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Ospedali di montagna, il sindaco di Acri applaude la proposta Succurro dimenticando quella dei cittadini.

L’associazione LACA, parte del comitato “La Cura”, interviene sul post con cui il sindaco di Acri, Pino Capalbo, ha espresso «grande apprezzamento» per l’avvio dell’iter in Commissione Sanità della proposta di legge della consigliera regionale Rosaria Succurro sugli ospedali delle aree montane.

Il Sindaco scrive che garantire servizi e diagnostica sul territorio “non è una questione politica, ma un diritto fondamentale per tutti i cittadini”. Condividiamo ogni parola. Proprio per questo non capiamo come abbia potuto dimenticare che a Palazzo Campanella esiste già una proposta di legge di iniziativa popolare, nata dal basso e scritta da cittadini, che riguarda lo stesso ospedale di Acri.

La proposta del comitato “La Cura” prevede l’istituzione dell’Azienda ospedaliera unica regionale dei Presidi ospedalieri di zona montana di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli, con la configurazione di ospedali di rete Spoke. Le firme sono state raccolte e il testo è stato depositato al Consiglio regionale il 15 luglio 2026. Con la deliberazione n. 97 del 7 agosto 2026, l’Ufficio di Presidenza lo ha dichiarato ammissibile all’unanimità dei presenti. Oggi attende di essere calendarizzato in Commissione Sanità.

Anche noi invochiamo il sostegno di “tutto il Consiglio regionale” e la collaborazione “per il bene della comunità”. Ma la comunità, in questa storia, ha già fatto la sua parte: ha firmato, si è mobilitata e ha depositato un testo. Il nostro impegno in questo campo, lo ricordiamo, dura da oltre 10 anni, e ci ha portato a formulare in autonomia una PdL, alla quale la politica locale non ha partecipato. Facciamo pertanto un plauso a tutti i cittadini che hanno collaborato e si sono impegnati per la raccolta di oltre 12.000 firme. Ci dispiace che il sindaco di Acri non abbia trovato il tempo per ringraziare quei cittadini, che hanno per anni perorato la causa del nosocomio cittadino contro il suo depotenziamento, riconoscendo nel contempo il valore dell’iniziativa quando arriva da una consigliera regionale.

La LACA tiene a chiarire che non intende alimentare contrapposizioni. Non è in discussione il merito di chi lavora per rafforzare gli ospedali montani, ed è positivo che il tema sia arrivato in Commissione. Ma la sanità delle aree interne non può diventare un tema da intestarsi: nessuna proposta ha diritto a un’esclusiva.

La LACA chiede dunque:

che la proposta di legge di iniziativa popolare sia calendarizzata senza ulteriori ritardi in Commissione Sanità;

che le due proposte siano esaminate in modo congiunto, con audizione dei promotori del comitato, perché il confronto avvenga alla pari e non a senso unico;

La sanità e il diritto alla salute non sono una questione politica, e nemmeno una questione di bandiera. Se tutti vogliono davvero difendere l’ospedale di Acri, c’è spazio per tutte le proposte, a cominciare da quella che i cittadini hanno già depositato.

Acque torbide!  

Di fronte alle recenti dichiarazioni dell’Amministrazione comunale sulla trasparenza e sulla regolarità dei controlli sull’acqua potabile, noi dell’Associazione LACA interveniamo con fermezza e ribadiamo che il problema non si risolve pubblicando le solite analisi di routine, quelle che arrivano puntuali quando tutto va bene e che nessuno contesta. I comunicati del Comune non ci bastano più.

Nessuno mette in dubbio il valore dei controlli ordinari, ma il Comune sta eludendo – consapevolmente e colpevolmente – le vere domande, che tutti i cittadini si fanno sono queste: cosa diavolo esce dai rubinetti subito dopo i lavori sulla rete idrica? L’acqua è potabile in quei frangenti? Quando il liquido è torbido perché i sedimenti si staccano dalle vecchie tubature, le garanzie standard valgono zero. È acqua o è fango? I livelli di cloro sono nella norma? Per “sanificare” le condotte dopo i lavori si buttano dentro forti dosi di disinfettante. I cittadini hanno il diritto di sapere se quelle concentrazioni rispettano i limiti sanitari nel momento esatto in cui l’acqua arriva nelle loro case, non sulla carta.

I cittadini pretendono risposte chiare e immediate!

L’Amministrazione ha annunciato lavori, già eseguiti, di pulizia dei serbatoi di Logna e delle diverse frazioni, e lo spurgo delle condotte. Dopo questi interventi, dai rubinetti dei cittadini esce regolarmente acqua torbida per giorni interi, con inevitabili danni a tubature e caldaie, e nel contempo acqua inutilizzabile per qualsiasi attività domestica.

Nei comunicati del Comune leggiamo una giustificazione che suona come una resa, ovvero che la rete risale agli anni ’70 e per sostituirla servono milioni di euro (ma va!). Ma dov’è stata questa maggioranza in tutto questo tempo? A guardare?

La LACA lo ricorda con fermezza: questa Amministrazione ha avuto quasi dieci anni per intercettare finanziamenti pubblici e presentare progetti concreti, compreso il “fiume” di soldi del PNRR. Dieci anni di immobilismo: i soldi c’erano, i progetti no. Fondi europei, bandi PNRR specifici per la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione, digitalizzazione e ammodernamento degli acquedotti.

Mentre altri comuni in questi anni ottenevano risorse per ammodernare le condotte obsolete, l’amministrazione Capalbo con ogni probabilità non è stata capace di presentare un progetto fattibile, o forse ancora peggio è rimasta a guardare.

Che fine hanno fatto i progetti per i canali di finanziamento straordinari messi a disposizione dal Ministero e dall’Europa? Nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche c’è qualcosa per il rifacimento strutturale della rete idrica? Questa infrastruttura “da milioni di euro” ha ricevuto in dieci anni una pianificazione seria, o è stata semplicemente ignorata?

Scaricare la colpa sulla “vetustà dell’infrastruttura” dopo due mandati di gestione significa ammettere il proprio fallimento. Significa dire: abbiamo avuto dieci anni, non abbiamo fatto nulla, e ora il problema è troppo grande per noi. Se così fosse, sono passati inutilmente dieci anni senza trovare le risorse per rinnovare, passo dopo passo, le condotte.

I nostri concittadini, che hanno ricevuto la bolletta per il servizio idrico, si saranno sicuramente accorti dell’incremento spropositato del costo del servizio, cresciuto di oltre il 90% in media negli ultimi 3 anni, per avere in cambio cosa? “Coca Cola” dal rubinetto!

Siamo stufi delle rassicurazioni di comodo. Non ci servono i referti fatti in condizioni normali per certificare la sicurezza durante un disagio localizzato. Non accettiamo fogli di carta scritti a tavolino per coprire ritardi e treni persi. La LACA chiede ufficialmente che vengano eseguite a campione analisi chimiche e batteriologiche immediate a valle della rete, su campioni presi direttamente dai rubinetti dei quartieri interessati, subito dopo i lavori di pulizia dei serbatoi o altri interventi.

La salute pubblica non la tutelano le rassicurazioni di facciata di chi ha dormito per dieci anni, la si tutela verificando lo stato dell’acqua nel momento di massima criticità.

Il Comune smetta di nascondersi e dia risposte concrete.

La proposta di legge sugli ospedali montani approda in Consiglio Regionale

La Libera Associazione Cittadini Acresi accoglie con grande soddisfazione la notizia dell’ammissibilità in Consiglio regionale della proposta di legge di iniziativa popolare per la riqualificazione degli ospedali di area montana di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli. L’ammissione del testo, che segue il deposito di oltre 11.200 firme valide raccolte dal comitato “La Cura” in pochi mesi, rappresenta un atto dovuto verso le oltre 100mila persone che vivono nelle aree interne della Calabria. Per la LACA, che da anni si batte per la difesa del nosocomio acrese, questo traguardo è il frutto di una mobilitazione civica senza precedenti e la prova che le comunità montane non sono più disposte a subire passivamente lo smantellamento dei servizi essenziali. Per anni abbiamo denunciato il degrado, la mancanza di personale e la progressiva desertificazione sanitaria del nostro ospedale, ricevendo spesso risposte offensive e tentativi di delegittimazione da parte di chi avrebbe dovuto invece garantire il decoro e la sicurezza dei cittadini e degli operatori. Oggi, la voce di quasi migliaia di cittadini è entrata nell’aula di Palazzo Campanella, portando un progetto concreto che supera le chiacchiere e le logiche di parte. Questa proposta, che prevede la creazione di un’Azienda Ospedaliera unica per i presidi montani e l’attivazione di reparti fondamentali come Chirurgia, Cardiologia interventistica e Terapia Intensiva, è l’unica strada per garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. La LACA, che ha sostenuto fin da subito il progetto “La Cura” e ha contribuito alla mobilitazione territoriale, sottolinea come l’ammissione della proposta ponga fine a decenni di politiche sanitarie basate esclusivamente su criteri econometrici, che hanno di fatto condannato le aree montane a un’emorragia di servizi e all’isolamento. La battaglia per la “cura sul posto” è una battaglia di civiltà e di giustizia territoriale. La LACA non ha mai cercato visibilità, ma ha sempre agito per tutelare i diritti dei cittadini acresi. Ora che il Consiglio regionale è chiamato a discutere la nostra proposta, vigileremo affinché l’iter non subisca rallentamenti e che la volontà popolare non venga calpestata da inerzie burocratiche o veti incrociati. La LACA rinnova la propria disponibilità al confronto con tutte le forze politiche e le istituzioni, nella consapevolezza che solo l’unione dei territori e degli esponenti politici che li rappresentano potrà restituire dignità e futuro alle aree interne della Calabria.

Ospedali montani: depositate in Consiglio regionale quasi 13mila firme. La LACA: «Prima fase conclusa, ora la Regione faccia la sua parte».

La Libera Associazione Cittadini Acresi (LACA) esprime grande soddisfazione per il traguardo raggiunto dal comitato civico “La Cura”, di cui l’associazione fa parte, che lo scorso 14 luglio ha depositato presso il Consiglio regionale della Calabria 10.793 firme valide a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per il rilancio e il potenziamento degli ospedali delle aree montane e interne: Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli. Le sottoscrizioni raccolte complessivamente nei quattro territori coinvolti sono state quasi 13mila, un risultato che testimonia una mobilitazione popolare senza precedenti, costruita in meno di sei mesi dopo il deposito del testo di legge, avvenuto il 29 gennaio 2026. Come associazione radicata sul territorio acrese e da anni impegnata sui temi della sanità locale, la LACA ha aderito con convinzione al comitato “La Cura” fin dalle prime fasi, mettendo a disposizione volontari, spazi e rapporti con la cittadinanza per la raccolta delle firme nel comune di Acri e nel comprensorio. Un impegno che si inserisce in un percorso associativo di lungo corso, da sempre orientato alla difesa dei diritti dei cittadini in primis quello della salute delle comunità montane, troppo spesso penalizzate da anni di gestione commissariale della sanità calabrese. «Il risultato raggiunto ad Acri e negli altri tre territori dimostra che i cittadini delle aree interne non sono più disposti ad accettare passivamente lo smantellamento dei presidi sanitari locali», dichiara il direttivo della LACA. «Ringraziamo tutti coloro che hanno firmato, i volontari che hanno dedicato tempo ed energie alla raccolta, che hanno sostenuto l’iniziativa. Questa è la dimostrazione concreta che, quando i territori fanno rete, riescono a far sentire la propria voce. Da evidenziare purtroppo l’assenza dell’amministrazione locale acrese che ha ignorato completamente l’iniziativa popolare» aggiungono i componenti della LACA.

Cosa succede adesso? Con il deposito delle firme si chiude la fase della raccolta e si apre quella dell’iter istituzionale vero e proprio. Nei prossimi passaggi:

  • gli uffici del Consiglio regionale dovranno procedere alla verifica formale della validità delle sottoscrizioni depositate;
  • la proposta sarà quindi assegnata alla Commissione consiliare competente (presumibilmente la Terza Commissione, Sanità), che dovrà ascoltare in audizione i rappresentanti dei firmatari e del Consiglio delle autonomie locali, come previsto dallo Statuto regionale;
  • per le leggi di iniziativa popolare lo Statuto della Regione Calabria fissa un vincolo temporale preciso: il progetto deve essere portato all’esame dell’Aula entro tre mesi dalla presentazione; scaduto il termine, va iscritto d’ufficio all’ordine del giorno della prima seduta utile, con precedenza su ogni altro argomento;
  • seguirà quindi la discussione e il voto in Aula; in caso di approvazione, la legge dovrà essere promulgata dal Presidente della Giunta entro dieci giorni e pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione.

La LACA, insieme agli altri soggetti aderenti al comitato “La Cura”, annuncia che continuerà a vigilare su ogni fase del percorso istituzionale e si dice pronta, se necessario, a proseguire la mobilitazione civica affinché la proposta venga calendarizzata e discussa senza ulteriori ritardi. «Abbiamo fatto la nostra parte con serietà. Ora tocca alle istituzioni regionali dimostrare la stessa serietà nei confronti dei territori montani», conclude l’associazione.

La L.A.C.A. sostiene il progetto “La Cura”: una proposta per salvare gli ospedali di montagna. Ora servono 5.000 firme

E’ trascorso oltre un decennio da quando la Libera Associazione Cittadini Acresi ha intrapreso la lunga battaglia per la difesa e il rilancio dell’ospedale di Acri. Una battaglia portata avanti senza sosta coinvolgendo cittadini, associazioni, comitati e istituzioni locali, con la convinzione che il diritto alla salute debba essere garantito ovunque, senza distinzioni tra grandi città e aree interne. Oggi, insieme al Comitato “La Cura”, rinnoviamo questo impegno con una proposta concreta: costituire un’unica azienda sanitaria dedicata agli ospedali di montagna della Calabria. Una rete autonoma che comprenda i presidi di Acri, San Giovanni in Fiore, Soveria Mannelli e Serra San Bruno, territori che oggi rischiano l’isolamento sanitario e che contano complessivamente oltre 109.000 abitanti. L’obiettivo è chiaro: trasformare questi ospedali in presìdi spoke, con reparti di medicina generale, ortopedia, chirurgia, anestesia e terapia intensiva, ostetricia e ginecologia, cardiologia con UTIC, emodinamica, pronto soccorso attrezzato con osservazione breve intensiva e una direzione sanitaria autonoma. Una sanità di prossimità, accessibile, sicura e di qualità per chi vive nelle aree interne, come previsto dalla nostra Costituzione. Il progetto nasce anche dall’impegno di Alfredo Sirianni, Silvio Tunnera, Rocco La Rizza, Giovanni Iaquinta ed Emiliano Morrone, attivisti e cittadini che da anni si battono per la tutela della salute pubblica in Calabria. Fondamentale il contributo tecnico-giuridico del dott. Tullio Laino, promotore della proposta di legge, che rappresenta una reale possibilità di riscatto per i nostri ospedali troppo spesso trascurati da politiche sanitarie centraliste. Questo percorso parte anche da storie di vita e tragedie che non possiamo più ignorare, come la morte del giovane Serafino Conigi, deceduto a soli 48 anni per la mancanza di un adeguato trasporto sanitario. Situazioni come questa devono essere un monito per tutti: non possiamo più permettere che le aree montane vengano private del diritto all’assistenza. Ora tocca a tutti noi: abbiamo bisogno di almeno 5.000 firme per portare questa proposta all’attenzione del Consiglio Regionale della Calabria. Invitiamo i cittadini, le istituzioni, i rappresentanti politici e i media a sostenere e diffondere questa iniziativa. La sanità nelle nostre montagne può e deve essere salvata. Un ringraziamento speciale va alle tante persone e ai comitati che da anni lottano al nostro fianco, e un forte abbraccio alla comunità de “La Cura”, che con passione e coraggio ha dato vita a questa importante proposta.

Libera Associazione Cittadini Acresi

Uniti per rilanciare la sanità pubblica nelle aree montane della Calabria

La Libera Associazione Cittadini Acresi – ha partecipato attivamente all’incontro pubblico tenutosi il 23 maggio scorso a San Giovanni in Fiore, promosso dal comitato civico “La Cura”, che riprende il il testimone del C.O.Mo.Cal (Comitato degli Ospedali Montani Calabresi), confermando il proprio impegno per il rilancio e la tutela degli ospedali delle aree interne della Calabria, in particolare quello di Acri. L’evento ha rappresentato un momento di confronto partecipato e costruttivo tra comitati civici, cittadini, associazioni, amministratori locali, sindacati e parlamentari. Il tema centrale è stato la necessità urgente di garantire il diritto costituzionale alla salute nei territori montani, dove gli ospedali – da Acri a San Giovanni in Fiore, da Soveria Mannelli a Serra San Bruno – vivono una crisi profonda causata da anni di depotenziamento, mancanza di personale e scelte gestionali penalizzanti. La LACA, rappresentata da Silvio Tunnera, ha sottolineato come la situazione di Acri sia emblematica: una struttura con potenzialità tecniche e geografiche non valorizzate a causa di scelte politiche miope, che rischiano di lasciare migliaia di cittadini privi di servizi essenziali. Tra le proposte condivise: l’attivazione di reparti strategici (Chirurgia generale con degenza, Ortopedia, Terapia Intensiva, Cardiologia ospedaliera); la valorizzazione del personale sanitario e il reclutamento stabile; l’attuazione concreta del modello di “ospedale montano” previsto dalle normative vigenti; l’istituzione di una Azienda Ospedaliera Unica per gli ospedali montani, sulla base di un progetto già in studio coordinato dal dott. Tullio Laino; il rafforzamento della rete territoriale e l’integrazione tra sanità ospedaliera e medicina di prossimità. Molto sentito l’intervento dell’avvocato Caterina Perri, vedova di Serafino Congi, deceduto in ambulanza lo scorso 4 gennaio, che ha denunciato l’assenza di trasparenza da parte dell’ASP di Cosenza e il mancato accesso agli atti dell’indagine interna. La deputata Vittoria Baldino (M5S) ha sottolineato la necessità di interrompere la spirale di commissariamento e tagli, chiedendo un nuovo approccio che metta al centro i territori più fragili. Il docente Giovanni Iaquinta ha proposto la fusione amministrativa tra San Giovanni in Fiore e altri comuni dell’altopiano silano per rafforzare la rappresentanza e i servizi, mentre il giornalista Emiliano Morrone ha evidenziato il peso di vincoli nazionali (Patto di Stabilità, Piano di rientro) sulle carenze sanitarie e ha rilanciato la proposta di un modello ospedaliero ispirato all’esperienza virtuosa dell’Ospedale di Sondalo. Ampio sostegno è stato espresso anche dal Comitato “Sila Salute Bene Comune” e da altre realtà civiche e sindacali. Tutti hanno condiviso l’urgenza di unire le forze in un fronte trasversale, civico e istituzionale, per ottenere risposte concrete. La LACA ribadisce che non si tratta di una battaglia campanilistica, ma di un diritto umano e costituzionale. La difesa della sanità pubblica nei territori interni è una questione di giustizia, sicurezza e dignità. Siamo pronti a collaborare con tutte le realtà impegnate per un futuro in cui ogni cittadino calabrese, indipendentemente dal luogo in cui vive, possa contare su cure adeguate, tempestive e accessibili. L’associazione continuerà a promuovere iniziative sul territorio acrese e a sostenere il coordinamento intercomunale e interassociativo avviato a San Giovanni in Fiore: è già allo studio, infatti, una proposta di legge regionale LACA ad hoc per tutelare gli ospedali montani e le aree interne della Calabria.

La scure della regione si abbatte su Acri.

Dopo la pubblicazione del decreto 198 del 12 luglio scorso, abbiamo potuto constatare che tutti i nostri timori erano leciti. Abbiamo passato anni a cercare interlocutori in tutte le sedi istituzionali, ma purtroppo le nostre proposte sono rimaste inascoltate. L’ospedale di Acri viene notevolmente ridimensionato nelle sue potenzialità e peculiarità. Tra le altre, vengono ridotti significatamente i posti letto di 6 unità totali, vengono ridotte le attività di chirurgia, e post acuzie. L’ambulatorio di oncologia non esiste più. Eppure, da come viene fuori dal report sulle performance  Agenas (2021) e degli accessi alle prestazioni, confermavano che, nonostante Acri fosse un ospedale già in forte carenza sofferenza, soprattutto di personale, aveva un indice molto elevato rispetto al bacino di utenze in cui opera. Durante la diretta della trasmissione dI LaC news anche i sindaci dei paesi limitrofi ad Acri lo hanno affermato: il presidio ospedaliero Beato Angelo è un punto di riferimento per il comprensorio, più di Cosenza e di Corigliano-Rossano. Ora chiediamo ancora una volta a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione di unirsi insieme ai cittadini per formulare tutte quelle iniziative per fare si che il presidente Occhiuto riveda le sue posizioni sulla sanità pubblica, in particolare sulla posizione organizzativa del nostro ospedale dove merita sicuramente altro. Le zone di montagna/ disagiate non devono essere sempre mortificate e subire ridimensionamento dei servizi essenziali. La dove non ci si può curare dignitosamente inizia l’esodo (emigrazione sanitaria) di cittadini verso altre realtà meglio organizzate. Il nostro appello è rivolto a politici/ amministratori/ comitati/ associazioni, per stare dalla stessa parte  e formulare un’ unica proposta per la difesa dei cittadini ad avere cure sanitarie.

Energia pulita per tutti, ma a che prezzo?

Tra i molteplici scopi per i quali l’associazione L.A.C.A. è nata, c’è la difesa del territorio, intesa come protezione di quello che ci circonda, le bellezze naturali, paesaggistiche e l’ambiente in cui viviamo. Per tale motivo da sempre auspichiamo che si ricorra sempre di più all’installazione di impianti per la conversione di energia da fonti rinnovabili, anche in vista del raggiungimento degli obiettivi UE sulla transizione energetica entro il 2050. Questi impianti devono però potersi integrare con il territorio, senza deturparlo. La strada ci è stata indicata, e sono le tecnologie a basso impatto, per la creazione di comunità energetiche, in cui sono i cittadini che mettono in condivisione l’energia elettrica generata da piccoli impianti distribuiti sulle proprie abitazioni, ma anche da mini turbine idroelettriche da installare su nuovi bacini idrici, che aiuterebbero anche ad affrontare l’impellente crisi idrica all’orizzonte. Purtroppo constatiamo che la volontà politica di perseguire questo obiettivo manca all’attuale Amministrazione comunale acrese, che già da tempo ha deciso di permettere l’installazione di turbine eoliche su tutto il territorio acrese senza interpellare la popolazione. Il tanto sbandierato efficientamento energetico del territorio Comunale non è solo il rifacimento parziale dell’impianto di pubblica illuminazione, ma un insieme di operazioni che possono riguardare edifici pubblici, privati, complessi aziendali e attività e che permettono di contenere i consumi energetici, ottimizzando il rapporto esistente tra fabbisogno energetico (di luce e gas) e livello di emissioni: si tratta, in altri termini, di un insieme di buone pratiche che permettono di sfruttare le fonti energetiche in modo ottimale. Di questo non c’è la minima traccia nell’azione amministrativa, che potrebbe permettere la devastazione di un territorio, come purtroppo già avvenuto in altri comuni. Eppure i contributi per l’efficientamento energetico e lo sviluppo territoriale sostenibile in favore dei Comuni sono stati introdotti dal Decreto direttoriale 14/05/2019 del Ministero dello Sviluppo Economico, che destina finanziamenti tramite contributo a fondo perduto ai comuni. Il finanziamento aggiuntivo stanziato è stato pari a circa 497 milioni di euro. Ci chiediamo se la giunta Capalbo ne era a conoscenza? Cosa ha fatto in 6 anni per intercettare queste risorse? Perché aspettare che gli piovessero 700 mila “miseri” euro offerti a mò di questua l’Enel? Da oltre 20 anni è stata una corsa all’edificazione di parchi eolici su tutto il territorio nazionale, un business che ha generato profitti immensi, anche a pale ferme, ma solo per poche imprese, grazie agli incentivi più generosi del mondo, che ha dato solo qualche briciola agli agricoltori: un sogno ecologico finito male, spesso con l’ombra della mafia. La cosiddetta “green economy” impatta nella misura in cui questi impianti devono essere costruiti e poi dismessi, un po’ come avviene con le centrali elettriche tradizionali, per le quali è necessario un dispendio enorme di energia e di risorse, con consumo e inquinamento del suolo. Le amministrazioni passano, i danni al territorio restano. L’amministrazione Capalbo, con la modifica della delibera di consiglio n. 43 del 2012, ha di fatto eliminato un ostacolo alla speculazione, permettendo l’installazione oltre che di turbine eoliche anche di pannelli solari su terreni agricoli. Sta accadendo anche questo: alcuni “broker” (intermediatori) stanno ricercando terreni incolti, soprattutto in Sila Greca, da adibire ad impianti fotovoltaici: un’aberrazione! Noi diciamo convintamente NO al consumo del suolo, diciamo NO alla speculazione, diciamo NO alla devastazione del territorio.

Non fateci girare le pale!

È davvero incredibile quello che sta succedendo nell’ultimo periodo ad Acri, quasi non riconosciamo i nostri concittadini. Sembrano ormai rassegnati a questo stato di cose, quasi inerti, indifferenti, impassibili, solo saltuariamente un lamento di chi chiede un diritto che gli viene negato oppure fatto passare come favore. Eppure solo poco tempo fa c’erano ancora persone che volevano e si adoperavano per migliorare lo stato delle cose. Adesso osserviamo impassibili al depauperamento delle dei servizi sanitari, il CUP che non funziona, all’impossibilità di svolgere una semplice TAC o risonanza magnetica. Uffici pubblici chiusi: la GdF, l’Agenzia delle Entrate, l’INPS. La strada Acri La Mucone non percorribile per diverse ore al giorno, con cittadini che vengono multati. Mancanza di acqua nella case. Bollette alle stelle! Ora, dopo l’Eco distretto ora si parla dell’installazione alla Crista di pale eoliche, ma qualche privato in Sila (area MAB) si è portato già avanti nell’indifferenza generale. L’autorizzazione alla costruzione di questo impianto “mini eolico” silano è stata concessa dagli uffici comunali acresi nel 2021 quando era ancora in vigore la delibera di consiglio n. 43 del 2012, che l’Amministrazione Capalbo è corsa a modificare parzialmente nei giorni scorsi. Così gettando definitivamente la maschera, con buona pace delle ennesime promesse elettorali tradite: dicevano di voler intraprendere una vera e democratica transazione ecologica attraverso la creazione delle comunità energetiche, ma adesso si accontentano di una “mancetta” dall’ENEL, svendendo il territorio come volevano fare con l’eco distretto. Ovviamente ci sono in gioco una decina di milioni d’euro per i lavori connessi alla realizzazione delle opere, fitti di terreni, opere di movimento terra, lavori che sicuramente interessano a qualcuno…

Ed i cittadini subiscono e stanno a guardare.

Libera Associazione Cittadini Acresi.

Sanità? Tutto bene grazie!

Mentre il dibattito sulla Sanità a livello regionale è in pieno fermento, ad Acri Amministrazione e Direzione Sanitaria, fanno finta che vada tutto bene. Di Salute da noi non se ne deve parlare! Se non fosse per noi della Libera Associazione Cittadini Acresi, che ci battiamo da anni in favore del nostro nosocomio, sembrerebbe che le cose vadano bene, anzi benissimo! L’ospedale di Acri, ahi noi, è scomparso dall’agenda politica locale (non è che prima fosse in cima hai loro pensieri!), proprio nel momento in cui PNRR e investimenti regionali si stanno rivolgendo alle strutture chiuse o ridimensionate, ma anche ai piccoli ospedali ed a quelli di area disagiata. Ci siamo sempre opposti affinché il poliambulatorio di via Julia non venisse allocato presso i locali dell’ospedale, in quanto le due strutture offrono servizi sanitari di diversa natura. Ed in più, occupando gli spazi liberi dell’ospedale, saturandoli, ne è stato impedito di fatto il rilancio. Eravamo scettici sui tempi di conclusione dei lavori per l’adeguamento sismico della struttura del poliambulatorio, e purtroppo ancora una volta avevamo ragione noi in quanto gli stessi sono fermi dalla scorsa primavera, pare per errori progettuali. Dovevano passare 6-8 mesi ed invece sono passati oltre 2 anni, ma l’Amministrazione non ne vuole sapere di dare spiegazioni alla cittadinanza. Il Sindaco con delega alla Sanità tace volutamente sul fatto che di avere inguaiato definitivamente un ospedale che serve per curare i pazienti RICOVERATI ed OPERATI, i quali necessitano di assistenza h24. Il Sindaco nella conferenza dei servizi svoltasi lo scorso novembre, ha taciuto sulle decisioni prese in quella sede, ma molto probabilmente non c’era nulla dire in quanto lo stesso non ha ottenuto un bel niente per Acri. A questo punto ci chiediamo: qual’è la visione di questa amministrazione per il nostro ospedale? Che futuro attende il nostro nosocomio? Intanto riscontriamo una situazione più che critica per la struttura, al netto dell’emergenza Covid. Del reparto Chirurgia non vi è traccia, non si sa dove sia allocato e di come funziona. Le problematiche della donna ignorate. Dell’ambulatorio di ONCOLOGIA nessuna traccia, con tutti quei poveri pazienti che venivano serviti (anche dai comuni limitrofi) proprio nel nostro ospedale in modo eccellente, si devono arrangiare come meglio possono. La tanto decantata RMN, inaugurata in pompa magna, con stuoli di politici, è ferma da oltre un anno, mentre prima funzionava a singhiozzo. Del famoso primario di Medicina si sono perse le tracce. I 4 posti di dialisi non pervenuti. Le tre postazioni OBI (osservazione breve intensiva) di PS nemmeno l’ombra. Manca il personale sanitario – tecnico – amministrativo, più volte sollecitato dalla nostra associazione. Ma di questo non se ne deve parlare perché le cose vanno benissimo nel nostro (fù) ospedale. Noi, dal canto nostro continueremo l’azione di sensibilizzazione e di conoscenza sulle problematiche in materia di sanità pubblica, in un territorio montano e disagiato, in tutte le sedi istituzionali, affinché il nostro ospedale torni ad essere una struttura che risponda pienamente alla domanda di sanità dei cittadini, e non un semplice poliambulatorio come lo stà riducendo il nostro super assessore – sindaco di Acri.

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