Sito della Libera Associzione Cittadini Acresi

Categoria: Sanità Pagina 1 di 2

Meglio tardi che mai!

Apprendiamo dagli organi di stampa che l’amministrazione Capalbo, dopo essere uscita finalmente dal letargo, ha deciso di presentare una proposta per il rilancio dell’ospedale “Beato Angelo” di Acri. Forse il nostro Sant’Angelo ha aperto qualche mente oppure, più precisamente, il nostro lavoro di questi anni come associazione, nata a difesa dell’ospedale cittadino, ha avuto finalmente un riconoscimento. La proposta presentata dall’Amministrazione prevede la richiesta di una struttura di ospedale generale per come previsto dalle norme attualmente vigenti, ed in seconda opzione si punta sull’ospedale generale riunito con san Giovanni in Fiore. Proposta che ricalca integralmente quella che abbiamo presentato 6 anni fa all’allora amministrazione Tenuta e nel 2017 alla neo insediata amministrazione Capalbo, ma anche a tutti gli organi sanitari provinciali e regionali. L’ex assessore Le Pera, vicino alle nostre posizioni, aveva chiesto di discutere la nostra proposta, cosa poi avvenuta nella 3a commissione comunale sanità a giugno dello scorso anno, ma poi probabilmente defenestrato forse proprio per questo. Da allora non c’è un assessore alla sanità, almeno ufficialmente. La nostra ipotesi di progetto, che alleghiamo, è stata sottoposta anche in questi giorni all’attenzione di politici regionali e nazionali. Essa prevede l’istituzione di una nuova tipologia di ospedale “Spoke di montagna”, insieme a San Giovanni in Fiore, sul modello di ospedale generale con autonomia gestionale ed organizzativa, con reparti annessi nei due presìdi. In questi anni l’ospedale acrese ha subito scelte illogiche, tra le quali: la chiusura di reparti come la psichiatria, l’ostetricia e ginecologia con annesso punto nascita, chiusura di alcune branche specialistiche, spostamento del laboratorio analisi al primo piano del vecchio padiglione, lo spostamento del poliambulatorio, la chiusura del reparto di Chirurgia (al posto del quale sono previsti solo prestazioni chirurgiche ambulatoriali), e dell’ambulatorio oncologico. Adesso, in piena pandemia, è stato realizzato un reparto Covid con 20 posti letto, al quale se ne doveva affiancare un altro di 16 posti letto, richiesto a fine marzo, con la conversione del reparto di Medicina, progetto poi bloccato. Tutto lo sforzo sembra ormai rivolto al Covid, che viene affrontato sguarnendo altri reparti e servizi ospedalieri per spostare il già ridotto personale presso il reparto che una volta era la Chirurgia, come se le altre patologie nel frattempo fossero scomparse. Il personale sanitario insufficiente, rimaneggiato, in conseguenza delle unità andate in quiescenza, e non sostituite, il quale è sottoposto a turni massacranti. A testimonianza del fatto che Acri è abbandonato al proprio destino è il caso del reparto di Medicina, unica struttura complessa presente nel nostro ospedale, per la quale non è stato ancora espletato il concorso per il primario, come previsto dagli atti aziendali. Questi sono i risultati prodotti da una classe politica inadeguata, commissari inetti, dirigenti sanitari provinciali e regionali incapaci, affaristi che si sono mangiati il sistema sanitario regionale sperperando soldi pubblici accreditando strutture private, molto spesso legate in qualche modo a politici regionali. La popolazione ormai allo stremo subisce, ancora la zona rossa, con servizi ospedalieri ridotti al minimo, servizi sanitari territoriali praticamente inesistenti, esempio lampante delle USCA mai decollate. Intanto l’altra faccia della pandemia è la crisi economica in atto i cui effetti nefasti si vedranno nel prossimo futuro. Vogliamo terminare dicendo che noi non siamo oppositori o in contrapposizione con nessuno, vogliamo solo che i cittadini acresi, nonché quelli delle zone limitrofe, trovino una offerta sanitaria degna per potersi curare nel proprio territorio. Per questo facciamo un ulteriore appello a tutte quelle forze politiche e associative per fare squadra comune, al fine di avere una sanità adeguata alle esigenze, e che sia di rilancio per i nostri territori disagiati come lo è il nostro, proponendo di adottare azioni congiunte e condivise, perché la salute è un bene comune.

Supra i corna i bastuneati!

Le restrizioni dovute alla pandemia che stiamo vivendo sulla nostra pelle, hanno evidenziato tutti i limiti e lo sfacelo del sistema sanitario calabrese, per via della mancanza di risorse (umane e materiali), della disorganizzazione e approssimazione in cui versa il SSR. Anche se la maggior parte degli sforzi sono rivolti alla gestione dell’emergenza da Covid-19, questo non ha cancellato le altre patologie, che sono pure aumentate com’è aumentata la domanda di servizi sanitari. Dobbiamo purtroppo constatare che l’atto aziendale, valevole per il triennio 2021-24, pubblicato lo scorso 8 aprile, non tiene conto del bacino di utenza che gravita su Acri, con il nosocomio cittadino inserito ancora nella rete ospedaliera come ospedale di montagna. Il Documento dell’ASP di Cosenza, declassa ancor di più le attività chirurgiche, infatti scompare definitivamente il reparto di chirurgia generale, per far posto alle sole attività di “day surgery” (ambulatoriali). Non si tengono in debito conto le problematiche sanitarie della donna e dei bambini, con la cancellazione dei servizi ginecologici e pediatrici, andando in controtendenza nel dibattito su scala nazionale, per la riprogrammazione dei punti nascita per quelle zone dichiarate disagiate. Riteniamo che le zone montane debbano essere tutelate per favorire la permanenza in questi luoghi delle persone, perché altrimenti l’emorragia migratoria non potrà mai arrestarsi. Se un cittadino non può curarsi dignitosamente nel proprio territorio, cerca altre strutture per farlo, soprattutto fuori regione, alimentando così il drenaggio di risorse dal SSR, a causa dell’emigrazione sanitaria passiva, con conseguente dissesto sociale ed economico che perdura nel tempo. Abbiamo una viabilità precaria, in conseguenza della quale esiste una difficoltà oggettiva di collegamenti verso i grossi centri di Corigliano-Rossano (Spoke) e Cosenza (Hub), che è possibile raggiungere in poco più di un’ora, in condizioni ottimali. Per queste e tanti altri motivi, abbiamo provveduto ad inviare alle varie autorità sanitarie, amministrative e politiche, una proposta di rilancio dell’ospedale, che prevede la creazione di una struttura che partendo dai piccoli ospedali di area disagiata, si prefigge di ridare dignità e nuova speranza a chi oggi deve emigrare per curarsi. Infine vogliamo dire che, in Calabria non c’è bisogno di generali o poliziotti, c’è bisogno di gente competente ai posti di comando, sganciata dalla politica. C’è bisogno di medici, infermieri, OSS, personale tecnico e amministrativo, che vada a coprire quel vuoto lasciato dalle migliaia di unità andate in pensione nell’ ultimo decennio. C’è bisogno di strutture e strumentazioni adeguate. C’è bisogno di ridare dignità ai calabresi!

Insieme si vince.

L’Associazione LACA, è impegnata da anni nella difesa dei diritti dei cittadini, in particolar modo quello alla salute, accoglie con grande favore la notizia della nascita di un nuovo comitato di liberi cittadini a difesa anch’esso del nostro nosocomio. Questo nuovo gruppo di volenterosi che si stanno impegnando per una causa giusta e per il rilancio di una struttura sanitaria come il nostro ospedale ormai depotenziato da anni di politiche scellerate e dal piano di rientro ormai decennale. Nell’augurare buon lavoro a questo nuovo Sodalizio, al quale offriamo al contempo la più completa disponibilità a collaborare e per qualsiasi esigenza tematica/organizzativa, qualora questa nuova compagine lo desiderasse. Cogliamo l’occasione, per ribadire la nostra posizione, che stiamo portando avanti da circa 7 anni, affinché vi sia un riconoscimento giuridico/normativo che porti all’inserimento del P.O. “Beato Angelo d’Acri” nella rete regionale per acuti, definendo a livello ministeriale e regionale, una nuova tipologia di struttura autonoma, distaccata dagli Spoke e dall’Hub di riferimento. Fu grave l’errore, per il solo motivo di attuare un piano di rientro dal debito, aver chiuso o ridimensionato strutture periferiche di montagna. Per questo, dopo un intenso lavoro di squadra con altre associazioni presenti sul territorio provinciale, oltre sovra provinciale, e con esponenti politici dell’Emilia Romagna e Toscana, esperti di tematica sanitaria, abbiamo elaborato una nostra proposta che mira a riaprire e/o potenziare per come erano ospedali ormai “agonizzanti”, ipotizzando addirittura la riapertura dei punti nascita, con una rimodulazione del numero delle nascite da 500 a 300. In vista della prossima stesura dell’atto aziendale dell’ASP di Cosenza, ricordiamo alla cittadinanza, ed ai politici locali, ormai presi soltanto dalle loro beghe personali, sarà necessario inquadrare il nosocomio acrese come ospedale generale. Se ciò non sarà praticabile, che almeno sia creata una zona franca per questa tipologia di ospedali, come SPOKE DI MONTAGNA e quindi autonomi, per come già descritto nella nostra proposta e depositata in tutte le sedi istituzionali.

Il bue chiama cornuto all’asino!

Abbiamo letto i comunicati stampa del Sindaco Capalbo, e dell’Uomo dai mille incarichi, circa gli accadimenti che coinvolgono il nostro nosocomio cittadino.

Siamo allibiti da cotanta arroganza, dalla “violenza” verbale che viene usata. Non si danno risposte nel merito delle questioni, ma ci si scaglia in maniera brutale contro chi giustamente chiede conto del loro operato.

Adesso, sempre che trovino il tempo di rispondere, vogliamo esporre pubblicamente le nostre richieste: Vogliamo sapere quali sono i progetti di rilancio che la direzione sanitaria sta attuando per il nostro ospedale?

Vogliamo sapere chi effettivamente svolge il ruolo di assessore alla sanità visto che questa delega è avocata al sindaco.

Vogliamo conoscere l’andamento delle prestazioni degli ultimi 3 anni, periodo sotto la guida del dottor Cozzolino. Vogliamo sapere quali sono le attività attualmente funzionanti a regime e quali sono state interrotte.

In una sanità sempre più malata, che non dà risposte ai cittadini, in cui ci sono aziende sanitarie che non hanno un bilancio consolidato:  i dati reali devono essere di pubblico dominio. La Sanità calabrese, travolta da scandali e inchieste di ogni sorta, che pare stiano portando il commissario ad acta Guido Longo, nominato solo 3 mesi orsono, a meditare la dimissioni per via delle molteplici anomalie amministrative perpetrate ai vari livelli delle diverse  Aziende Sanitarie calabresi, tra cui quella di Cosenza che da 2 anni non approva il proprio bilancio. Le cronache giudiziarie ci hanno consegnato un quadro squallido in cui la sanità viene utilizzata come bancomat pubblico e come bacino di voti da questo o quel personaggio, ed a cui soggetti di ogni risma fanno il bello e il cattivo tempo. Per questo è necessario che siano evidenti le singole competenze e che i risultati siano resi pubblici, inoltre, che le scelte siano condivise e non dettate solo dalla propria convenienza politica o personale.

Quello che ci consegnano le dichiarazioni pubbliche degli amministratori, è la conferma dello stato di disagio in cui versano i servizi ospedalieri e territoriali nella nostra città. Quello che non riportano sono invece i disagi dei cittadini che non possono più curarsi adeguatamente, perché, se è vero che occorre fronteggiare l’emergenza Covid,  è ancor più vero che le altre patologie non sono scomparse. Ci sono ancora malati oncologici, chi deve operarsi, donne che devono effettuare interventi ginecologici, persone che devono effettuare la risonanza magnetica.

Invece di concentrarsi sul rilancio e sulla richiesta di potenziamento delle attività, ci si preoccupa di chiudere un reparto di chirurgia per inaugurare in pompa magna un reparto Covid. Infatti, ad oggi risulta che gli interventi chirurgici da sala operatoria, in day surgery o week surgery, dovevano riprendere il 7 gennaio scorso.  La risonanza magnetica non eroga prestazioni perché manca il radiologo, l’unico che c’era è stato trasferito allo spoke Corigliano-Rossano, mancano ancora i 4 posti di dialisi che non si possono realizzare perché i locali sono occupati dai servizi SAUB.

Noi non siamo contro questa Amministrazione o contro chi sodalizza con essa per solidarietà partitica, ma siamo contro la cattiva amministrazione, la mancata collaborazione e l’attacco indiscriminato verso chi chiede solo il rispetto dei propri diritti, come quello alla salute.

Adoperatevi piuttosto a reperire personale sanitario, tecnico e amministrativo che manca ormai da anni.

Noi abbiamo una chiara idea di rilancio dell’ospedale con il ripristino del reparto di chirurgia che guarda verso il multidisciplinare chirurgico/ginecologico, con attività di sala operatoria da lunedì a sabato compreso.

Invitiamo il direttore sanitario dott.Cozzolino e l’assessore/sindaco a confrontarsi su questi temi.

Se le risposte non arriveranno l’unica via saranno le dimissioni per manifesta incompetenza.

Direttore, questo sconosciuto

A seguito dei fatti inerenti i rifiuti presenti nel nostro presidio ospedaliero, la Direzione Sanitaria dello stesso ha ritenuto, tramite proprio comunicato stampa, fare delle rettifiche doverose sull’accadimento, tirando in ballo sigle e movimenti, dove, secondo questa visione, “si nascondono signori in cerca di visibilità e che non hanno a cuore le sorti del nostro nosocomio”.

Ricordiamo all’autore dell’articolo, il quale ben sa che il movimento e la sigla che ha sollecitato la rimozione della spazzatura nel recinto dell’ospedale è la LACA, tanto valeva citarla direttamente. La Libera Associazione Cittadini Acresi agisce su impulso dei cittadini, che stanchi di disservizi, soprusi e cattiva gestione amministrativa, denunciano attraverso l’associazione. La LACA, verifica e mette in atto procedure, prima di mediazione con gli organismi responsabili e poi di denuncia in caso di non ascolto di da parte di questi. Non cerchiamo visibilità, facciamo le cose perché abbiamo a cuore il nostro territorio.La LACA per sua tradizione si mette sempre a disposizione dei cittadini e delle istituzioni, proponendo collaborazione e supporto. Abbiamo chiesto collaborazione alle autorità sanitarie aziendali e comunali, ma abbiamo trovato, tranne che in alcuni casi, un muro di gomma. Abbiamo proposto piani di rilancio dell’ospedale, ma siamo stati ridicolizzati. Pertanto non ci si venga a dire che non teniamo a cuore le sorti della nostra struttura sanitaria.

Non nutriamo odio politico verso nessuno, perché non siamo una struttura politica, ma questo non può essere capito da chi è abituato a vivere di odio politico e rappresaglia, cercando di “guardarsi le spalle” per non essere pugnalato. Ci viene in mente la frase di Pietro Metastasio, poeta e drammaturgo del XVIII secolo:“Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura”, a significare la tendenza di chi giudica gli altri secondo il proprio modo di agire.

Ma veniamo ai fatti. E’ indubbio che esistevano cumuli di spazzatura accatastati nel recinto dell’ospedale, miracolosamente rimossi il giorno dopo, appena andato in onda il servizio del TGR Calabria del 12 gennaio scorso. Cumuli di spazzatura portata in giro dal vento dai siti di stoccaggio, giacente da settimane nel recinto dell’ospedale. Il materiale proveniente dal reparto Covid, pur se stoccato in appositi contenitori di cartone, con tanto di data e sito di provenienza e con la dicitura rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, fuori dai tanto decantati siti di stoccaggio ed alla mercé di chiunque, ed esposto alle intemperie. Il sito di stoccaggio dei rifiuti è oggetto di videosorveglianza, quindi è relativamente semplice controllare chi dall’esterno accede all’area.

A questo punto, alcune domande sono d’obbligo. Esiste o non esiste una ditta che si occupa della pulizia e cura del cortile dell’ospedale? Se sì, chi controlla che questa esegua periodicamente il proprio lavoro? E’ stato detto che c’era un mobile e delle ossa di maiale, portati da gente fuori dall’ospedale, nulla in confronto con i cumuli di spazzatura accatastati, sono state presentate denunce agli organi competenti? Chi controlla le telecamere di sorveglianza dell’area?. Come può del materiale proveniente dal laboratorio analisi essere depositato a terra nei pressi dei garage dei mezzi dell’ospedale e del 118?. Il direttore sanitario o chi per lui la mattina fa un giro di ispezione oppure no. Se sì, come mai non nota tale abuso?

Cosa controlla la direzione sanitaria? “Direttore” dove sei? Ma soprattutto chi sei? Dott. Carino, Dott. Cozzolino, o chi per loro? In 2 anni alla guida della struttura ospedaliera, quali sono state le migliorie apportate al nostro nosocomio?

Alla luce di tutto ciò, e di quello che i cittadini hanno potuto vedere, definiamo grottesche, se non patetiche le precisazioni fatte dalla Direzione Sanitaria, volendo coprire la totale assenza di controllo della stessa, della sicurezza e del decoro esterno della struttura, della quale è responsabile!!

La LACA al contrario, ha dimostrato di tenere a cuore la salute ed il decoro della città, di noi cittadini, e degli operatori sanitari. Noi abbiamo solo agito su segnalazione di cittadini stanchi di vedere tali obbrobri.

La politica locale, poi, è latitante, maggioranza ed opposizione indistintamente. E’ possibile che la gente debba rivolgersi a noi per vedere tutelati i propri diritti e non ai propri rappresentati eletti con i voti del popolo? Questo denota un sempre maggiore scostamento tra la cittadinanza e chi amministra. Vi diciamo e vi esortiamo dimettervi, tanto sicuramente non sentiremo la vostra mancanza. Non abbiamo nemmeno un assessore alla sanità, oppure ne esiste uno “ombra” che non sappiamo chi sia e con il quale non è possibile dialogare proficuamente.

Ora veniamo ai risultati che, nella visione distorta della Direzione Sanitaria, ci vengono raccontati circa ai servizi ottenuti nel nostro ospedale per suo merito.

La situazione attuale è la seguente: un reparto di chirurgia chiuso per fare spazio ad un “Albergo Covid”, 10 posti di chirurgia (day surgery) accreditati barattati e messi in attesa di una riapertura che forse non ci sarà mai.

Il reparto di Lungodegenza tanto declamato e mai aperto, in quanto gli spazi sono stati occupati dagli ambulatori ed uffici della Saub, che crea commistione con l’ambiente ospedaliero.

La risonanza magnetica ferma da luglio scorso, benchè attiva manca un medico responsabile.

La sala per effettuare la terapia oncologica, di cui avevamo chiesto l’apertura, e della quale se ne sarebbero giovati molti malati oncologici, costretti a intraprendere lunghi e massacranti viaggi, non ha visto mai la luce, in compenso è stato chiuso l’ambulatorio di oncologia a maggio 2020, che pur funzionava egregiamente.

 Del primario di medicina non si sa nulla.

Delle 3 postazioni OBI (Osservazione Breve Intensiva) di Pronto soccorso, si sono perse le tracce. Gli altri 4 posti di dialisi promessi, nulla.

Il Turnover del personale andato in pensione, mai sostituito.

Ecco questi sono i fatti di cui va fiero chi ha redatto l’articolo, a volte e meglio tacere e fare la figura dello stupido che aprire bocca e confermare di esserlo.

Ospedale di Acri, rilancio o passerelle?

L’associazione LACA, che si occupa ormai da 7 anni di sanità nel nostro comprensorio, ricorda che in Calabria ci sono 18 ospedali dismessi o potenzialmente chiusi, Acri è uno di questi. In questi anni abbiamo sempre affermato che il nostro ospedale aveva tutte le caratteristiche tecniche e strumentali per essere di nuovo inserito nella rete degli ospedali per ACUTI, con reparti attivi h24, con la creazione di nuove tipologie di prestazioni sanitarie. Acri ha le potenzialità di una struttura sanitaria all’avanguardia rispetto ad altre sparse sul territorio, in termini di spazi e attrezzature.Di quanto detto, poco o nulla è stato recepito, almeno fino a fine ottobre, quando si è scoperto che va ridata dignità al “Beato Angelo”. Solo ora l’amministrazione comunale, con a capo il sindaco Capalbo, mostra finalmente un reale impegno per il rilancio del nostro ospedale. In questi tre anni e mezzo, molteplici sono state le nostre proposte rivolte all’amministrazione, tutte cadute nel vuoto. Eppure già nel mese di novembre 2019, l’allora assessore alla sanità, Le Pera, aveva dimostrato sensibilità e comprensione sul fatto che le cose nel nostro ospedale non andavano bene, poi però dimissionato per “motivi personali”, per effetto dell’onnipresente assessore ombra.

Allo scoppio dell’emergenza sanitaria, a marzo, avevamo suggerito all’amministrazione comunale, anche rivolgendoci direttamente al commissario Cotticelli, di scegliere Acri come struttura di supporto alla emergenza pandemica Regionale. Come? Ospitando sin da subito i pazienti che necessitano ancora di cure mediche prima di essere dimessi al proprio domicilio, come ad esempio pazienti geriatrici, di medicina generale, con patologie minori (diabetici-ipertesi-oncologici ecc…).

La nostra posizione è stata evidenziata anche nella trasmissione “Articolo 21”, condotta dal giornalista Lino Polimeni, il quale sta portando avanti una campagna di informazione sulla situazione sanitaria calabrese, derivata da un piano di rientro scellerato, politici incapaci e corrotti con il malaffare.

A fine ottobre la Regione si muove, in concomitanza dell’emanazione della Calabria a zona rossa, con le dimissioni di Cotticelli ed il balletto scriteriato del Governo con la nomina del nuovo commissario ad acta. L’altro ieri arriva la fatidica notizia dal Ministero della Salute, il quale autorizza Acri ad ospitare pazienti provenienti da strutture in difficoltà, come l’HUB di Cosenza o gli SPOKE dislocati in Provincia. Segreto di Pulcinella, visto che le disposizioni, che oggi sono operative, sono state già prese dal dipartimento di tutela della salute della regione Calabria il 28.10.2020. A voler pensar male, l’inaspettata eccessiva attività del Primo Cittadino di Acri, già in campagna elettorale da un pezzo, in concomitanza di fatti risaputi, sarebbe a beneficio della propria visibilità.

Ora la scelta è tra chi vorrebbe ospitare il reparto Covid in Chirurgia, come afferma il Sindaco o chi per lui, oppure ospitare tale reparto al 3° piano, perfettamente operativo e funzionante, come invece ci conferma il responsabile sanitario dott. Cozzolino.

Noi siamo dell’opinione che si debbano utilizzare gli spazi dell’ex reparto di Medicina, poiché scegliendo invece di utilizzare la Chirurgia, significherebbe dismetterla definitivamente, forse per attuare un piano che viene portato avanti da tempo.

Ancora una volta siamo qui a chiedere di prendere decisioni oculate, senza contrapposizioni. Chiediamo di tener conto delle richieste effettuate a suo tempo sulla dislocazione della SAUB presso l’ospedale, del piano di rilancio del nostro nosocomio presentato alla commissione Sanità del comune di Acri ed ai consiglieri comunali, di maggioranza ed opposizione. Chiediamo di non perdere altro tempo, di non vegetare come è stato fatto in questi 3 anni e mezzo. Rispondete alle nostre richieste, altrimenti non vi rimarrà che vergognarvi e dimettervi!

Corsi e ricorsi storici

Ogni tanto, in periodi particolari, constatiamo che la politica si ricorda che esiste un problema sanitario ad Acri. Per noi, invece, che ci stiamo occupando del rilancio del nosocomio acrese da oltre 6 anni, vedere un tale sciacallaggio mediatico, da parte di chi ha adottato pedissequamente un modello di malapolitica, incapace di cogliere le istanze dei cittadini, fa davvero ribrezzo. Per questo, da semplici cittadini ci stiamo chiedendo cosa sta facendo realmente la politica locale per l’ospedale, oltre alle solite passerelle. Ad oggi constatiamo che ufficialmente non esiste un assessore alla sanità, poiché il Sindaco ha avocato a se la delega. Come mai questa delega così importante non è stata assegnata ad una personalità di spicco, un tecnico, un medico, un operatore sanitario, ma trattenuta dallo stesso sindaco? Non esisterà forse un assessore occulto, che lavora con “umiltà” nell’ ombra. In 3 anni e mezzo, quali sono state le migliorie apportate al nostro nosocomio? Verifichiamo che ancora la chirurgia è ferma al palo, ferme il servizio TAC e la risonanza magnetica, quest’ultima inaugurata in pompa magna, della Lungodegenza nemmeno l’ombra, del primario in Medicina nulla. Poi, c’è stato riferito che si verificano episodi legati all’erogazione di prestazioni sanitarie su interessamento di qualche operatore sanitario, che pare faccia il bello e il cattivo tempo all’interno dell’ospedale.  Tutto questo nel silenzio di chi invece dovrebbe controllare, in primis il responsabile sanitario Dott. Cozzolino, appena reintegrato. Non siamo soliti dare adito alle voci che aleggiano sull’operato amministrativo del P.O. di Acri, ma forse la Procura della Repubblica potrebbe indagare per verificare cosa effettivamente accade, e se ci sono delle possibili anomalie. Come cittadini siamo stanchi e nauseati, soprattutto adesso che, per effetto del pandemia legata al coronavirus, siamo confinati in casa, senza possibilità curarci in maniera adeguata perché il nostro ospedale è stato depauperato in maniera sconsiderata. Adesso apprendiamo che si vuole andare a Roma, a protestare. Una delegazione di sindaci vuole portare il disagio di un comprensorio all’attenzione del ministro Speranza. Diciamo, meglio tardi che mai!  La LACA abbracciò questa iniziativa ad ottobre dello scorso anno, infatti una delegazione del direttivo la propose al Sindaco, che bene ricorderà, che gli avevamo esposto che saremmo stati disposti ad andare anche in piena emergenza coronavirus, con le dovute precauzioni ovviamente, con il Sindaco a capo di una delegazione di cittadini arrabbiati. Si propose, anche, di organizzare attraverso l’ANCI una carovana di pullman, diretta a Roma, per protestare sotto al ministero della Sanità. A parte le solite promesse, fingendo di sposare la causa, il tutto si risolse nell’assordante silenzio in cui ci ha abituato questa Amministrazione. Adesso si ripropongono a proprio beneficio elettorale idee non proprie, portate avanti per la propria visibilità. Vergogna, dimettetevi!!!  Da cittadini ci chiediamo: la politica deve rispondere ai cittadini oppure forse ad un comitato d’affari che opera solo per se stesso?.

Ora ci rivolgiamo ai nostri concittadini, anche loro stanchi di questi giochi di potere e delle prese in giro. E’ ora di far valere i propri diritti. E’ ora di alzare la voce. Da quando siamo nati come associazione, il nostro motto è sempre stato “chi non protesta non ha il diritto di lamentarsi!”.

Covid-19, ad Acri c’è sicurezza o no?

Risale a qualche giorno fa la consegna da parte di alcuni componenti della LACA, al pronto soccorso dell’Ospedale di Acri di tute di protezione per covid19. Non vogliamo ripercorrere quanto fatto in questi anni in favore del nosocomio acrese, non è nel costume delle LACA, ma vogliamo solo interrogarci e riflettere sul fatto che forse, se non fosse stato per le donazioni esterne all’azienda sanitaria, avremmo degli operatori sanitari in prima linea e privi degli idonei dispositivi di protezione individuale: altro che eroi, ma carne da macello in prima linea!

Siamo purtroppo giunti a questa amara conclusione perché dalla visita fatta qualche giorno fa, davanti al Pronto Soccorso di Acri, per la consegna della tute, ci siamo resi conto che non esiste uno standard nella dotazione dei presidi di protezione individuale, ma ogni operatore indossa qualcosa di diverso dall’altro e ci è sembrato che ognuno si arrangia come può. Ci chiediamo a questo punto, perché si verifica tale situazione, forse perché non arrivano presidi standardizzati da parte dall’Azienda Sanitaria? Se è così l’Azienda cosa aspetta? In qualità di datore di lavoro dovrebbe fornire i DPI, dispositivi di protezione individuale, adeguati alla situazione. Se così fosse ci troviamo difronte ad una disparità di trattamento senza eguali. Infatti, non sono gli uffici dell’ASP, facenti parte di una medesima Azienda Sanitaria, che si dovrebbero occupare per legge di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro?

E’ allora chi controlla i controllori, sempre solerti ad elevare verbali, giustamente, a chi non difende la salute dei propri lavoratori?

Cosa fanno, e dove sono gli RLS in qualità di rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori, cioè coloro che rappresentano e tutelano i diritti dei lavoratori nell’ambito della sicurezza sul lavoro all’interno dell’azienda?

Ricordiamo a chi di dovere che i DPI devono essere forniti dai datori di lavoro ai lavoratori per eseguire determinati lavori pericolosi in tutta sicurezza. Si tratta quindi una speciale attrezzatura che il lavoratore ha l’obbligo di indossare per proteggersi da eventuali rischi prima di iniziare le attività. L’uso dei DPI è previsto dalle norme per la sicurezza del lavoratore e devono quindi essere impiegati quando non vi sono sufficienti misure tecniche di prevenzione e i rischi non possono essere evitati. La scelta di questi dispositivi deve tenere conto di una serie di criteri indicati all’art.79 D.Lgs.81/08. Inoltre, il datore di lavoro o il dirigente, ai sensi dell’art. 18 c. 1 lett. D dello stesso decreto, deve fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e ora, con il D.Lgs. 81/08, il medico competente, pena la sanzione alternativa dell’arresto da 2 a 4 mesi o della ammenda da € 1.500 a € 6.000.

Lavorare in queste condizioni, se la nostra impressione fosse giusta, significa sottoporre chi lavora a rischi inutili e pericolosissimi, ed ingenerare nei lavoratori situazioni da stress di lavoro correlato che si ripercuotono sull’efficienza della prestazione sanitaria nonché sulla salute dei cittadini.

A questo punto, se ciò fosse vero, ci chiediamo perché pagare le tasse e stipendiare direttori generali con stipendi da capogiro, quando poi deve essere il volontariato organizzato o spontaneo a tutelare chi si espone a rischi, insiti del proprio lavoro, a beneficio di un intera collettività? A questo punto sarebbe certamente meglio formare un direttivo e autogestire il nostro nosocomio, faremo sicuramente di meglio e con meno sprechi e con maggiore tutela per chi vi lavora!

Ci domandiamo inoltre se ad oggi siano stati effettuati degli screening, agli operatori sanitari impegnati in prima linea nella lotta contro il covid-19, attraverso test sierologici, annunciati in Calabria ma già adottati da molte regioni italiane, nonché tamponi ove necessario. Nonostante apprezziamo il gesto dell’Amministrazione Comunale per aver fornito ottanta test sierologici per rilevare le immunoglobuline prodotte dal virus, ci si chiede questi sono sufficienti per la mappatura dei tutti gli operatori sanitari?

Tutto considerato, ci auguriamo che quando da noi ipotizzato sia soltanto una mera ipotesi legata ad una svista che ci ha portato alla determinazione di una ipotesi inverosimile fondata su di una impressione sbagliata. Comunque indagheremo per capire se questa nostra impressione sia vera oppure no, sempre in difesa di noi cittadini acresi, con la speranza di essere smentiti. Esortiamo anche l’Amministrazione Comunale e quindi il Sindaco, quale massima autorità in materia di igiene e profilassi sul territorio comunale, ad unirsi a noi nel verificare il rispetto della normativa vigente in tema di sicurezza.

Ospedale in allarme rosso

LACA: Ospedale – Allarme Rosso Lettera aperta a:

Al Persidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Ministro della Salute

Al Presidente della Regione Calabria

Al Prefetto della Provincia di Cosenza

Al Sindaco della Città di Acri

Al Presidente della Provincia di Cosenza

Alla Cittadinanza di Acri e dei Comuni Limitrofi

La situazione sanitaria del nostro comprensorio potrebbe essere modificata di giorno in giorno, vista l’emergenza che la nostra nazione sta affrontando in questo triste periodo. La “Libera Associazione Cittadini Acresi” che non ha mai avuto mire politico-amministrative, non è mai stata a favore di un’amministrazione e contraria ad un’altra, ma si è sempre posta a supporto di qualsiasi assise comunale, salvo poi evidenziare quelle criticità che nuocciono ad un intero comprensorio e darne a volte anche la soluzione. Il sodalizio LACA è fatto di cittadini volenterosi e che parlano per il bene del territorio. Quanto premesso, di quello che appresso si dirà, non se ne vuole fare nessuna speculazione (o polemica) visto il momento di emergenza che si sta affrontando, ma si vuole solo riflettere e ricordare a tutti, quanto può essere utile conservare sul nostro territorio quelle risorse e strutture acquisite in anni di lavoro e sacrifici e non mortificarle per scopi politico clientelari e personalistici. L’argomento sanità-ospedale la LACA lo ha portato e continua a portarlo avanti in modo strenuo, con la consapevolezza della fragilità del nostro comprensorio. Fragilità legata alla posizione geografica che non consente una viabilità scorrevole e sicura specie in inverno, fragilità legata al dissesto idrogeologico, frane e quant’altro possono isolare il nostro paese e quelli che fanno capo al nostro nosocomio, fragilità legata alla categorizzazione sismica del territorio di fascia 3, fragilità legata a questa nuova emergenza tanto da portare all’iniziativa, lodevolissima ed alla quale ci associamo, di raccogliere fondi per il nostro ospedale. La LACA dal canto suo impegnata in questa tematica delicata, come la sanità, da più di 5 anni, ha sempre ribadito che il nostro ospedale deve essere rilanciato in una nuova forma di organizzazione sanitaria. La nostra struttura Ospedaliera, gravata da tagli e interessi politico personalistici degli ultimi anni, è stata trascinata in un pantano e per cercare tirarla fuori avevamo invitato, affiancato, ed assicurato di dare supporto e consenso popolare all’attuale Sindaco e alla sua Amministrazione, ma anche alle procedenti, a portare avanti ed avere le idee chiare su come deve essere il nuovo modello di Ospedale. La città di Acri non può attendere ancora (la cittadella della salute per come viene intesa porterà alla chiusura totale dell’ospedale). Fu portato all’attenzione del Consiglio Comunale la nostra idea di ospedale in un contesto generale di sanità regionale, fu una voce inascoltata. Non paghi di ciò ci siamo fatti ricevere dal massimo organo sanitario della nostra regione, il generale Cotticelli commissario regionale alla sanità, abbiamo anche a questi esposto e consegnato il nostro progetto di ristrutturazione e rilancio sanitario ospedaliero, anche in questo caso parole al vento, nonostante le rassicurazioni. Oggi, alla luce di questa emergenza nazionale, con l’esodo massiccio di cittadini provenienti da altre regioni italiane, si rischia di avere un sistema SSR (Sistema Sanitario Regionale) al collasso in poco tempo. Per questa situazione di emergenza sanitaria nazionale il nostro ospedale offre tutte le caratteristiche che una struttura può dare, cioè spazi adeguati, locali idonei e personale preparato professionalmente, quindi si potrebbe allestire un eventuale reparto di pneumologia, di medicina generale allargata, o se necessario di posti letto di post-intensiva, per ricoveri e assistenza a pazienti con problematiche sanitarie respiratorie. Gli spazi del 3° piano possono essere adibiti a tale scopo, dando un aiuto notevole a fronteggiare l’emergenza, naturalmente deve essere allestito e reso funzionale con personale e strumentazioni. Ve erano anche altri locali eventualmente atti allo scopo emergenziale (il 2° piano e i locali dell’ex laboratorio analisi) che potevano essere messi a disposizione.  Purtroppo, però, le scelte politiche fatte qualche settimane addietro hanno fatto si che gli stessi venissero occupati in fretta e furia per dare ospitalità alla SAUB. Avevamo manifestato all’attuale amministrazione ed all’assessore alla sanità Le Pera, che in linea generale eravamo contrari a questo spostamento in virtù di un eventuale rilancio del nostro nosocomio, evidenziando che sicuramente i tempi per la ristrutturazione dell’originario edificio SAUB sarebbero stati lunghi, nonostante l’ottimismo dello stesso Assessore comunale alla Sanità. Avevamo inoltre ribadito che inserire degli ambulatori in un nosocomio non era logisticamente ed igienicamente corretto. L’ospedale è nato con quella configurazione dettata da precise normative legali e progettuali, ad uso per gli ospedali, e così doveva rimanere: a nostro avviso si è violata anche la legge con tale spostamento!!! Inoltre, ciliegina sulla torta, sono stati inseriti dei poliambulatori aperti al pubblico sopra una chirurgia e un complesso operatorio! Dulcis in fundo, nel dare celermente la disponibilità allo spostamento dei servizi della SAUB all’interno della struttura OSPEDALE, qualcuno non si è accorto che si sono occupati tutti i locali dell’ex laboratorio analisi, di fatto fermando per molto tempo i lavori per altri 4 posti reni in Dialisi per come previsto dall’atto aziendale dell’ASP. Chi ha deciso lo spostamento della SAUB non si è posto il problema che occupando anche gli spazi del 2° piano dell’Ospedale per uffici amministrativi, avrebbe preclusa la possibilità di allocare la Lungodegenza. E ancora per garantire maggiori spazi alla nuova sistemazione dei poliambulatori SAUB, si era tentato di spostare l’ambulatorio di Oncologia nella Radiologia, rilegandolo in uno spazio molto ristretto e non ottimale per queste prestazioni così delicate, tale decisione, è subito rientrata dopo l’intervento della LACA sollecitata dai concittadini. Crediamo fortemente che ci sono tutte le potenzialità per avere un nuovo ospedale riorganizzato e rimodulato nelle sue attività (Ospedale Spoke di Montagna) lo abbiamo detto, spiegato, portato a conoscenza di tutte le forze politiche (vedi consiglio comunale aperto, incontri avuti con la struttura commissariale, proposta portata sul tavolo della commissione sanità alla camera dei deputati con l’on. Sapia), non abbiamo avuto però nessun sostegno da parte di questa amministrazione comunale o di altre al rilancio dell’ospedale. Il nostro modello parte nella riapertura delle strutture piccole per sgravare l’HUB di Cosenza e gli altri centri provinciali di tutte quelle attività di media-bassa intensità di cura, soprattutto oggi con questa grave emergenza sanitaria nazionale, allo scopo, si può allestire un reparto con posti letto a sostegno del reparto di medicina per fronteggiare questa emergenza e collocarla al 3° piano. Noi abbiamo a cuore le sorti dell’Ospedale, altri fanno solo chiacchiere politiche e campanilistiche. Esortiamo l’amministrazione a portare avanti l’idea di rilancio del nostro nosocomio e di offrirlo al fine di specializzarlo in funzione dell’emergenza covid-19, noi siamo sempre pronti a dare supporto e scendere in campo, mobilitando, se necessario, anche la piazza, affianco a qualsiasi amministrazione voglia sposare le idee di rilancio e difesa del nostro comprensorio territoriale. Tutto questo nell’interesse di noi cittadini e degli amministratori passati, presenti e futuri, che anche loro sono cittadini e pagano lo stesso scotto di tutti, la LACA è sempre impegnata per i giusti diritti.

Acri li 12.03.2020

Riflettori mai spenti sulla sanità Acrese

Le sorti dell’ospedale di Acri vivono uno stato di incertezza, per effetto del decennale piano di rientro della sanità calabrese che ha visto l’alternarsi di commissari e manager aziendali, che hanno ottenuto il solo scopo di portare ad un forte ridimensionamento ed un peggioramento dei L.E.A., con un aumento del deficit della spesa sanitaria. Cronica è ormai la cosiddetta emigrazione sanitaria, che produce una spesa annuale di oltre 300 milioni di euro. Come associazione per la difesa dei diritti dei cittadini e degli ospedali montani calabresi, unica sul nostro territorio, siamo da anni impegnati nel tenere sempre accesi i riflettori sul nosocomio acrese: manifestazioni, consigli comunali aperti, incontri con cariche politiche e sanitarie, territoriali e regionali. In diversi incontri avuti con il Responsabile sanitario del P.O di Acri, al quale abbiamo consegnato una considerevole documentazione su come far ripartire le attività ospedaliere. Abbiamo accolto con favore l’avvio dell’ambulatorio di Oncologia, unico servizio a funzionare in maniera efficiente. Purtroppo, però, dobbiamo constatare che altri reparti e servizi dell’ospedale cittadino sono fermi al palo, come ad esempio la RMN, che, dopo un avvio un po’ travagliato, oggi è ferma per motivi che non conosciamo, oppure la Chirurgia e le attività ad essa connesse. Inoltre, le molte altre richieste ad oggi avanzate dalla LACA non hanno avuto seguito. Abbiamo più volte chiesto l’adeguamento della dotazione organica, ovvero quello che è previsto negli atti aziendali e nei decreti commissariali. Questi atti prevedono per l’ospedale di Acri 5 anestesisti, 5 chirurghi, 5 medici di pronto soccorso più il responsabile, il primario di Medicina, l’istituzione del nuovo reparto di Lungodegenza, la realizzazione di 3 postazioni OBI in Pronto Soccorso, l’aumento di 4 posti di dialisi. Le altre nostre richieste sono quelle di natura organizzativa come: una reperibilità notturna dei ginecologi, l’adeguamento della dotazione organica generale in vista di pensionamenti, l’apertura delle liste di attesa di tutte le prestazioni prenotate dal CUP. Il punto più importante, che abbiamo anche portato all’attenzione del commissario Cotticelli, è quello di rimodulare le attività chirurgiche con una nuova concezione di lavoro, facendo ripartire gli interventi di sala operatoria a bassa e media intensità di cure (ernie – colecisti – laparocele ecc.), per l’intera settimana, da lunedì a sabato con una rotazione di specialisti in regime ricovero ordinario e di day surgery nel reparto di chirurgia. Si potrebbero realizzare interventi specialistici del tipo: chirurgia della mano, endoscopia urologica, endoscopia digestiva, ginecologia mini invasiva, dermatologia oncologica con l’ausilio dell’ambulatorio oncologico. Fare ripartire le attività chirurgiche equivale a far ripartire l’ospedale nel suo insieme. Oggi però ci ritroviamo un reparto di chirurgia ed una sala operatoria fermi, una RMN che non esegue prestazioni e prenotazioni, le attività di laboratorio analisi ridotte con l’obbligo della prenotazione tramite CUP, mentre fino a giugno le prenotazioni erano libere, tutto il contrario di quello che avevamo chiesto per le liste di attese per le diverse prestazioni. Facciamo ancora una volta appello al buon senso del direttore sanitario e dell’amministrazione comunale, perché portino le richieste dei cittadini nelle sedi opportune, che chiedono solo di potersi curare dignitosamente nel proprio ospedale, unico baluardo pubblico e istituzionale rimasto. Accogliamo con favore l’emanazione del decreto commissariale n.135, con il quale si autorizza l’assunzione di 429 unità tra personale medico, infermieristico ed ausiliario per sopperire alla cronica mancanza di operatori sanitari a livello regionale. Questo decreto non riserva nessuna assunzione per Acri, e non basta, poiché le unità da assumere sono dell’ordine delle diverse migliaia. Lotteremo affinché nella nuova riorganizzazione della rete ospedaliera calabrese, partendo dall’attuale stato di ospedale di area disagiata, Acri dovrà essere inserito in una nuova rete ospedaliera cioè per acuti. Ci opporremo ad eventuali scelte calate dall’alto come un Ospedale ridimensionato (PPI o CAPT), inutile ed inefficiente dal punto di vista sanitario. L’ospedale acrese è nato per ospitare reparti di degenza e di cura, non per gli ambulatori, che hanno pure la loro importanza ma che devono essere collocati in altre realtà.

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