria autonomia organizzativa con un direttore di struttura multidisciplinare e responsabili di struttura. Può essere improntato un polo medico con la creazione di nuove branche come Neurologia e riabilitazione motoria, Endocrinologia, Geriatria e riabilitazione, Medicina dell’obesità, ecc.. I parlamentari pentastellati hanno preso preciso impegno verso il nostro territorio garantendoci che si faranno da tramite con il ministero della salute portando le nostre istanze. La Regione Calabria dovrà impegnarsi a sviluppare questa nuova tipologia di rete ospedaliera con un nuovo PSR, e al mantenimento dei punti nascita degli ospedali più piccoli in territori di montagna, con riferimento alle norme per la tutela e salvaguardia della salute pubblica dei cittadini. Il nuovo atto aziendale dell’ASP di Cosenza, dovrà tenere conto di questa nuova tipologia di Spoke di Montagna di Media Complessità, per la salvaguardia di questi territori e per fornire prestazioni sanitarie di pari livello ai cittadini residenti. Tutto ciò deve partire dalla politica, riaprendo un dibattito a livello nazionale e regionale per ripensare un nuovo sistema di assistenza soprattutto quella ospedaliera. Facciamo appello alla politica perché si adoperi finalmente per risolvere le problematiche del nostro sistema sanitario ormai allo sbando.

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